ELEZIONI AMMINISTRATIVE BORDIGHERA
 / Festival di Sanremo

Festival di Sanremo | 15 febbraio 2015, 10:38

#Sanremo2015: al termine della 65a edizione del Festival ecco il parere di Gae Capitano

#Sanremo2015: al termine della 65a edizione del Festival ecco il parere di Gae Capitano

Disamina attenta e scrupolosa anche per il paroliere, autore e music maker Gae Capitano: uno che in materia di emozioni, dopo aver cofirmato il testo de “Il Dio delle piccole cose” per Fabi-Silvestri-Gazzè, ha pienamente dimostrato di intendersene appieno. E a ragion veduta. Queste le sue parole olografe. “La storia del Festival di Sanremo ci ha insegnato che i meccanismi che portano canzoni e artisti sul podio dei vincitori sono circondati da una sorta di (apparente) mistero che confonde il semplice atto del legittimo e personale giudizio. Quindi i pronostici mi hanno sempre fatto sorridere.

I vincitori di quest’anno, Il Volo e Giovanni Caccamo, sono due oculate scelte da manuale (manageriale): i primi, coccolati sin dalle prime apparizioni televisive da pubblico e addetti ai lavori, già curati da Ron Fair, lo stesso di Christina Aguilera e Black Eyed Peas, assecondano tutti coloro per cui la mimesi dell’arte canora è legata al bel canto e fanno brillare gli occhi all'atrofico mondo discografico che li utilizzerà come biglietto da visita italiano nel mondo, Eurovision Song Contest in primis, per dare nuova vita a dischi e repertori dormienti (saranno inevitabili i prossimi “Il Volo canta …” e “ I Classici di Natale interpretati da “Il Volo”).

Credo, infatti, che questa mattina l'entourage manageriale dei cataloghi editoriali classici si sia svegliato con il mio stesso sorriso (quello dei pronostici) e il suono della cassa di zio Paperone come colonna sonora immaginaria. Piero, Ignazio e Gianluca, naturalmente, nulla centrano con il mio disquisire: indubbiamente bravi hanno il dono di legare due mondi vicini ma separati - la musica classica e leggera, come hanno fatto in passato i loro illustri predecessori Luciano Pavarotti e Andrea Bocelli e –anche se non amo le scelte commerciali e trovo il brano presentato leziosamente costruito ad hoc – il loro primo posto ha una ragion logica Kantiana.

Per la sezione Nuove proposte prevedibile anche la scelta di Giovanni Caccamo: voce scolasticamente accattivante, una bella immagine, semplice e diretta, un brano preconfezionato e scorrevole -anche se ai limiti di una demo pubblicitaria -e un biglietto da visita ineccepibile firmato Franco Battiato e Caterina Caselli.

La mia concezione della musica legata alla ricercatezza musicale, da Morricone alla PFM, e alla evocazione di immagini e storie della scuola cantautorale di De Andrè, De Gregori, Venditti, Guccini (e perché no? Fabi Gazzè e Silvestri, naturale evoluzione dei maestri sopra citati di cui ho avuto modo di approfondire e ammirare la scrittura], non mi mette nella condizione di essere la persona più appropriata per decidere se questo primo posto nella sezione giovani e i premi annessi siano meritati.

Della sua logicità commerciale posso però nuovamente prendere atto. Probabilmente ha ragione la mia amica Roberta Di Lorenzo, raffinata autrice e interprete sicuramente più preparata di me, che in Caccamo percepisce un talento nella scrittura: mi auguro prossimamente Giovanni ci riservi qualche sorpresa autorale: in questo momento trovo che il suo stile compositivo sia simile e già bene rappresentato da Roberto Casalino.

Il mio personale ricordo di questo Festival- a parte l’inaspettato onore di fare l’opinionista, per il quale ringrazio il giornalista e critico Maurizio Lorys Scandurra- sarà legato allo sguardo timido e spaventato durante l’esibizione di Mauro Coruzzi – completamente agli antipodi del personaggio di Platinette- che mi ha fatto ricordare perché da sempre cerco di fare questo mestiere: per farmi emozionare dalla musica e dalle parole. Ricorderò Nek e Malika Ayane, due professionisti che sanno fare il loro mestiere e ben rappresentano diversi aspetti della musica italiana; la conduzione di Carlo Conti, perché l’educazione e l’eleganza sono due qualità ormai rare nella politica e nello spettacolo e dovrebbero essere esempio per tutti di un altro modo di porsi, che sa raggiungere ugualmente gli obiettivi. La scoperta di Amara, che senza inseguire facili cliché ci ha regalato una canzone e una interpretazione di grande spessore artistico.

Mi fa piacere non essere stato l’unico a notare quali testi presenti al Festival avessero una ragione letteraria: dal Premio Lunezia al Premio della Sala Stampa; forse la forza della comunicazione -che le canzoni possiedono, come per magia- non è ancora condannata. Per concludere due precisazioni, per quel che mi riguarda, detto negli scorsi giorni: I talent ci hanno donato negli ultimi anni alcune delle voci più interessanti del panorama italiano ( Mengoni e Noemi, per tutti) e il suo pubblico non è meno o più preparato di altri. Che poi alcuni- o molti- di questi ragazzi non abbiamo un background formativo solido e siano buttati in pasto al mercato discografico è tutta un’altra storia da raccontare. Sulle vallette: se mi avessero offerto di partecipare a Sanremo come Valletta (assistente di palco è più corretto), prima avrei accettato e dopo mi sarei preoccupato di interpretare la parte con il minor danno possibile. Penso sia stato anche questo il pensiero di Arisa e Emma, che sono, non dimentichiamolo, due oneste interpreti. Grazie a chi è arrivato sin qui nella lettura.

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO AD APRILE?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Aprile 2025" su Spreaker.
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium