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Attualità | 08 marzo 2017, 11:12

#8marzo: Festa della donna per un giorno, ma nel resto dell'anno? I numeri del centro antiviolenza della provincia di Imperia

Abbiamo analizzato i numeri con la dott.ssa Martina Gandolfo, responsabile dei centri antiviolenza dislocati ad Imperia, Sanremo e Ventimiglia. Ecco cosa è emerso

#8marzo: Festa della donna per un giorno, ma nel resto dell'anno? I numeri del centro antiviolenza della provincia di Imperia

8 marzo, Festa Internazionale della Donna ma anche in provincia di Imperia, ci sono numeri che dovrebbero far riflettere, quelli del Centro Antiviolenza. Non solo mimosa per questa giornata ma rispetto tutto l’anno. E’ questo il messaggio che si legge più spesso sui social network in quella che dovrebbe essere una giornata di Festa.

Nel 2016 sono state 90 le donne seguite dai tre sportelli provinciali antiviolenza. Si tratta di strutture presenti ad Imperia, Sanremo e Ventimiglia. E’ proprio nella città dei fiori che emerge il numero maggiore di casi. Sono state ben 44 le donne che hanno deciso di seguire un percorso di aiuto con il Centro.

Chi chiede aiuto al centro antiviolenza, è di solito una madre con figli, tra i 39 ed i 59 anni. Gli episodi nascono tra le mura domestiche, in primo luogo dal partner che a volte picchia la compagna o la moglie, ma che sempre più spesso attua una violenza psicologica sulla vittima. A volte invece si tratta di un ex compagno o dell’amico. In questi casi si passa dallo stalking al cercare di attuare forme di controllo morboso sulla vita della donna.

Rispetto all’anno passato i numeri sono stabili. Nel 2015 erano stati registrati 94 casi. C’è ancora molto da fare e non bisogna abbassare la guardia. La conferma arriva dalla Dr.ssa Martina Gandolfo, coordinatrice a livello provinciale: “Non bisogna aver paura a rivolgersi al Centro Antiviolenza. Tante volte queste donne hanno timore per loro ma soprattutto per i loro figli. C’è la preoccupazione che rivolgendosi al centro si possano perdere i figli o essere considerate delle cattive madri. Bisogna di tutelare queste donne mettendo una protezione intorno a loro. Le donne che si rivolgono ai centri antiviolenza non sono mai lasciate da sole. E’ importante far capire che c’è sempre una rete di persone preparate e pronte a sostenerle in un percorso difficile e lungo che nei casi più gravi porta alla separazione dal partner. Spesso nelle situazioni più complesse coinvolgiamo anche l’ASL e gli Assistenti Sociali per fornire un aiuto migliore”.

Si sta abbassando l’età rispetto alle richieste d’aiuto che ricevete? “In realtà i giovani tendono a sottovalutare il fenomeno. Ci sono atteggiamenti che sono i primi campanelli d’allarme che quella non è una relazione rispettosa e paritaria. Noi facciamo anche molta attività di prevenzione a partire dalle scuole. Dall’inizio dell’anno scolastico in corso abbiamo dato il via ad una serie di incontri negli istituti di istruzione superiore della provincia. A volte i ragazzi considerano certi comportamenti normali. Noi spieghiamo che dietro ad una gelosia eccessiva o al voler attuare un controllo sul partner, spesso c’è l’inizio di una violenza psicologica. - spiega la dottoressa Gandolfo - La parola d’ordine è sempre una: rispetto. Un principio che dovrebbe valere tanto con la donna quanto con chiunque altro”.

Già, rispetto, una parola che non dovrebbe essere ricordata soltanto l’8 marzo ma anche negli altri 364 giorni dell’anno.

Stefano Michero

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