La modernità di Sanremo passa anche da un nome che oggi torna al centro della memoria cittadina: Pietro Agosti. Questo pomeriggio, al Teatro dell’Opera del Casinò, l’incontro “La Sanremo di Pietro Agosti: memorie, immagini, suggestioni” ha riportato l’attenzione su una delle figure più decisive – e controverse – della storia locale, all’interno del ciclo “Casinò Culturae Festival” promosso in collaborazione con la Famija Sanremasca.
Un appuntamento che ha unito racconto storico e riflessione, con la partecipazione, tra gli altri, di Leo Pippione, presidente della Famija Sanremasca ed ex sindaco, Roberto Agosti, bisnipote dell’ingegnere, l’attore Gianni Modena e la storica dell’arte Federica Flore, chiamata ad approfondire il tema della Sanremo Liberty.
È stato proprio Pippione a tracciare il filo conduttore della giornata, partendo da una coincidenza significativa: “Siamo in un giorno vicino all’anniversario della sua scomparsa, il 29 aprile del 1930. Agosti rappresenta per la città un punto importante di riferimento perché ha portato Sanremo nella modernità, e questo va sottolineato”.
Una modernità che, secondo il racconto, passa da una scelta strategica destinata a cambiare il destino della città: il Casinò. “Lui ha puntato molto alle entrate straordinarie che sarebbero potute derivare dal Casinò – spiega Pippione – e quella operazione è stata il punto di svolta delle finanze comunali, che ha consentito di realizzare alcune grandi opere di cui ancora oggi usufruiamo”.
Da qui prende forma la “Sanremo di Agosti”, una città pensata per un turismo di qualità, capace di competere con la vicina Costa Azzurra. Nascono così infrastrutture e progetti ambiziosi: il campo da golf, tra i primi in Italia, il campo sportivo comunale, il progetto della funivia, il campo ippico. “Tutte realizzazioni molto importanti – sottolinea Pippione – ma anche interventi meno visibili che hanno dato una svolta di modernità alla struttura comunale”.
Un approccio che non si limitava alle opere, ma investiva anche il funzionamento dell’amministrazione. “Pensate al coraggio che ha avuto – racconta – quando decise di sciogliere il corpo dei vigili urbani perché insoddisfacente: tutti a casa e poi un nuovo concorso. Questo per dire il tipo di personaggio”.
Un amministratore rigoroso, convinto della propria onestà e della mancanza di interessi personali, ma proprio per questo capace di attirare opposizioni e inimicizie. “Questo sistema gli ha creato dei nemici”, ricorda Pippione, introducendo così il lato più oscuro della vicenda.
La fine di Agosti, infatti, resta uno dei passaggi più drammatici della storia cittadina. “La sua scomparsa è tragica – racconta – si è suicidato dopo essere stato messo in cattiva luce presso il governo”. Secondo la ricostruzione, alcuni gruppi locali, interessati a modificare la gestione del Casinò o a sostituirlo nella carica di potestà, avrebbero contribuito a delegittimarlo.
Il viaggio a Roma, il tentativo di essere ricevuto da Mussolini, il colloquio con il sottosegretario Arpinati e, infine, la decisione estrema. “Come faccio a tornare a Sanremo umiliato dopo quello che ho fatto per la città?”, avrebbe detto prima di togliersi la vita.
Un trauma collettivo, testimoniato da un funerale che segnò profondamente la città. “Hanno partecipato più di 20.000 persone – ricorda Pippione – una folla immensa, portato a spalla per tutta Sanremo”. Un momento che ha lasciato un segno nella memoria collettiva, fino a oggi. “Nei confronti di Agosti c’è come un sentimento di rimorso – aggiunge – perché era un personaggio che poteva dare ancora di più rispetto a quanto già aveva fatto”.
L’incontro ha così restituito una figura complessa: ingegnere, amministratore, protagonista dello sviluppo turistico e urbanistico di Sanremo, ma anche uomo al centro di tensioni politiche e personali. A lui si devono interventi determinanti come la copertura del torrente San Francesco, il tracciato ferroviario e numerosi progetti architettonici – da Villa Zirio al Palazzo Bellevue – oltre a opere realizzate anche fuori città, tra Genova, Nizza e Bussana.
Fondamentale anche il suo ruolo nel consolidamento del Casinò, reso pienamente operativo grazie al Regio Decreto del 1927, che trasformò il Kursaal in un polo di attrazione internazionale, non solo ludico ma anche culturale.



































