È un intervento duro e articolato quello di Vittoria Criscuolo, vicepresidente del Comitato “Pro-life insieme”, in risposta a Mia Arcigay relativo alla presa di posizione di Arcigay Imperia contro l’iniziativa del vescovo di Ventimiglia-Sanremo, mons. Antonio Suetta. Al centro della polemica, il gesto simbolico voluto dal presule: il rintocco quotidiano delle campane alle ore 20 in memoria dei bambini uccisi con l’aborto. Un’iniziativa che Arcigay ha contestato, ritenendola offensiva e ideologica.
Nella sua lettera, Criscuolo afferma di essere “profondamente colpita” dalle dichiarazioni dell’associazione, sostenendo che nel dibattito pubblico venga ignorato il dolore di molte donne che, dopo aver abortito, vivono conseguenze psicologiche gravi. Secondo la vicepresidente del Comitato Pro-life, il continuo richiamo al diritto sancito dalla legge 194 oscurerebbe gli effetti emotivi e psicologici dell’aborto, che emergerebbero nel lavoro di psicologi, sacerdoti e associazioni di sostegno alle madri. Criscuolo difende apertamente la posizione di mons. Suetta, affermando che il rintocco delle campane rappresenterebbe una memoria del dolore legato all’aborto e che negarne l’esistenza significherebbe, a suo avviso, “offendere le donne che soffrono”. Nel testo si arriva anche a definire la legge 194 “sbagliata”, ritenendo che lo Stato non sostenga adeguatamente le donne e non informi sufficientemente sulle alternative all’interruzione di gravidanza.
La lettera pone l’accento su strumenti poco conosciuti, secondo l’autrice, come il parto in anonimato, l’adozione e i sussidi economici a sostegno della maternità, oltre a una critica esplicita alla pillola abortiva RU486, descritta come causa di solitudine e sofferenza per le donne. Infine, il Comitato “Pro-life insieme” rivendica un approccio culturale e informativo, distante dalla protesta di piazza, con l’obiettivo dichiarato di garantire una “vera libertà di scelta”, fondata sulla conoscenza. L’appello conclusivo è a informarsi e documentarsi, affinché – scrive Criscuolo – “nessuna donna, dopo l’aborto, pianga dicendo: se avessi saputo”. La lettera si inserisce in un dibattito che continua a dividere l’opinione pubblica, tra diritti civili, libertà di scelta e visioni etiche e religiose profondamente contrapposte.
















