A Imperia le scuole sono rinnovabili nel senso pieno del termine: edifici che si devono rinnovare. Tra soffitti in cartongesso, sottotetti non coibentati, infissi mono vetri e antichi termosifoni di ghisa, ci starebbe qualche bell'intervento di riqualificazione energetica. Invece molti studenti devono tenersi il cappotto perfino in classe, perché fa troppo freddo.
Quindici o sedici gradi secondo le temperature misurate in questi giorni in alcuni complessi superiori. Il polo nord scolastico è stato identificato in piazza Ulisse Calvi, esattamente nel palazzo che ospita il Liceo classico "De Amicis", l'Istituto tecnico turistico "Hanbury" e l'Istituto professionale per i servizi commerciali "Calvi". Studenti in cortile, proteste, lezioni interrotte. È la spending review, il taglio della spesa pubblica agli enti locali. Così la Provincia ha ridotto le ore di riscaldamento. Con l'aggravante della dispersione termica degli immobili obsoleti. Eppure esistono scuole che hanno investito in efficienza energetica. Anche loro sono rinnovabili, nel senso però che sfruttano le nuove tecnologie (fonti rinnovabili, appunto) per produrre elettricità e calore.
Gli ultimi dati disponibili si riferiscono al 2013. Secondo Legambiente, il 13,6% degli edifici scolastici nazionali utilizza una o più fonti di energia pulita. In testa c'è il fotovoltaico (78% dei casi), seguito dai pannelli solari termici e a grandissima distanza dalla geotermia e dalle pompe di calore. Come evidenzia però il Cresme, un centro di ricerche per l'edilizia, oltre il 60% delle 52.000 scuole italiane è stato costruito prima del 1974, con un buon 37% che richiede interventi di manutenzione urgente. Edifici così vecchi consumano moltissima energia, con una bolletta stratosferica pari a 1,3 miliardi di euro l'anno. Per il momento, qui a Imperia, non resta che abbracciare quei cari vecchi caloriferi di ghisa, sperando che siano accesi.

















