È cominciata all’alba di oggi la Maturità 2025, l’ultima grande prova prima del salto nell’età adulta per 524.415 studenti in tutta Italia – di cui oltre 500mila interni e più di 13mila esterni. Anche a Sanremo, come nel resto del Paese, le porte delle scuole si sono aperte presto: al Liceo Cassini e all’Istituto Colombo, i maturandi sono entrati alle 8.10/8.15 con lo zaino pieno di appunti, speranze e un pizzico di paura (inizio della prova alle 8.30). “L’emozione è tanta, non so cosa potrebbe uscire: speriamo bene”, hanno confidato due studentesse poco prima di varcare l’ingresso del Cassini.
In effetti, l’attesa era densa di incognite. È la maturità dell’intelligenza artificiale, che negli ultimi mesi ha cambiato il modo in cui si studia, si fa ricerca e persino si scrivono i temi. Ma è anche la maturità dei nuovi scenari globali, segnati da guerre, tensioni internazionali e sfide sociali che pesano sui pensieri degli studenti. E mentre fuori dalle aule infuriano i dibattiti sui Mondiali per Club e sui cambiamenti dell’istruzione, dentro le scuole si ritorna al classico: D’Annunzio, Pasolini, Montale, e forse – sperano in molti – anche Italo Calvino, l’autore di origine sanremese, più volte evocato nei corridoi. Una maturità “nuova” ma anche “vecchia”, con una struttura ormai collaudata: oggi la prima prova scritta di italiano, domani quella sulla materia d’indirizzo. Poi gli orali, il momento più temuto e spesso il più rivelatore.
Al Cassini, tra i liceali, si respira aria di tradizione, di quella che si ripete ogni giugno tra fogli protocollo, dizionari e sguardi nervosi. Al Colombo, istituto tecnico e professionale, la tensione si mischia a una certa concretezza: per molti, la maturità è il preludio all’ingresso diretto nel mondo del lavoro. Tra le tracce della prima prova: Paolo Borsellino e i giovani, il tema del rispetto, l’indignazione social e un approfondimento sugli anni Trenta. L’analisi del testo ha proposto due grandi autori del Novecento: Pier Paolo Pasolini e Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Maturità al tempo dell’AI e dei Mondiali, certo. Ma anche al tempo dell’attesa, dei dubbi, dei compagni di banco, della notte insonne prima della prima prova. Un rito collettivo che resiste al tempo, alle riforme e alle tecnologie.
E mentre le tracce scorrono sui banchi e le penne sui fogli, fuori dalle scuole ci sono famiglie, amici e professori a fare il tifo in silenzio. In fondo, anche quest’anno, la maturità è soprattutto questo: una prova per diventare grandi.


























