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Attualità | 11 ottobre 2020, 07:21

"Target": le persone e le aziende che contano in provincia di Imperia. I 115 anni del Caffè Piccardo fra celebrità e storia al limite tra manoscritti e realtà

Il Caffè Piccardo divenne, e rimane ancora oggi, un'istituzione dove venivano prese decisioni politiche, di affari ed economia internazionale tra note di caffè e il profumo dei dolci come coreografia.

"Target": le persone e le aziende che contano in provincia di Imperia. I 115 anni del Caffè Piccardo fra celebrità e storia al limite tra manoscritti e realtà

Ci sono luoghi del cuore a cui leghiamo ricordi e attimi di vita: un caffè lungo pochi minuti che si fa spazio nella memoria e vi rimane anche dopo 115 anni.

Alla fine del 1800 il locale più rinomato di Parigi era “Le deux Magots”, dove gli abituali frequentatori altri non erano che dei celebri quanto squattrinati artisti: Paul Verlaine, Arthur Rimbaud, seguiti qualche decennio dopo da Jacques Prevert, Pablo Picasso e l'immancabile presenzialista Ernest Hemingway, tra gli altri.

A pochi anni di differenza, nel 1905, e non nella Ville Lumiere bensì in quella che all'epoca era conosciuta come la città dell'olio, Oneglia, il genovese Giacomo Piccardo assieme alla sorella Teresa aprirono L'Ideal Bar che nel 1910 cambiò nome in Splendid e a cui venne affiancata la Pasticceria Genovese; nel 1929 confluirono in un'unica struttura. Da quel momento il “Caffè Pasticceria Piccardo” divenne il “salotto” di piazza Dante, frequentato dall'elite della belle époque tanto da far creare il mito che non potesse entrarvi chi non fosse laureato. “Una diceria dell'epoca” smentisce sorridendo Maria Teresa che oggi assieme alla sorella Carla continuano la tradizione della loro famiglia.

Il Caffè Piccardo divenne, e rimane ancora oggi, un'istituzione dove venivano prese decisioni politiche, di affari ed economia internazionale tra note di caffè e il profumo dei dolci come coreografia. Qui venne installato il primo telefono della città e collocata una delle prime televisioni: darsi appuntamento da Piccardo allora, come oggi rappresentava un rito.

Un ritrovo per uomini d'affari, scrittori, poeti, persone amanti della discrezione sebbene con alcune eccezioni. Il locale e i suoi mobili in stile umbertiano sono stati testimoni di storie particolari, al limite fra il manoscritto di un libro e la realtà.

Il Caffè Piccardo rimane il locale dove Benito Mussolini, al tempo sconosciuto maestro alla scuola Ulisse Calvi, ricevette un rifiuto e, pare, un ceffone da Teresa, per un complimento troppo azzardato. Lo stesso locale in cui il 19 marzo del 1946 Fausto Coppi, in vantaggio sugli avversari della Milano Sanremo, si fermò a prendere un caffè 'in volata'.

Pochi anni dopo trovò rifugio nel salotto di Imperia una delle coppie più romantiche e travagliate dello spettacolo, in fuga da una tempesta che minacciava il loro yacht: Elizabeth Taylor e Richard Burton.

Chissà se alcune delle pagine firmate da Italo Calvino, frequentatore fisso del Caffè Piccardo, sono state ispirate da quell'atmosfera fiera e allo stesso tempo accogliente; chissà se il Presidente Sandro Pertini avrà trovato ispirazione per le sue scelte fra un caffè e l'altro. Sono passati decenni da quando l'idea di Giacomo e Teresa passò ad Ambrogio, da quando negli anni'50 un gemellaggio lo legò ad un altrettanto celebre locale della Riviera “Il caffè Roma” di Alassio.

Negli anni sono cambiate tante cose, Oneglia è diventata Imperia, la città dell'olio è diventata un'altra realtà ma da Piccardo il tempo sembra essersi fermato. Ogni Natale il profumo del panettone genovese invade il laboratorio di pasticceria, gli artisti e gli scrittori continuano a trovare ispirazioni fra mogano e caffè e con la discrezione che la contraddistingue, la famiglia Piccardo è entrata a far parte dei locali storici d'Italia.

Pagine di giornali, trasmissioni, menzioni ufficiali ed ufficiose in libri e racconti sono state dedicate al Caffè e negli anni le celebrità continuano a sceglierlo come ispirazione: da Andrea Pinketts a Massimo D'Apporto. Andrea Carlo Cappi e Alfredo Castelli lo hanno inserito nel loro “Codice dell'Apocalisse” in cui Martin Mystere raggiunge insieme all'assistente Java il Caffè Piccardo a Imperia mentre indaga su una misteriosa setta satanica: qui il detective dell'impossibile incontra Marco Vallarino che tutto è fuorché un personaggio di invenzione ma reale giornalista, scrittore e proprietario del Caffè.

La storia, il sapore delle tradizioni, la vita di tante persone che si sono incrociate per destino o per caso sono il Caffè Piccardo dove da 115 si fa la storia di Imperia.

 

Stefania Orengo


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