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Attualità | 13 agosto 2020, 07:31

Ventimiglia: non si placa l'invasione dei cinghiali nelle campagne, i proprietari "Serve affrontare seriamente il problema" (Foto)

"La situazione non è più tollerabile e chi amministra il territorio deve avere il coraggio di legiferare per risolvere il problema delle intrusioni dei cinghiali nelle aree antropizzate".

Ventimiglia: non si placa l'invasione dei cinghiali nelle campagne, i proprietari "Serve affrontare seriamente il problema" (Foto)

Una nostra lettrice di Ventimiglia, Modesta Guglielmi, ci ha scritto (inviandoci anche una serie di foto) per evidenziare i gravi danni provocati nelle campagne della città di confine e dell’immediato entroterra, dall’invasione dei cinghiali:

“Fino a trent’anni fa imbattersi in un cinghiale era da considerarsi un evento più unico che raro, infatti per trovarne qualcuno bisognava recarsi in boschi impervi e poco frequentati dalle persone. Purtroppo la situazione è cambiata e, specie negli ultimi anni, incontrarli a Ventimiglia è diventata consuetudine. Con sottovalutazione per l’impatto negativo sul territorio ligure, circa tre decenni fa questa specie di ungulato fu allevata in cattività e introdotta per soddisfare i possessori del permesso venatorio. Questi esemplari, privi di predatori naturali che ne potessero contrastare l’espansione, negli anni hanno dimostrato di essere in grado di proliferare con particolare rapidità in tutto il territorio intemelio”.

Con il numero in costante espansione è inevitabile che i cinghiali, venendo in competizione fra loro, abbiano la fisiologica necessità di colonizzare nuovi spazi, finendo per adattarsi anche alle porzioni di territorio densamente popolate. Di questa drammatica situazione a farne le spese maggiori è ovviamente il settore agricolo, i terreni sono regolarmente razziati da branchi di cinghiali affamati. Oltre che alle colture, il comparto agricolo subisce anche danni ingenti ai terrazzamenti e agli impianti installati a causa della veemenza con cui gli animali scavano il terreno alla ricerca di cibo. Per l’eccezionale capacità di scavare propria di questi maiali selvatici risulta difficoltoso mantenere le recinzioni integre nelle fasce con i muri a secco e, per contenere le intrusioni negli appezzamenti, i coltivatori devono provvedere a una costante manutenzione che risulta tanto più dispendiosa e faticosa quanto più i limiti di proprietà sono vasti e frastagliati.

Sovente per rimediare ai danni prodotti in una singola notte alle sistemazioni dei terreni occorrono numerose giornate lavorative; nel caso di danneggiamento delle radici nelle piantagioni perenni ci possono volere anche parecchi anni per ritornare in una fase di costanza produttiva. I cinghiali sono animali onnivori che, oltre a danneggiare il settore agricolo, stanno anche distruggendo la fauna locale rappresentata da piccoli mammiferi, come il porcospino o lo scoiattolo rosso, e numerosi rettili, come i ramarri, i gechi, le rane e le bisce. Essendo i cinghiali anche voraci predatori di uova, danneggiano pure le specie di uccelli che nidificano a terra e sugli arbusti. Se un tempo era frequente avvistare in campagna, ad esempio, un ramarro intento a prendere il sole su una pietra, risulta ormai da anni un’impresa pressoché impossibile trovarne uno. Stante la situazione venutasi a creare negli ultimi decenni, è molto probabile che le nuove generazioni non ne abbiano mai visti. Al contrario gli avvistamenti di gruppi di cinghiali nei pressi degli insediamenti umani sono diventati eventi troppo frequenti che suscitano ancora un po’ di scalpore nel caso rovinino le aiuole dei giardini Tommaso Reggio, camminino tra le auto in corso Limone Piemonte o razzolino tra i tavoli del McDonald’s ma che non interessano nessuno se avvengono nelle campagne e nei giardini collocati nelle frazioni.

“A causa della rimozione della recinzione da parte del Comune per realizzare lo svincolo nei pressi del Ponte di Bevera – prosegue Modesta Guglielmi - voluto dall’ex sindaco dott. Enrico Ioculano, le intrusioni degli ungulati sono diventate molto frequenti anche nel cortile di casa. Trovarsi, come accaduto tempo fa, al calare delle tenebre a tu per tu con un grosso cinghiale che grugnisce nel giardino non è stata una cosa simpatica. Ho sperato di non incontrane più ma purtroppo ciò non è avvenuto, nel giro di una settimana a Calvo, in campagne diverse distanti fra loro, per ben due volte sono stata sorpresa in pieno giorno da femmine di cinghiale con prole al seguito; il primo incontro ravvicinato è avvenuto a metà di una stretta scalinata che da accesso ai terrazzamenti di una proprietà collocata sopra Via Domenico Tempesta, mentre il secondo in un terreno posto a ridosso delle case situate nella parte alta di Calvo.  Di tanto in tanto vengono fatte le segnalazioni dei danni in Regione per la richiesta di battute di caccia straordinarie ma queste non bastano, togliere sporadicamente uno o due esemplari dal territorio non sortisce infatti alcun effetto”.

“Nel corso di un sopralluogo un incaricato della Regione giunto per valutare i danni agricoli su una proprietà condotta da me e da mio marito – va avanti la nostra lettrice - mi ha suggerito di abbandonare la campagna perché essendo circondata da un bosco è destinata a subire continue intrusioni. Questa non mi pare una soluzione sensata, infatti stante questa logica dovrei abbandonare anche il giardino con annessa la casa dove risiedo. È mia ferma convinzione che fin quando non si risolverà il problema con opportuni provvedimenti da parte di chi ne ha la competenza episodi come quello che ha causato la caduta di uno scuterista e del suo piccolo passeggero in Via Maneira, non molto distante da casa mia, non rimarranno casi isolati. Come accaduto per gli incendi boschivi, che nel periodo estivo divampavano puntualmente nei fine settimana, chi ne ha l’autorità e le competenze dovrebbe affrontare il problema del numero eccessivo di ungulati intervenendo alla fonte. La situazione non è più tollerabile e chi amministra il territorio deve avere il coraggio di legiferare per risolvere il problema delle intrusioni dei cinghiali nelle aree antropizzate. Se c’è qualcuno che vorrà farsi carico del problema per risolverlo e non per meri fini propagandistici sarò lieta di mostrare sul posto i danni arrecati alle proprietà coltivate. Benché le foto non rendano l’idea come le visite di persona, riporto di seguito alcune fotografie che mostrano gli effetti dell’attività di scavo particolarmente veemente dei cinghiali”.

Carlo Alessi

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