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Attualità | 16 aprile 2015, 07:14

Oggi in Israele si festeggia lo Yom HaShoah, la giornata della memoria: il ricordo di alcune vittime sanremesi di quel triste periodo

La comunità ebraica nella nostra provincia non è particolarmente ampia, ma a Ventimiglia è nata da pochi mesi l’Associazione Culturale Italia-Israele, con l’obiettivo di diffondere la cultura e la tradizione ebraica.

Oggi in Israele si festeggia lo Yom HaShoah, la giornata della memoria: il ricordo di alcune vittime sanremesi di quel triste periodo

Il giorno della memoria in ricordo delle vittime dell’olocausto viene celebrato, nella maggior parte dei Paesi, intorno a gennaio e febbraio.

Lo stato maggiormente interessato da questo evento, Israele, lo festeggia molti mesi dopo, nel 27esimo giorno di Nissan, secondo il calendario ebraico. Quest’anno gli israeliani commemoreranno i 6 milioni di ebrei uccisi durante l’Olocausto, oggi 16 aprile 2015. Il giorno della memoria, o per gli ebrei Yom HaShoah, viene vissuto in modo straziante: al mattino, dopo il suono di una serena generale, tutto il Paese si ferma. Macchine, negozi, uffici, treni, qualsiasi cosa smette di produrre e ognuno, sull’attenti, ricorda il passato del proprio popolo. I nomi dei defunti sono pronunciati uno dopo l’altro dai discendenti dei sopravvissuti, nelle scuole e nei luoghi pubblici, mentre tutto il Paese ricorda. affinché non accada mai più qualcosa di simile.

La comunità ebraica nella nostra provincia non è particolarmente ampia, ma a Ventimiglia è nata da pochi mesi l’Associazione Culturale Italia-Israele, con l’obiettivo di diffondere la cultura e la tradizione ebraica. Sebbene in Italia, domani non osserveremo alcun giorno della memoria, dopo averlo già fatto nei mesi scorsi, la presidente dell’Associazione, Maria Teresa Anfossi, vorrebbe partecipare al lutto del popolo ebraico, raccontando un aneddoto della sua famiglia, durante il periodo della seconda guerra mondiale. 

Nonno Genova Carmelo, soprannominato Radio, e lo zio Cesarone Emidio Anguilla hanno fatto la resistenza in Liguria e per il loro contributo sono stati menzionati nel libro “L’epopea dell’ esercito scalzo”. Dopo essere stati arrestati e portati al Castello Devachan a San Remo, vennero fucilati il 5 marzo 194.5 Mio nonno aveva 45 anni e lasciava 6 figli, di cui il più piccolo aveva appena 5 anni. Mio zio all’epoca aveva 25 anni. Era sposato con la figlia più' grande di mio nonno e moriva lasciando la moglie e un bambino di un anno. Per la mia famiglia è stata una tragedia che non può essere espressa a parole. Mia zia si e' ritrovata senza padre e vedova allo stesso tempo, mentre mia nonna diventava vedova con 6 figli, una madre anziana e un nipotino.

La famiglia di Maria Teresa fa parte di quanti vennero torturati e infine persero la vita nel Castello Devachan, a Sanremo, che negli anni della Repubblica Sociale Italiana fu il centro del comando SS. I nazi-fascisti non risparmiarono al tempo la comunità ebraica della provincia e in seguito aprirono una dura caccia al partigiano. I “dissidenti” catturati all’epoca, venivano trucidati e quindi finiti sotto mille patimenti, affinché rivelassero i particolari dei loro progetti, con nomi e luoghi. Il Castello di Devachan divenne luogo di tortura e di morte per moltissime persone. Recentemente vicino a Castello Devachan è stata apposta una targa per commemorare i caduti del luogo. Ancora più triste, forse, dell’evento da ricordare, è il fatto che sia in corso una petizione per far spostare la targa, in quanto non ritenuta idonea dai residenti.

Il nome del Castello deriva dal termine Devachan, che in lingua indiana significa “secondo cielo del paradiso dell’anima”. Speriamo sia quello riservato a tutte le sue vittime.

Stefania Orengo

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