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Attualità | 13 luglio 2021, 07:11

Aggressioni a escursionisti e turisti da parte dei cani pastore in provincia di Imperia: come minimizzare i rischi e fronteggiare le emergenze

Si tratta di un problema annoso che si presenta nelle zone battute dai turisti della montagna dove pascolano le greggi, vigilate da cani, generalmente maremmani

Aggressioni a escursionisti e turisti da parte dei cani pastore in provincia di Imperia: come minimizzare i rischi e fronteggiare le emergenze

Con il ritorno della bella stagione e del caldo le Alpi Marittime si ripopolano di turisti ed escursionisti, che non di rado attirano l'attenzione dei cani pastore messi a guardia delle greggi, anche in prossimità delle strade asfaltate; in qualche occasione poi questi animali, si avvicinano minacciosi alle persone mossi dal loro istinto di protezione del branco, fino ad arrivare a compiere vere e proprie aggressioni, anche se per fortuna si tratta di episodi piuttosto rari.

Il fenomeno non è certo una novità nelle zone montuose a ridosso del confine fra Liguria e Piemonte, e anche quest'anno emergono attraverso i social network testimonianze di persone che hanno avuto esperienze spiacevoli e potenzialmente pericolose con questo genere di cani; in particolare le ultime segnalazioni parlano di incontri spiacevoli nella zona del passo del Tanarello, anche in danno ai motociclisti, ma negli anni episodi simili sono stati segnalati soprattutto più ad alta quota, in particolare nella zona di Viozene e del monte Mongioie.

Questi animali sono una delle difese più efficaci contro la predazione del bestiame da parte dei lupi che vivono sulle nostre montagne, e salvo alcuni specifici casi che possono presentare criticità comportamentali, con un corretto addestramento da parte del pastore e un comportamento avveduto da parte di passanti, escursionisti e motocilisti, questi cani non rappresentano un grave pericolo.

Per capire come comportarsi nelle zone frequentate dal bestiame, o comunque nelle aree battute dai cani pastore, abbiamo chiesto il contributo di Valentina Borgna, tecnico faunistico che lavora per il Comprensorio Alpino Cuneo 5, per l'Ambito Territoriale Caccia imperiese e per il Parco Naturale Alpi Liguri.

"Esistono due generi di cani che lavorano con il bestiame, quello da lavoro e quello da guardiania, e generalmente quelli che possono tenere comportamenti ostili alle persone sono quelli da guardia, spesso maremmani dal pelo bianco e dalle grosse dimensioni - spiega la dottoressa Borgna -. Occorre sapere che questi animali hanno nella loro genetica una sorta di doppio comportamento: da una parte discendono dai lupi, da cui traggono l'istinto di difesa del branco, del territorio e del loro status, mentre dall'altra parte i maremmani tendono a identificarsi con il gregge grazie a feromoni e odori, nonché al loro pelo che in effetti ricorda per il colore quello delle pecore. Il cane da guardiania sta quindi nascosto all'interno del gregge e ne esce solo qualora qualcosa di esterno venga percepito come una minaccia. I cani da lavoro invece, generalmente border colly o meticci, hanno il compito di far spostare il gregge e mantenerlo unito, ruolo che svolgono a stretto contatto con il pastore: diversamente i maremmani rimangono sempre con gli animali e quindi sono spesso meno controllabili".

Ma quali sono quindi i comportamenti da mettere in atto per minimizzare il rischio di essere percepiti come potenziali predatori? "Va premesso che i pastori dovrebbero sempre mettere dei cartelli che avvisano le persone della presenza delle greggi, proprio per evitare potenziali problemi, ma in ogni caso ci sono diverse accortezze che si possono mettere in campo per evitare brutte esperienze - chiarisce Valentina Borgna -. La prima norma comportamentale è certamente non avvicinarsi alle greggi al pascolo, ma se malauguratamente i cani pastore ci hanno percepito come una minaccia non bisogna in nessun modo manifestare ostilità verso gli animali, occorre muoversi senza scatti, non fissare negli occhi i cani e cercare di allontanarsi dal gregge modificando il proprio tragitto, senza andare direttamente incontro agli animali".

"Dobbiamo ricordarci comunque che la montagna è di tutti - conclude la dottoressa Borgna - e l'attività della pastorizia è un vero presidio di difesa per la biodiversità delle nostre montagne, della quale si giovano flora e fauna: grazie a una corretta consapevolezza di tutti si possono evitare problemi e tutelare la sicurezza delle persone".

Carlo Ramoino

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