ELEZIONI AMMINISTRATIVE BORDIGHERA
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Politica | 03 aprile 2026, 07:14

Taggia, concessioni e balneari: lo scontro diventa politico, quanto può pesare sul voto del 2027

Dalla protesta in aula alle preoccupazioni sul futuro del settore: tra stime prudenti e scenari possibili, il caso demanio entra già nel dibattito verso le elezioni

Taggia, concessioni e balneari: lo scontro diventa politico, quanto può pesare sul voto del 2027

Non è solo una frattura istituzionale, ma un passaggio che apre una partita politica. Il confronto acceso andato in scena in Consiglio comunale sulle concessioni demaniali apre una questione più ampia, che va oltre il voto dell'assise e si proietta direttamente sul terreno politico ed elettorale. La protesta dei balneari, culminata con il duro sfogo in aula, rappresenta infatti solo la parte più visibile di un disagio più profondo, legato a una serie di interrogativi sul futuro del comparto.

Le preoccupazioni del settore. Al centro delle riflessioni dei concessionari non c’è soltanto il merito del bando, ma l’impatto complessivo che il nuovo assetto potrebbe avere sul tessuto economico locale. “Non si tratta solo di norme o procedure. Qui sono in gioco imprese, famiglie e un modello turistico costruito in decenni di lavoro”, sottolineano i rappresentanti del settore, evidenziando come il confronto avrebbe potuto svilupparsi in modo più condiviso. Le criticità individuate riguardano diversi aspetti strutturali. In primo luogo, il tema degli investimenti già realizzati, per i quali viene ritenuto non ancora pienamente definito un sistema di valorizzazione adeguato. A questo si aggiunge la questione dei criteri di valutazione, con un peso attribuito a componenti qualitative che, secondo i concessionari, potrebbe lasciare margini interpretativi rilevanti.

Un ulteriore nodo riguarda la sostenibilità economica complessiva, tra durata delle concessioni e oneri collegati, inclusi quelli legati ai parcheggi. Elementi che, nel loro insieme, vengono letti come fattori in grado di incidere sulla stabilità del settore e sull’attrattività del territorio. Ma la preoccupazione più politica riguarda il futuro assetto del comparto: il timore è che il nuovo sistema possa risultare meno accessibile per le realtà locali storiche, favorendo operatori con maggiore capacità finanziaria. Uno scenario che, se confermato, potrebbe modificare in modo significativo gli equilibri economici e sociali della città.

Il peso elettorale: numeri e influenza. Da qui nasce la domanda politica: quanto può incidere tutto questo sul voto del 2027? Le stime, in questa fase, restano prudenti e non ufficiali. In termini puramente numerici, si parla di un possibile impatto diretto compreso tra il 5% e il 7% dell’elettorato, con scenari più ampi – in caso di forte compattezza del comparto – che potrebbero arrivare a sfiorare l’8-10%. Numeri significativi, ma da leggere con cautela. Non tutto il consenso eventualmente “perso” si traduce automaticamente in uno spostamento verso un’altra parte: una quota può disperdersi nell’astensione o frammentarsi. Il vero elemento decisivo resta quindi la capacità del comparto di fare rete e orientare non solo il proprio voto diretto, ma anche quello dell’indotto.

Oltre i numeri: un blocco sociale. Il mondo balneare, infatti, non è composto solo dai concessionari, ma da un sistema più ampio che coinvolge famiglie, lavoratori stagionali e attività collegate. Un blocco che, nei contesti locali, ha una capacità di influenza spesso superiore al dato numerico puro. Per questo motivo, il segnale arrivato dall’aula – con toni duri e un richiamo esplicito alle prossime elezioni – assume un significato politico che va oltre l’episodio.

Una partita ancora aperta. Allo stesso tempo, la posizione dell’amministrazione resta ancorata a un principio: il percorso intrapreso non è frutto di una scelta politica discrezionale, ma di un obbligo normativo derivante dal quadro giuridico attuale. Un elemento che, nella lettura della maggioranza, dovrebbe limitare l’impatto elettorale dello scontro, riportandolo su un piano tecnico. Resta però da capire quanto questa narrazione riuscirà a essere percepita all’esterno.

Un fronte silenzioso ma presente. Accanto alla posizione espressa dal comparto balneare, esiste però anche un altro segmento di elettorato che guarda a questa fase con un approccio differente. Si tratta di cittadini che, da tempo, chiedono un maggiore equilibrio tra concessioni private e spazi pubblici, con una particolare attenzione al tema delle spiagge libere e dell’accessibilità del litorale. 

In questa prospettiva, il ricorso alle gare viene interpretato non come un elemento di criticità, ma come un passaggio necessario per superare assetti consolidati e aprire a una gestione più competitiva e trasparente. Un fronte meno visibile rispetto a quello dei concessionari, ma comunque presente e potenzialmente rilevante, che contribuisce a rendere il tema fortemente polarizzante sul piano politico. In questo equilibrio tra interessi contrapposti, il rischio – ma anche l’opportunità – per l’amministrazione è quello di trovarsi al centro di uno scontro tra due visioni diverse di sviluppo del litorale.

Verso il 2027. A oltre un anno dalle elezioni amministrative, è ancora presto per tradurre questo episodio in un effetto concreto sulle urne. Ma un dato è già evidente: il tema delle concessioni demaniali è destinato a restare al centro del dibattito politico cittadino. E, più dei numeri, sarà la capacità di costruire consenso – o di ricucire una frattura – a determinare il peso reale di questa vicenda nel percorso verso il voto e nei nuovi equilibri politici della città.

Andrea Musacchio

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