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Politica | 22 luglio 2021, 07:14

G8, Alixia Patri: "A Imperia con i Cantieri Sociali un embrione di quello che furono i Social Forum"

A 20 anni di distanza dalle proteste di Genova contro i grandi della terra la testimonianza di Alixia Patri, che ripercorre quei giorni dal punto di vista di chi li ha vissuti a partire da Imperia, nel periodo che li precedette

G8, Alixia Patri: "A Imperia con i Cantieri Sociali un embrione di quello che furono i Social Forum"

Il G8 che si è svolto Genova nel 2001, con tutto quello che ha significato in termini di proteste, elaborazione politica e repressione violenta del dissenso, è per tanti motivi un momento di snodo molto importante per la storia politica del nostro paese, e non solo. 

Oggi sono passati 20 anni da allora e sono molte le interviste, le ricostruzioni e gli eventi organizzati per analizzare, ricordare e discutere ciò che è stato e ciò che è rimasto, nel bene e nel male, di quel movimento che andava costruendosi allora, e della straordinaria violenza con cui le manifestazioni di protesta dovettero fare i conti. 

Nel suo piccolo Imperia, anche per la prossimità geografica alla sede del summit, è stata un importante crocevia organizzativo per il cosiddetto movimento no-global, e per molti aspetti anche un laboratorio politico capace di anticipare quel sincretismo di culture diverse e di differenti soggettività politiche che allora all'unisono rivendicavano il fatto che "un altro mondo è possibile".

Per ricordare quello che è stato abbiamo deciso di affidarci alla testimonianza di Alixia Patri, che ai tempi affrontò quelle giornate come militante del centro sociale occupato la Talpa e l'Orologio, storico spazio sociale imperiese attivo tuttora, anche se in una nuova sede. Oggi Alixia Patri non vive più a Imperia, ha due figli e un'esperienza di dirigente sindacale Cgil alle spalle, e tuttavia dimostra, come tanti, di aver lasciato a Genova un pezzetto di cuore.

"Affronto la vicenda del G8 dopo una militanza politica di lungo corso, il cui inizio risale agli anni del mio liceo, anche se ora più che di politica preferisco dire che mi occupavo di sociale, come faccio ancora - ricorda Alixia Patri -. Nel 2001 avevo 30 anni, e l'illusione di poter cambiare il mondo che mi guidava cominciava già un pochino ad affievolirsi; però sicuramente lo slogan 'un altro mondo è possibile' rispecchiava in pieno il mio modo di vedere le cose. Forse in realtà lo rispecchia ancora, e in questo senso trovo adeguata la frase che accompagna questo ventennale, 'un altro mondo è necessario'. Allora pensavamo il cambiamento solo praticabile, mentre oggi ci rendiamo conto che è necessario, anche se abbiamo più difficoltà a trovare i modi di incidere sulla società: pensiamo anche solo all'emergenza climatica e, per stare alla cronaca recente, a quello che è successo in un paese evoluto come la Germania". 

"Allora - prosegue Patri - frequentavo La Talpa e l'Orologio, e idealmente mi sento di fare sempre parte di quel collettivo, anche se ora la vita mi ha portato a fare altro. Le diverse esperienze politiche a Imperia avevano anticipato molte questioni che da lì a poco avrebbero caratterizzato la stagione culminata con il G8 di Genova. Negli anni precedenti avevamo costruito un'esperienza molto bella, che si chiamava 'Cantieri Sociali', nata dalla liberazione dell'area del Prino allora occupata da alcune caserme militari in disuso. Là avevamo costituito un gruppo di associazioni e di persone che volevano destinare la zona a un uso differente, e per un momento avevamo assaporato la possibilità di riuscirci; speravamo di evitare che la zona fosse preda di una speculazione edilizia: volevamo che si costruisse qualcosa per la città come un parco, un'area attrezzata per concerti e convegni, una ludoteca, un centro sociale. I temi che riempivano la nostra discussione erano in parte anticipatori di questioni oggi molto attuali, a partire dal tema ecologico, della sostenibilità ambientale e di un turismo rispettoso dei luoghi. In quell'esperienza entrarono associazioni e soggetti molto diversi, come poi successe nel movimento che scese in piazza a Genova: la Talpa, l'Arci, una parte del mondo cattolico come l'Aifo, gli Scout. Si lavorò lì per alcune estati, dopo di che tutto finì; ma in effetti -si può dire- quell'esperienza fu un embrione di ciò che poi diventarono i Social Forum. Noi siamo dunque arrivati al G8 con una nostra esperienza imperiese del tutto particolare".

"Un contributo insostituibile a questi processi è certamente da riconoscere a Marco Beltrami - storico militante e fondatore della Talpa e L'Orologio oggi scomparso -. Per lui la visione che sottostava alla creazione dei 'Cantieri Sociali' era proprio una forma mentis: Marco era in grado di mettere in sinergia storie politiche diverse trovando la chiave giusta per la collaborazione,  vivendo i momenti politici in maniera inclusiva, conviviale. Era lui in realtà che partecipava agli incontri a livello nazionale e internazionale, mentre noi vivevamo queste situazioni fondamentalmente attraverso di lui. Marco aveva una maniera di vedere il mondo che spesso sembravano anche noi utopica, ma che poi riusciva a realizzare a molti livelli: fra le altre cose bisogna ricordare che ha fatto parte di un organismo consultivo del Governo per l'allora ministra Livia Turco, in relazione alle politiche giovanili. Importanti furono anche  interviste su 'la Repubblica' e su una rivista che si chiamava 'Carta', dove era stato intervistato insieme a personaggi di primo piano nella politica nazionale, come Fausto Bertinotti".

"La cosa interessante è stata questa capacità di interagire e rispettarsi fra aree culturali e politiche sostanzialmente differenti - spiega Alixia Patri -; al G8 si è partecipato manifestando in maniera differenziata, mentre prima nelle manifestazioni c'era generalmente una connotazione più omogenea. In quel caso invece confluirono in un unico progetto politico soggettività diverse che hanno saputo collaborare: questo in effetti è avvenuto anche nei mesi precedenti al summit, durante i quali si è sviluppata una forte aspettativa attorno alle discussioni che si facevano rispetto a temi di grande portata, come gli effetti della globalizzazione e del modello economico neoliberista. Allora si affrontarono, e precipitarono anche sul territorio imperiese, discussioni di portata mondiale come l'avvento degli ogm, con il contributo di movimenti e studiosi da tutto il mondo".

Tuttavia questo processo di elaborazione ha poi dovuto fare i conti con la piazza, che, salvo per il corteo del 19 luglio, si tramutò in una delle pagine più nere della gestione dell'ordine pubblico del nostro paese. Si pensi alle vicende della scuola Diaz, alle torture nella caserma di Bolzaneto, alla morte di Carlo Giuliani, e ai pestaggi indiscriminati di manifestanti per lo più inermi, ma anche alle devastazioni che colpirono Genova, a opera per lo più di piccole frange denominate Black Block, rispetto alla cui genuinità come manifestanti non si è mai smesso di discutere. Si trattò di uno shock enorme, che in qualche modo mise in crisi quel processo di condivisione fra soggetti diversi della necessità di cercare rimedi ai guasti del mondo e alle ingiustizie, che certamente da allora non sono diminuite.

"L'attenzione prima delle manifestazioni era tutta tesa a elaborare delle visioni per il mondo di domani - prosegue Patri -. Dopo il G8 invece siamo stati tutti schiacciati dalla retorica della violenza, dalla quale negli anni '90 i movimenti avevano tentato non senza fatica di liberarsi, anche per sfuggire dalla logica lotta-repressione-lotta alla repressione. Alla fine, del pensiero che avevamo elaborato, nei media è rimasto poco, mentre l'attenzione andava rivolgendosi tutta sulla vetrina rotta e sullo scontro fisico. Non che fosse sbagliato dare anche queste notizie, ma noi cercavamo proprio di evitare un simile esito, inutilmente".

Gli anni immediatamente successivi al G8 non furono immediatamente periodo di riflusso dalla politica (pensiamo alla manifestazione per la tutela dell'articolo 18 a Roma o quella, sempre nella capitale, contro la guerra in Afghanistan con milioni di persone in piazza), ma si era comunque rotto qualcosa nelle speranze di tanti e nella possibilità di costruire reti di partecipazione. "La crisi economica del 2008 è stato il momento in cui abbiamo vissuto una desertificazione del quadro politico, poiché non siamo più stati in grado di coinvolgere i giovani e di creare un cambio generazionale - conclude Patri -. Con la crisi economica sono emerse tensioni sociali, che sono state gestite non in chiave di solidarietà, ma creando la figura del nemico esterno: pensiamo, in questo senso, alla questione dei migranti nel nostro paese. In ogni caso, se 20 anni fa un altro mondo era possibile, è proprio vero che oggi è diventato necessario: per capirlo basta guardare alla questione climatica".

Carlo Ramoino

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