Quando la cultura incontra la partecipazione, i quartieri cambiano. E la Pigna di Sanremo, a distanza di dodici mesi, è forse l’esempio più evidente di come uno spazio possa trasformarsi, passando da zona critica a luogo vissuto, attraversato e raccontato con orgoglio. Le decorazioni floreali che si trovano nella "città vecchia" non sono solo un abbellimento temporaneo. Sono il segnale visibile di un cambiamento più profondo, che riguarda l’identità stessa del quartiere.
Un anno fa: tensione e degrado. Solo un anno fa, la situazione nel centro della Pigna era ben diversa. I residenti denunciavano una presenza costante di spaccio, episodi di microcriminalità e risse notturne che rendevano alcune vie difficili da vivere, soprattutto nelle ore serali. Una condizione che era stata raccontata più volte e che aveva portato anche l’amministrazione a intervenire con decisione. In quei mesi, il sindaco Alessandro Mager aveva parlato apertamente di una città “ostaggio di pochi balordi”, fotografando un momento delicato per il centro storico.
Il cambio di passo: sicurezza e presenza. Oggi, a distanza di dodici mesi, lo scenario è cambiato. Il primo elemento è stato il lavoro delle forze dell’ordine, con interventi mirati nei punti più sensibili del quartiere. La presenza costante della polizia locale, insieme ai controlli di polizia e carabinieri, ha permesso di ristabilire condizioni di sicurezza, restituendo spazi alla città e creando le basi per una nuova fase. Ma la sicurezza, da sola, non basta a trasformare un quartiere. Serve qualcosa in più.
La risposta della comunità. Quel qualcosa è arrivato dai residenti. Da chi la Pigna la vive da sempre, ma anche da chi è arrivato negli ultimi anni, portando con sé nuove energie e uno sguardo diverso. È qui che si inserisce il lavoro dei tanti gruppi attivi nel quartiere. Un’azione fatta di piccoli gesti, ma continui: decorazioni, cura degli spazi, installazioni artigianali. Non grandi opere, ma interventi diffusi, capaci di cambiare la percezione del luogo.
Colori, fiori e identità. Le scalinate si riempiono di colori, i terrazzi di fiori, le vie tornano a essere percorse e vissute. La Pigna cambia volto non attraverso un progetto calato dall’alto, ma grazie a una trasformazione dal basso. Via Palma diventa così uno dei simboli di questo processo. Le decorazioni floreali, pensate per il Festival, si inseriscono in un contesto più ampio: quello di un quartiere che ha deciso di riappropriarsi dei propri spazi.
Un esperimento sociale riuscito. Quello che sta accadendo nella Pigna può essere letto anche come un esperimento sociale. Spazi che erano stati progressivamente occupati dal degrado vengono restituiti alla comunità. Non con interventi straordinari, ma con strumenti semplici: presenza, cura, partecipazione. Le “armi” sono quelle più difficili da costruire, ma anche le più efficaci: passione, sacrificio e amore per il territorio.














