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Attualità | 11 novembre 2024, 15:10

Nasce la rubrica 'Botanicando': appunti di botanica e arboricoltura per appassionati e giardinieri a cura di Claudio Littardi

Periodicamente vi proporremo temi legati alla botanica, cercando di parlarne anche in chiave locale

Nasce oggi su Sanremo News la rubrica 'Botanicando', una serie di appuntamenti periodici, che proporremo per gli appassionati del settore ma anche per chi vuole conoscere l'argomento, attraverso le parole di un esperto, Claudio Littardi. Ex dirigente del settore giardini del comune di Sanremo, vi proporrà nel corso dei prossimi mesi argomenti legati alla botanica, che riguarderanno anche il verde della nostra provincia.

Anche se siamo a metà novembre, quando nei giardini di villa Ormond cogliamo una bella mattinata di sole, si vive una atmosfera quasi tropicale. Non è solo la mite temperatura a farci sognare, sono soprattutto le piante e i fiori che ci circondano. Ficus, palme, brugmansie, begonie, tulipani, lilium, araucarie, jacarande, carrubi, pini, rose, callistemon e aloe, ci fanno assaporare un’emozione esotica e vivere un viaggio immaginario fino ai continenti più lontani.  Osservare queste piante è come circumnavigare il mondo con la fantasia. Tutto questo è opera di un clima compiacente, ma anche di giardinieri che, nel tempo, si sono dedicati a coltivare e moltiplicare le più belle piante giunte d’oltremare.

Ai tempi dell’astrofisico Giovanni Cassini, l’elenco delle piante coltivate a scopo ornamentale a Sanremo e in Europa, era ben poca cosa. L’attenzione era rivolta quasi esclusivamente alle piante medicinali, commestibili, o utili per la cosmesi e la profumeria. Ma a cosa dobbiamo l’arrivo fino ai nostri giardini di tante piante ornamentali dagli angoli più remoti della Terra?  La risposta è una storia scritta dai sacrifici di uomini e donne intrepidi che, tra il XVIII e il XIX secolo si sono spinti oltre i confini del mondo, per cercare piante ancora sconosciute. Chiamati “cacciatori di piante”, erano prevalentemente botanici, naturalisti e giardinieri, ma anche esploratori, diplomatici, religiosi, missionari, mercanti, marinai, ufficiali, soldati, pirati, avventurieri o semplici appassionati. Con grande coraggio si sono avventurati, nel corso dei secoli, in giro per il mondo, attraversando territori inesplorati e impervi, affrontando innumerevoli disagi e pericoli, fino anche a trovarvi la morte.

L’obiettivo era di raccogliere e portare in patria bulbi, semi e nuove piante, non solo per studi scientifici, ma anche per avviare una redditizia imprenditoria orticola. Molte di queste piante, che oggi possiamo trovare facilmente in qualunque vivaio, vantano spesso storie e avventure straordinarie. Le difficoltà per portare in patria piante vive dalle terre d’oltremare erano enormi. I viaggi in nave duravano mesi, mancava spesso l’acqua dolce, mentre la salsedine le danneggiava e i topi di bordo mangiavano i germogli e i semi. È chiaro che la morte delle piante rendeva vani i sacrifici affrontati. Una soluzione venne trovata nel 1827 da un medico e botanico inglese, Nathaniel Ward. Da alcune osservazioni trasse la conclusione che molti inconvenienti si sarebbe potuto superare trasportando le piante chiuse in casse di legno, con sportelli di vetro sigillati e con del substrato umido sul fondo. In pratica una piccola serra portatile, maneggevole per essere facilmente spostata e capace di proteggere le piante. Fu una vera rivoluzione orticola. I contenitori furono chiamati Wardiancase e due di queste casse piene di felci native dell’Inghilterra vennero inviate in Australia. 

Dopo sei mesi, il carico botanico approdò nel porto di Sydney con tutte le piante ancora vive. Le casse furono così svuotate, pulite e nuovamente riempite con piante australiane destinate al vecchio continente. Il viaggio di ritorno, durato otto mesi superando Capo Horn, fu un successo. Le cassette di Ward furono poi usate da altri cacciatori di piante, come Joseph Hooker che spedì alberi dalla Terra del Fuoco in Inghilterra. Tra i “cacciatori” moderni vale la pena ricordare l’audace Sir H. Ernest Henry Wilson (1876-1930), soprannominato il “cinese”. Tra il 1881 e il 1900 introdusse dalla Cina migliaia di essiccate, centinaia di nuove specie e 7000 bulbi del prezioso giglio reale cinese, Lilium regale. Durante la spedizione quasi perse la vita sotto una valanga, ma si rifiutò di farsi curare e impose alla comitiva una marcia forzata. Dal Giappone tornò con 250 nuove azalee. Un altro intrepido avventuriero fu George Forrest (1873-1932) che portò a termine diverse spedizione di raccolta depredando molte piante rare, tra cui rododendri, gelsomini e camelie. Rispetto all’Inghilterra e ad altri stati europei, che nel XVIII secolo si adoperarono e investirono per la ricerca di nuove specie, i piccoli stati italiani di allora non avevano le risorse economiche e la propensione a organizzare delle missioni scientifiche.  Nel 1817, Giuseppe Raddi custode del Museo di Storia Naturale di Firenze partecipò ad una spedizione in Brasile. 

Con strumenti, libri, mappe geografiche, il botanico toscano si imbarcò per Rio de Janeiro, dove restò sette mesi e raccolse semi di circa 340 specie, con l'intenzione di farli germogliare una volta tornato in Toscana. Nell’Orto botanico di Firenze sono ancora oggi coltivate alcune specie di Begonia, compresa la popolarissima B. maculata Raddi, e un esemplare di Psidium guineense, discendenti da piante nate da quei semi portati da Raddi. Nel 1827 il botanico partecipò a una nuova spedizione nel Nord Africa, raccogliendo ben 450 specie. Colto da una violenta febbre cerco di ritornare in patria, ma durante il viaggio di ritorno morì sull’isola di Rodi. Il più importante botanico-esploratore italiano dell’Ottocento fu Odoardo Beccari (1843-1920). Il botanico fiorentino esplorò le foreste del Borneo e della Nuova Guinea, sfidando anche i predoni del Corno d’Africa. Il suo primo viaggio nel Borneo fu organizzato a titolo privato da Giacomo Doria di Genova. Qui rimase fino a che, ammalatosi di malaria, fu costretto a tornare a Firenze, ma presto ritornò nel Borneo e a Sumatra, dove scopri l’Amorphophallus titanum, il più grande fiore del mondo vegetale. Dai semi germinò una piantina che, trasportata ai Giardini di Kew, vi fiorì dopo undici anni. 

Sono tante le storie e tanti i nomi che si intrecciano in maniera più o meno rocambolesca tra i cacciatori di piante, uomini e donne che hanno fatto l’epopea delle piante d’oltremare e scritto pagine straordinarie della storia dell’esplorazione botanica. Non dimentichiamo che la maggior parte dei fiori e delle piante che hanno fatto grande la floricoltura devono la loro presenza a intrepidi cacciatori che sono andati a cercarle fin nei luoghi più remoti della Terra. Qui non può mancare il nome del famoso agronomo sanremasco Mario Calvino. Per chi volesse saperne di più sulla straordinaria epopea dei “cacciatori di piante”, mercoledì 13 novembre alla Federazione Operaia sanremese di via Corradi alle 17, Claudio Littardi e Alberto Guglielmi Manzoni terranno una conferenza su: I cacciatori di piante. L’evento è curato dall’Associazione culturale L’Uomo e il Pellicano.

Claudio Littardi

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