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Al Direttore | 04 gennaio 2014, 18:58

Sanremo: situazione inquietante in Via Galileo Galilei (foto), le considerazioni di un lettore

Aldo Bottini sostiene che oggi la strada è diventata un grande parcheggio incustodito non disciplinato da alcuna regola

Sanremo: situazione inquietante in Via Galileo Galilei (foto), le considerazioni di un lettore

"C’era una volta una strada, o meglio un tratto di strada, precisamente quello di Via Galileo Galilei che dall’incrocio con Via Martiri della Libertà va verso la Madonna della Costa fino a congiungersi con Via Dante Alighieri e Str. Sen. E. Marsaglia. Era questo un tratto di strada assolutamente normale che conobbe perfino, in tempi sicuramente migliori, l’onore del doppio senso di circolazione. Oggi invece questo 'fu' tratto di strada non si capisce più bene che cosa sia: forse un grande parcheggio incustodito non disciplinato da alcuna regola o forse, semplicemente, un paradosso di quelli che solo a Sanremo possono esistere (perché 'Sanremo è Sanremo' recita uno slogan ormai obsoleto).

Tanto per cominciare i marciapiedi sono una rarità e i pochi tratti esistenti (a parte il pietoso stato di manutenzione) non sono, come tutti i marciapiedi di questo mondo, a disposizione dei pedoni, ma vengono costantemente occupati ed ostruiti da moto e auto, queste ultime spesso abbandonate in doppia (o tripla) fila con le marce e il freno a mano disinseriti perché il malcostume impunemente consolidato negli anni vuole che chi parcheggia correttamente o sia titolare di un passo carrabile, prima di accedere alla propria auto debba fare un faticoso esercizio di spinte e controspinte per liberare finalmente l’auto ed andarsene per i fatti suoi, non prima di essersi raccomandato a tutti i santi nella speranza che al ritorno siano sufficienti le manovre inverse per riprendere possesso del proprio posto e che qualche distratto “doppiofilista” non abbia inserito la marcia o il freno di stazionamento.

A proposito di passi carrabili. Ma è possibile e tollerabile che un onesto cittadino che paga regolarmente le tasse, compresa quella del passo carrabile, non sia poi padrone di utilizzarlo? Si, in Via Galilei è possibile, e soprattutto è tollerato se è vero che a memoria d’uomo non è mai capitato che qualcuno di questi impavidi e creativi acrobati del parcheggio si sia trovato sul parabrezza uno di quei bigliettini tanto usati e tanto temuti dalla generalità degli automobilisti di tutte le altre parti del mondo. Gli agenti della Polizia Municipale? Si qualche volta sono stati visti, di passaggio, in vespa o in motocicletta, senza fermarsi e soprattutto (Dio ce ne scampi) senza vedere (o guardare) ciò che è visibile agli occhi di tutti i comuni mortali, anche quelli più miopi.

Un pensiero solidale dovrebbe andare agli autisti dei servizi pubblici, per nulla tutelati, anzi, costretti ad arrabbiature indicibili accompagnate da strombazzamenti interminabili come le code che si formano dietro i loro mezzi immobilizzati. E che dire dei mezzi di soccorso costretti a stazionare, durante gli interventi degli operatori sanitari, nell’unico posto rimasto disponibile, cioè il centro della carreggiata?

Negli ultimi metri poi questo famigerato tratto di strada è ancora più stretto e privo di marciapiedi e lì per fortuna non è umanamente possibile sostare in doppia fila, ma il pedone che malauguratamente vi si avventura rischia davvero la pelle… Ci si chiede poi quale logica abbia la politica delle case automobilistiche che, in presenza di spazi sempre più limitati, aumentano vieppiù le dimensioni dei veicoli prodotti, ma qui il discorso diventerebbe più difficile ed insidioso.

La gente si interroga incredula sull’origine e sull’opportunità di mantenere questo incredibile stato di cose senza sapersi dare una risposta plausibile che forse non esiste o, se esiste, è ancora peggio perché allora la si potrebbe ricondurre alle solite bieche ragioni di opportunismo di pochi a scapito di molti.

C’è chi sostiene una tesi non priva di un significativo fondamento: la colpa è da attribuire alla scarsa lungimiranza degli speculatori degli anni sessanta del novecento che, con la complicità di miopi o interessate amministrazioni, non hanno previsto un congruo numero di posti auto a fronte degli innumerevoli alloggi costruiti. Da qui potrebbe scaturire una risposta, almeno parziale, all’inquietante interrogativo di cui sopra, salvo poi scoprire che esistono nei dintorni o addirittura si affacciano alla stessa strada posti auto e garage sfitti o in vendita i cui proprietari, come mucche da latte, vengono regolarmente munti con balzelli di ogni tipo senza un degno corrispettivo ai loro investimenti, non sempre fatti con intenti speculativi, ma spesso semplicemente frutto del lavoro e del risparmio non tanto dell’attuale generazione quanto di quelle precedenti che con sacrificio e lungimiranza, ma forse, alla luce dei fatti, con un pizzico d’ingenuità, pensavano di assicurare un futuro migliore ai propri figli.

Aldo Bottini".

Redazione

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