"A tutt’oggi nessuna risposta, alle nostre rivendicazioni, è stata data dalle Istituzioni. Questo agire, se c’è ne fosse stato bisogno, è un’ennesima dimostrazione di quanto la Politica sia distante anni luce dai bisogni della nostra categoria, ma sopratutto dai cittadini in generale".
Tornano così sul piede di guerra i frontalieri dell'Afi Cgil, recepito dalla Senatrice Albano e dal Senatore Micheloni (PD) con la presentazione di una mozione al Governo Letta, che per il momento è rimasta lettera morta. "Ci accuseranno di fare demagogia - proseguono - e di creare ulteriormente quel clima di anti politica che serpeggia in tutto il nostro Paese. Questo clima di sfiducia nei confronti della politica e Istituzioni, viene alimentata da quelle stesse persone che dovrebbero dare delle risposte e soluzioni ai bisogni dei cittadini, che vengono in grande parte disattese e sistematicamente ignorate. Tutto ciò scaturisce da una nostra denuncia, sulla incomprensibile stesura della legge di stabilità del gennaio 2013, malgrado che ai lavoratori frontalieri riconosce un bonus di 6.700 euro, non potrà essere applicato al momento della compilazione delle dichiarazione dei redditi, con un aggravio economico insopportabile per moltissime famiglie di lavoratori frontalieri".
"Ormai le compilazione delle dichiarazione dei redditi non possono più attendere per le scadenze incombenti - proseguono - ed i frontalieri avranno l’obbligo di dichiarare l’intero ammontare senza tenere conto del bonus. Questa situazione, oltre a mettere in crisi migliaia di famiglie, darà un ennesimo colpo di grazia alla situazione occupazionale del nostro comprensorio, creando una ulteriore contrazione dei consumi ed accentuando ulteriormente la già grave crisi economica che l’estremo Ponente sta già subendo".














