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Festival di Sanremo | 11 febbraio 2016, 17:29

Chi non ha mai sognato di interpretare un brano accompagnati dalla spettacolare Orchestra Sanremese?

La serata della kermesse dedicata alle Cover e’ in fondo un lussuoso karaoke, ma ha il merito di farci conoscere gli interpreti nelle loro vesti canori migliori. Divertendosi e osando, gli artisti rivisitano canzoni dimenticate e indimenticati capolavori, creando a volte belle e inaspettate versioni e –più spesso - penose parodie.

Chi non ha mai sognato di interpretare un brano accompagnati dalla spettacolare Orchestra Sanremese?

Ricordo che molti anni fa – alle lezioni di uno dei nostri più ricercati e sensibili autori italiani, Tony Bungaro (raffinato interprete a Sanremo del capolavoro “Guardastelle” e artefice di successi per Fiorella Mannoia, Ornella Vanoni, Giusy Ferreri, Marco Mengoni e moltissimi altri nomi del panorama musicale italiano) – rimasi sorpreso dalla sua affermazione “ gli autori possono anche scrivere una bella canzone ma se questa non entrerà in sintonia con l’interprete il risultato non trasmetterà emozioni”.

Penso sempre a questa misteriosa regola quando alla serata delle cover sanremesi canzoni indimenticabili - capaci di entrare in sintonia con più anime -mi fanno riscoprire la grandezza di alcuni interpreti e ricredere positivamente sui quelli nuovi, entrambi spesso penalizzati da brani scritti per loro.

E per questa bellissima, inafferrabile magia, stasera ho riscoperto la grinta (e la voce) di Noemi con “Dedicato”, la delicatezza degli Zero Assoluto con una bellissima e inattesa versione di “Goldrake”, la regalità di Patty Pravo con “Tutt’al più “, , la spensieratezza di Dolcenera in”Amore disperato”, il sincero emozionarsi di Francesca Michielin con “Il mio canto libero”, la grazia di Giovanni Caccamo e Deborah Iurato in “Amore senza fine”, l’aurea di Lucio Dalla nella “Sera dei miracoli” degli Stadio, l’energia di Clementino e Rocco Hunt con “Don Raffaè”e “ Tu vo fa l’americano”, l’intensa esecuzione di “Io vivrò senza te” di Valerio Scanu.

Certo: i capolavori aiutano, si è dovuti ignorare qualche errore di intonazione e – soprattutto- sorvolare su alcuni momenti della serata dove pensavo di essere stato, in un lampo, teletrasportato sotto il palco una sagra di paese (con cantanti, fiori e costose coreografie annesse) dove grandi brani della musica italiana venivano miracolosamente tenuti insieme solo dall’ orchestra.

Concludo con una considerazione fuori tema. Sono dispiaciuto per quello che è accaduto alla nuova proposta Miele.

Francesco Gabbani è una bella scoperta di questa edizione: sebbene “Amen” ricalchi scenari Battistiani, (il maestro Catanese lo considererà un discepolo o un imitatore? vedremo nei prossimi giorni), il suo è uno dei brani musicalmente più belli della sezione giovani, letteralmente superiore a molti dei testi dei big, e non meritava l’esclusione nel confronto con Miele che- seppur brava, graziosa, vocalmente convincente- ha presentato un brano più scontato, che faceva i versi a Giusy Ferreri nelle strofe e ad Emma nel ritornello.

Ma era questo il modo di perdere. Immagino sì la contentezza di Francesco ma, molto di più, la delusione di Manuela, le lacrime dietro le quinte, i sogni infranti, il bellissimo inganno di un momento, gli abbracci e i complimenti ricevuti che non potranno essere restituiti. E’ un episodio che –date le emozioni degli artisti in gioco, frutto di una vita di sogni e sacrifici- non doveva accadere e che mi lascia un senso di amarezza.  

Redazione

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