Ricordo che molti anni fa – alle lezioni di uno dei nostri più ricercati e sensibili autori italiani, Tony Bungaro (raffinato interprete a Sanremo del capolavoro “Guardastelle” e artefice di successi per Fiorella Mannoia, Ornella Vanoni, Giusy Ferreri, Marco Mengoni e moltissimi altri nomi del panorama musicale italiano) – rimasi sorpreso dalla sua affermazione “ gli autori possono anche scrivere una bella canzone ma se questa non entrerà in sintonia con l’interprete il risultato non trasmetterà emozioni”.
Penso sempre a questa misteriosa regola quando alla serata delle cover sanremesi canzoni indimenticabili - capaci di entrare in sintonia con più anime -mi fanno riscoprire la grandezza di alcuni interpreti e ricredere positivamente sui quelli nuovi, entrambi spesso penalizzati da brani scritti per loro.
E per questa bellissima, inafferrabile magia, stasera ho riscoperto la grinta (e la voce) di Noemi con “Dedicato”, la delicatezza degli Zero Assoluto con una bellissima e inattesa versione di “Goldrake”, la regalità di Patty Pravo con “Tutt’al più “, , la spensieratezza di Dolcenera in”Amore disperato”, il sincero emozionarsi di Francesca Michielin con “Il mio canto libero”, la grazia di Giovanni Caccamo e Deborah Iurato in “Amore senza fine”, l’aurea di Lucio Dalla nella “Sera dei miracoli” degli Stadio, l’energia di Clementino e Rocco Hunt con “Don Raffaè”e “ Tu vo fa l’americano”, l’intensa esecuzione di “Io vivrò senza te” di Valerio Scanu.
Certo: i capolavori aiutano, si è dovuti ignorare qualche errore di intonazione e – soprattutto- sorvolare su alcuni momenti della serata dove pensavo di essere stato, in un lampo, teletrasportato sotto il palco una sagra di paese (con cantanti, fiori e costose coreografie annesse) dove grandi brani della musica italiana venivano miracolosamente tenuti insieme solo dall’ orchestra.
Concludo con una considerazione fuori tema. Sono dispiaciuto per quello che è accaduto alla nuova proposta Miele.
Francesco Gabbani è una bella scoperta di questa edizione: sebbene “Amen” ricalchi scenari Battistiani, (il maestro Catanese lo considererà un discepolo o un imitatore? vedremo nei prossimi giorni), il suo è uno dei brani musicalmente più belli della sezione giovani, letteralmente superiore a molti dei testi dei big, e non meritava l’esclusione nel confronto con Miele che- seppur brava, graziosa, vocalmente convincente- ha presentato un brano più scontato, che faceva i versi a Giusy Ferreri nelle strofe e ad Emma nel ritornello.
Ma era questo il modo di perdere. Immagino sì la contentezza di Francesco ma, molto di più, la delusione di Manuela, le lacrime dietro le quinte, i sogni infranti, il bellissimo inganno di un momento, gli abbracci e i complimenti ricevuti che non potranno essere restituiti. E’ un episodio che –date le emozioni degli artisti in gioco, frutto di una vita di sogni e sacrifici- non doveva accadere e che mi lascia un senso di amarezza.














