"Questo Festival guarda forse un po' al passato a livello di scrittura dei pezzi, e ciò non vuol dire sia un peccato, anzi. Nonostante ciò, di emozioni grandi non ne ho trovate. Una bellissima conduzione, snella, questo sì, dei gran begli ospiti, mi sono piaciuti Giorgio Panariello, Tiziano Ferro, gli Spandau Ballet, i comici. Si è trattato di un Sanremo variegato, Carlo Conti ha saputo operare scelte azzeccate in tal senso. E' come se in questo Festival non avessi trovato delle canzoni d'autore, ma neanche dei pezzi orecchiabili: anche quelli più leggere difettavano di immediatezza all'ascolto, se l'intento di Conti era proporre canzoni che la gente l'indomani avrebbe cantato. Anche questo aspetto è venuto meno. Al di là di queste considerazioni, il mio giudizio è comunque positivo, almeno per questo suo primo anno festivaliero. La carta vincente di Carlo Conti è stata il riuscire a fare una conduzione dove lui non era in prima linea. Non voleva mettersi in mostra come hanno fatto i suoi predecessori, ma davvero ha dato spazio alla conduzione: realmente al servizio e a disposizione della musica, alieno da ogni forma di presenzialismo. Una persona umile rimasta un passo indietro per favorire la musica. Sono tutti bravi ad averci una telecamera puntata in faccia, e poi non si capisce invece più niente. Carlo Conti non ha proposto se stesso, bensì i cantanti che ha scelto. E quindi bravo, per me bravo".
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