In & Out, la Riviera che seduce e abbandona, o che si fa abbandonare? Abituata ad affascinare stranieri, indigeni, intellettuali, turisti e artisti, la nostra riviera è giunta a un bivio: ha bisogno di comprendere se il suo problema sia quello di abbandonare senza pietà i suoi amanti o se invece sia lei ad essere abbandonata troppo frequentemente. Ad ogni nuovo innamorato che arriva, uno la abbandona per luoghi e ideali più allettanti.
In & Out è la nuova rubrica di Sanremonews, una sorta di psicoanalisi e terapia per la nostra provincia, dedicata a chi la raggiunge carico di aspettative, di speranze lavorative e con l'auspicio di lasciare una vecchia vita per intraprenderne una nuova proprio qui, tra mare, ulivi e una terra “dal sasso ardente e l'argilla pulita”. Ma dedicata anche a chi abbandona la provincia di Imperia dopo esservi cresciuto, perchè deluso da una madre, un'amante, un'amica che non ha saputo offrire nulla di quello che si cercava se non rimpianti, delusione per un “vorrei, ma non posso” e poco o nessuno spazio per gli under 40.
Un ragazzo che rappresenta in pieno le aspettative negate dalla provincia di Imperia è Michele Graglia, che da Taggia ha preso un aereo qualche anno fa ed ha realizzato il “sogno americano”. “Da Taggia a Los Angeles”, sembra quasi un paradosso pronunciare questa frase, eppure rappresenta la vita di Michele: trentenne, bello e ruggente. Non saprei come altro definire un ragazzo che diplomatosi ragioniere all'Istituto C.Colombo di Arma di Taggia approda dapprima a Miami dove inizia la carriera di modello e quindi decide di abbandonare il mondo della moda per trasferirsi a Los Angeles consacrando la sua vita alla disciplica dell'ultramaratona.
"Da Taggia a Los Angeles", potrebbe essere il titolo di un film. Raccontaci come è iniziato il tuo film. "La mia avventura negli USA e' iniziata nell'autunno del 2007. Erano diversi anni che visitavo regolarmente la Florida, seguendo il business di esportazione fiori dell'azienda di famiglia e, date le circostanze, la mia idea iniziale era quella di passare solo qualche mese a Miami per sviluppare il lavoro e approfittarne per perfezionare la lingua. Rimanendo in tema "film", credo che il climax della mia storia sia avvenuto durante la prima settimana in cui mi sono trasferito oltreoceano, mentre ero in cerca di affitto a South Beach. Mi trovavo sulla 8th & Ocean Dr. quando venni colto da una fortissima pioggia tropicale. Il primo riparo che vidi fu' un locale chiamato Johnny Rockets e mi lanciai subito dentro. Caso vuole che Irene Marie, la direttrice di una delle piu' famose agenzie di Moda del momento, fosse li'. Lei si presentò e dopo poco mi invito' in agenzia dove mi offri' immediatamente un contratto. Da li' e per i successivi quattro anni viaggiai a ritmi forsennati tra Miami, New York e Milano. Ma quello... era solo l'inizio..."
Cosa ti ha fatto decidere di cambiare vita e di trasferirti dall'altra parte del mondo? "Avevo intenzione di passare solo cinque o sei mesi negli States, con l'idea di tornare "a casa". Determinate situazioni hanno cambiato radicamente i miei piani e dopo sette anni sono ancora negli USA".
Quali sono le difficoltà che hai incontrato nei primi mesi della tua vita americana? "Le prime settimane, non avendo ancora casa, le passai a dormire sul divano di un mio amico/cliente ee essendo senza una macchina sentivo che mi mancava la mia indipendenza. In pratica dovevo capire come "ricreare" una nuova vita. Tutto dacccapo. Credo questa fosse la difficolta' maggiore all'inizio.
Tu sei la dimostrazione che una passione può portare lontano. Quanto ha significato per te lo sport che fai, l'ultramaratona, per vivere negli Stati Uniti? "L'ultramaratona e' arrivata nella mia vita in un momento molto particolare. Mi trovavo a NY ed ero all'apice della mia carriera. Quello che all'inizo era iniziato come un cammino entusiasmante si era rivelato, nonostante le esperienze straordinarie che ho passato, non essere quello che cercavo, nemmeno quello che volevo essere o cio' che volevo fare della mia vita. La passione puo' portare lontano, verissimo e credo che questo sia un po' l'idea del tanto acclamato American Dream. Passiamo così tanto tempo della nostra vita a dubitare di noi stessi, pensando di non essere mai abbastanza pronti, mai abbastanza forti, o non essere fatti della giusta stoffa. L'ultra running per me si e' rivelata un’ occasione di riscatto. Rappresenta l'opportunità per spingermi sempre oltre con il singolo obbiettivo di migliorare, perché il risultato alla fine è sempre incerto. Una grande opportunità perché ritengo che poter realizzare i nostri sogni dipenda solo da noi. Indipendentemente da quanto assurdo o impossibile possa sembrare all'inizio, bisogna solo impegnarsi. Ciò trascende vita, lavoro, sport, ecc. e credo sia proprio questo mind-set quello che ho sempre apprezzato di piu' della cultura Americana: il fatto che, nonostante le avversita', se si affronta il tutto con totale dedizione e impegno, e senza mai arrendersi, si puo' davvero arrivare a raggiungere qualsiasi risultato".
Il lavoro che svolgi negli Stati Uniti, potresti farlo anche in Italia se decidessi di tornare? "Nel 2012 ho preso la decisione di abbandonare la Moda per potermi dedicare "quasi" completamente alle Ultra. Dico 'quasi' perche' il mio lavoro attuale e' legato alle vendite dell'Azienda di Famiglia quindi, rispondendo alla tua domanda, SI, volendo potrei tornare in Italia. E tra l'altro e' nei miei programmi futuri. A dire la verita' il mio sogno sarebbe quello di poter dividere l'anno e vivere qualche mese qui a Los Angeles (adoro la California) ma anche qualche mese a casa"
C'è qualcosa che hai messo in valigia la sera prima di partire e che è legata in qualche modo alla tua città? "Non sono molto legato agli oggetti ma porto sempre con me un piccolo "orsetto" che mi ha regalato mia madre. Preferisco pero' portare i ricordi di viaggio a casa in Italia quando posso".
Hai importato e fatto conoscere alcune realtà della nostra Riviera in America? "A livello personale diretto non ancora anche se abbiamo alcuni progetti aperti con la Regione Liguria e quindi spero di poterlo fare in futuro. Sicuramente abbiamo gia' dato visibilita' alla nostra terra e a numerose diverse attivita' locali tramite la UltraMilano-Sanremo dello scorso marzo. Ben 17 Nazioni erano presenti e il nome e le immagini della provincia di Imperia hanno fatto il giro del mondo".
Come sono gli italiani di Los Angeles? "Onestamente non ne conosco uno!!! Come capirai, tra lavoro e allenamenti, la mia vita sociale e' pari a zero.
C'è qualcosa di Arma che ti manca e che non sei riuscito a trovare negli Stati Uniti? "Adoro la mia terra ma le uniche cose che mancano davvero sempre sono la famiglia e tanti amici".
E’ difficile non provare un senso di sana gelosia quando si pensa ad una vita spesa tra un lavoro appagante, uno sport che appassiona e il fare proprio l’ ideale americano del “yes I can” specialmente se tutto questo ha come sfondo la California. Ma perché allora si pensa sempre alla provincia di Imperia come a casa propria e il tornare è considerato un progetto molto vicino? La passeggiata di corso Imperatrice sarà forse meno allettante di quella di Santa Barbara ed è facile abbandonare una terra che ci ha visto nascere: è necessario prendere un aereo e andare. Tornare, come ha intenzione di fare Michele, fiduciosi in un futuro migliore proprio nella nostra casa è la scommessa più grande.
















