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Cronaca | 13 maggio 2021, 07:11

Sanremo: cambia la cottura di alcuni piatti e alla mensa della scuola di San Pietro monta la protesta, la ‘Camst’ pronta a fare un passo indietro

“Sovente i bambini fanno la fame” dichiarano dalla scuola; “Pronti a tornare sui nostri passi se la modalità non incontra il favore dei piccoli consumatori”

La scuola di San Pietro

La scuola di San Pietro

Con la ripresa della scuola in presenza tornano alla luce alcune problematiche che, giustamente, fino a qualche mese fa sembravano secondarie.

Dalla scuola di San Pietro, sulle alture di Sanremo, arrivano alla nostra redazione le lamentele per il servizio mensa che, a quanto pare, ha subìto un peggioramento da quando l’azienda titolare dell’appalto (attualmente in deroga e in attesa di una nuova gara), la ‘Camst’ di Villanova di Castenaso in provincia di Bologna, ha optato per una nuova modalità di cottura. Pare, infatti, che alcuni secondi non vengano più preparati in loco dalle cuoche nella cucina della scuola, ma siano trasportate dall’azienda precotte nelle cucine di via Panizzi. E il trasporto fino a San Pietro influirebbe non poco sulla qualità.

La ‘Camst’ - ci dicono dalla scuola di San Pietro - ha deciso di non far più preparare i pasti nella funzionante cucina della scuola, ma di ‘dimagrire’ le ore di lavoro delle cuoche a favore del servizio di cibo trasportato proveniente dal centro cottura di via Panizzi. Tutto questo non ha giovato alla qualità del cibo”.

Stando a quanto riferiscono dalla scuola di San Pietro, pare che il cibo trasportato sia spesso arrivato in ritardo e stracotto a causa del vapore condensato nei recipienti durante il viaggio dal centro di Sanremo.

Sovente i bambini fanno letteralmente la fame, il buono costa 4,50 euro al giorno e molte volte pranzano solo con un panino di 40/50 grammi - aggiungono da San Pietro - la qualità del cibo non è buona e anche gli amati bastoncini di pesce hanno l’interno non bianco, ma di un colorito non certo invitante. Sappiamo bene che le mense di comunità non sono ristoranti a tre stelle Michelin, ma laddove esiste una cucina in una scuola va usata e non chiusa. Mangiare un pasto decente è un diritto di ogni bambino”.

Abbiamo, quindi, contattato l’azienda per avere una replica. “Non abbiamo ridotto il numero di ore della cuoca e rispetto alla modalità del servizio è cambiato nulla - dichiarano dalla ‘Camst’ - alcune preparazioni le facciamo all’interno della scuola, altre invece le portiamo dalla cucina centralizzata. Negli ultimi 10 giorni abbiamo provato a cucinare dei secondi piatti nella cucina centralizzata per poi portarli a scuola, si tratta di piatti come lo spezzatino che ha tempi di cottura più lunghi. Avevamo pensato di fare una cosa positiva ma se questa modalità non incontra il favore dei piccoli consumatori siamo pronti a tornare sui nostri passi”.

Da parte della ‘Camst’ c’è, quindi, la piena disponibilità nel calibrare nuovamente il servizio in base al gusto dei loro piccoli clienti.

Pietro Zampedroni

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