"Nelle ultime settimane i giovani sono stati i protagonisti nelle pagine di cronaca dei media locali e non solo: baby prostituzione, nek nomination, cyber bullismo sono alcuni dei fenomeni che hanno ricevuto attenzioni giornalistiche e dell’opinione pubblica. Cosa si muove all’interno del pianeta giovani? E, con la delicatezza dovuta ai casi singoli, e posto che si tratta di situazioni di una certa rilevanza e di una certa gravità, siamo davvero stupiti?"
Lo scrive l'associazione sanremese 'Effetto Farfalla' che prosegue: "Forse, proprio nel mondo dei giovani, più sensibili e più ricettivi ai profondi elementi costitutivi del nostro tempo si evidenziano, come sotto una lente di ingrandimento, le conseguenze di un imperante materialismo, autentico pilastro del nostro quotidiano e più in generale perno della cultura dominante. Non è vero, come recita qualche banalizzante ritornello, che non ci sono più valori. Ci sono, e sono all’opera. Vendere il proprio corpo ed erogare prestazioni sessuali per avere denaro, che serve a sua volta per acquistare capi di abbigliamento e oggetti di tendenza e alla moda, racconta che tutto può essere merce: tutto è monetizzabile e ha un valore di scambio. Senza gerarchie. Tutto serve per coprirsi di oggetti, perché sono le cose che definiscono l’identità, l’avere e non più l’essere. La promessa di felicità che ha accompagnato il consumismo, di gran lunga disattesa, genera paradossalmente il desiderio di riempire i vuoti proprio con gli oggetti, che nascondono, consolano forse, ma non cancellano il vuoto. Nella nek nomination è presente l’altro grande pilastro del nostro tempo: l’individualismo, con l’esasperata competizione che l’accompagna. Nella nek nomination si incontrano uno sfrenato desiderio di sballo e la competizione tra pari: questa diviene soglia, selezione, per stabilire chi è degno di stare nel gruppo, che, tra giovani, coincide con la possibilità stessa di stare al mondo. Anche nel divertimento e nel tempo libero, come in certi contesti sportivi e scolastici, acquista priorità la 'prestazione' (chi beve di più e più degli altri in questo caso) e diventa addirittura criterio 'darwiniano' di selezione dei 'migliori'. Il leit motiv è la negazione del limite personale, è l’immolarsi ad una idea autodistruttiva di onnipotenza. Secondo questa prospettiva bere non è la perdita di controllo, pur discutibile, di quando si è in compagnia: è una calcolata e scientifica perdita di coscienza. La tecnologia, i social network in particolare, forniscono un palco virtuale, necessario per questo tipo di esibizioni e ostentazioni; e catalizzano il fenomeno, ovvero lo diffondono rapidissimamente creando tendenza, contagio".
"Ci arrivano segnalazioni di come, attraverso alcuni social network, si stiano diffondendo messaggi che elogerebbero l’autolesionismo, sotto forma di tagli auto-procurati. Alcolismo e autolesionismo ci raccontano di una generazione che ha un rapporto difficile con il dolore: in entrambi i casi, -o sedati o pieni di tagli-, il dolore non viene sostenuto, tollerato, accettato e metabolizzato. E gli adulti? Da quanto si legge, talvolta i grandi, specie i genitori, nella migliore delle ipotesi, sono ignari o in difficoltà: non hanno tempo, strumenti, possibilità di controllo su quanto avviene in rete e su cosa fa tendenza tra i giovani e nella vita dei figli; oppure i grandi sono assenti, ovvero condividono, acriticamente, alcune esperienze di cui sopra con i loro figli. Da quanto descritto emerge l’assoluta necessità di ricostruire i pilastri di un’educazione, capace di fare rete e di ridiscutere la scala e il tipo dei valori che oggi reggono le scelte di alcuni giovani e gruppi sociali. Tutto ciò deve significare un impegno e una mobilitazione di risorse, da parte degli enti pubblici su formazione, educazione, politiche giovanili e per la famiglia. E’ un lavoro da realizzare per i giovani e con i giovani. Bene gli psicologi e gli educatori nelle scuole, ma non servono soluzioni episodiche che mettano il problema solo nelle mani di esperti, in nome di una delega fondata sull’emergenza. Serve l’applicazione e la messa in discussione di tutti, nessuno escluso. Il fare rete tra adulti, con qualificati spazi di confronto e di formazione potrebbe essere il primo passo, un segno che finalmente qualcuno dia attenzione agli straordinari e dolorosi richiami, -perché anche di questo si tratta-, che arrivano dai nostri ragazzi".

















