Ogni giorno, milioni di persone aprono app, cliccano su link, si connettono a reti Wi-Fi pubbliche e accedono ai propri account da più dispositivi. Queste abitudini sembrano innocue, ma costituiscono una combinazione di rischi che i cybercriminali sfruttano sempre con maggiore precisione.
Le abitudini digitali sotto accusa
Scorrere i social, acquistare online, seguire una serie in streaming o giocare su internet sono gesti ormai integrati nella nostra quotidianità. Ogni attività lascia, però, delle tracce digitali, richiede delle credenziali di accesso e avviene spesso senza che l’utente adotti delle misure di protezione consapevoli.
I numeri aiutano a capire la portata del fenomeno. In Italia, nel 2025, si è registrato un attacco informatico ogni cinque minuti, per oltre 116.000 incidenti nell’arco dell’anno, con una frequenza superiore del 17% rispetto alla media globale.
Il problema, nella maggior parte dei casi, non riguarda la tecnologia in sé, ma come la utilizziamo.
Social media e phishing: un binomio pericoloso
I social network sono diventati uno dei canali più efficaci per diffondere link di phishing. Può trattarsi di un messaggio che sembra inviato da un contatto fidato, di un’offerta inserita in un post sponsorizzato o di una notifica che replica l’aspetto di una banca o di un servizio conosciuto. Basta un attimo di disattenzione per consegnare le proprie credenziali nella mani di un truffatore.
Il phishing è così insidioso perché fa leva sulla fiducia e sulle abitudini, più che su falle tecniche. Si inserisce nei gesti quotidiani, li imita e li rende familiari. Anche chi si ritiene prudente può abbassare la soglia di attenzione nel momento meno opportuno.
Password deboli e riutilizzo degli account
Tra gli errori più frequenti, e più onerosi in termini di rischio, c’è il riutilizzo della stessa password su più servizi. I dati di Heimdal Security indicano che il 94% delle password viene impiegato almeno su due account. In pratica, una sola violazione può aprire l’accesso a decine di profili collegati alla stessa combinazione di credenziali.
Il fenomeno è confermato anche da Cloudflare, che rileva come il 41% degli accessi riusciti ai siti web avvenga tramite credenziali già compromesse. Un dato che dovrebbe far riflettere chi utilizza da anni la stessa coppia di email e parola chiave d'accesso. In Italia, secondo Tinexta Cyber, un attacco su tre prende avvio proprio da credenziali sottratte, segno che il problema non è teorico, ma strutturale.
I giochi online nel mirino
Gli account di gaming rappresentano un obiettivo ad alto valore per i cybercriminali. Al loro interno si trovano, infatti, metodi di pagamento salvati, dati personali e, spesso, valute virtuali accumulate nel tempo. Nel 2024, secondo Kaspersky, sono stati violati oltre 11 milioni di account legati al mondo del gaming.
Il dato diventa ancora più delicato se si considera che il 7% degli account compromessi su piattaforme come Roblox o Discord era registrato con email aziendali, creando un possibile punto di accesso ai sistemi interni delle organizzazioni. Un comportamento apparentemente marginale può, quindi, generare delle conseguenze ben oltre l’ambito ludico.
Per questo molti giocatori cercano una VPN gaming gratis per un periodo di prova per capire se è adatto come primo livello di protezione durante le sessioni online. La scelta può avere senso, purché si opti per servizi affidabili e con politiche no-log realmente verificabili, evitando soluzioni che rischiano di trasformare la tutela in un ulteriore fattore di esposizione.
Il rischio delle connessioni Wi-Fi pubbliche
Collegarsi a una rete Wi-Fi gratuita in un bar o in aeroporto è una comodità molto diffusa, ma che può comportare dei rischi concreti a livello di sicurezza. Molte di queste reti, infatti, non adottano adeguati livelli di crittografia e possono essere esposte ad attacchi man-in-the-middle, che permettono a terzi di intercettare password, dati delle carte di credito, nonché comunicazioni private.
A complicare il quadro c’è un’ulteriore minaccia. I criminali possono attivare hotspot fasulli con nomi credibili, quasi identici a quelli ufficiali del bar o dell’aeroporto, spingendo gli utenti a collegarsi senza sospetti. La connessione avviene in modo apparentemente regolare, ma tutto il traffico viene instradato attraverso un’infrastruttura sotto il controllo dell’attaccante, che può così intercettare dati e credenziali senza lasciare tracce.
Come ridurre il rischio nella pratica?
La buona notizia è che bastano pochi accorgimenti mirati per ridurre in modo significativo l’esposizione. Non servono competenze tecniche avanzate, ma solamente consapevolezza e qualche minuto da dedicare alle impostazioni giuste:
Usa password uniche per ogni account e gestiscile con un password manager dedicato.
Attiva l’autenticazione a due fattori su tutte le piattaforme che la supportano.
Evita acquisti, accessi bancari od operazioni sensibili mentre ti connetti a reti Wi-Fi pubbliche.
Controlla regolarmente se le tue credenziali sono state esposte in violazioni note, tramite servizi come Have I Been Pwned.
Utilizza una VPN, soprattutto in mobilità.
La sicurezza digitale non è materia per soli specialisti. Si costruisce ogni giorno attraverso comportamenti ordinari, e proprio per questo può essere rafforzata con scelte semplici, applicate con costanza.














