Un ritrovamento suggestivo e carico di significati simbolici arriva dall’alto corso del rio Merdanzo, dove è stata rinvenuta una scultura vulvare in pietra, accompagnata a breve distanza da un disco solare in arenaria parzialmente mutilo. A darne notizia è Andrea Eremita, che ha analizzato i reperti proponendo un’interpretazione legata ai culti antichi e alla simbologia della vita.
La scultura, delle dimensioni di 48 per 26 centimetri, presenta particolari anatomici evidenziati, mentre il disco solare misura circa 33 centimetri di diametro per 7 di spessore. Secondo Eremita, il ritrovamento richiama antiche rappresentazioni dell’organo riproduttivo femminile, simbolo universale di fertilità e generazione, già documentate in diversi siti archeologici europei e anche nell’area dei Balzi Rossi, nei pressi di Ventimiglia, con datazioni che risalgono al Paleolitico Aurignaziano.
L’interpretazione proposta sottolinea come tali incisioni non debbano essere considerate elementi provocatori o scandalosi, ma piuttosto espressioni simboliche legate al ciclo della vita, paragonabile all’acqua, elemento primario e generativo.
Per quanto riguarda la presenza dei due manufatti nel letto del rio, lo studioso richiama antiche pratiche diffuse in Europa, secondo cui oggetti di valore venivano deposti come offerte votive in prossimità di sorgenti, fiumi e laghi, nell’ambito del cosiddetto culto delle acque. In questa prospettiva, la deposizione della scultura vulvare e del disco solare potrebbe rappresentare un gesto rituale, un omaggio alla forza vitale condivisa da sole, acqua e fertilità.
All’analisi hanno collaborato anche Bruno Calatroni, Stefano Albertieri, Aldo Ummarino e Paolo Ciarma, contribuendo a uno studio che apre nuove riflessioni sul patrimonio storico e simbolico del territorio dell’entroterra ligure.


















