"Ma che cos’è questo silenzio? È il silenzio prima che succeda qualcosa". Potrebbe essere una battuta di Alberto Sordi o un lampo amaro da un film di Nanni Moretti, e invece è l’atmosfera sospesa che si respira oggi tra Taggia e Riva Ligure. Un’attesa fatta di voci, comunicati, dichiarazioni incrociate, ma soprattutto di aspettative concrete.
Quello di questa mattina è il primo vero punto di svolta di una vicenda che, giorno dopo giorno, si è imposta come tema centrale del dibattito politico e cittadino in Riviera. Si terrà alle 11, nella sede della Regione Liguria a Genova, un tavolo tecnico tra l’assessore regionale alla Protezione civile Giacomo Raul Giampedrone, i Comuni di Taggia e Riva Ligure e Amaie Energia, ente gestore del tratto di pista ciclabile interrotto dal cantiere alla foce del torrente Argentina.
Un vertice atteso, anticipato nei giorni scorsi e ripreso ieri dallo stesso assessore Giampedrone in Consiglio regionale, in risposta all’interrogazione presentata dalla consigliera Chiara Cerri. L’obiettivo, dichiarato apertamente, è quello di trovare “una soluzione alternativa alla passerella ciclopedonale inizialmente prevista ma poi stralciata” dal progetto esecutivo per ragioni tecniche ed economiche.
E se le mura del De Ferrari potessero parlare, non sarebbe difficile intuire di cosa si discuterà: trovare una via percorribile – e soprattutto sicura – per garantire la continuità del tracciato ciclopedonale tra Arma di Taggia e Riva Ligure. Un tema cruciale per la vivibilità del territorio, la mobilità dolce, ma anche per l’economia turistica locale. La passerella provvisoria, prevista nelle prime versioni del progetto, è stata abbandonata in fase esecutiva per due motivi principali: la vicinanza all’area di cantiere, ritenuta pericolosa, e i costi stimati attorno ai 300 mila euro a fronte di un utilizzo limitato nel tempo.
Una scelta che ha acceso la polemica. Nelle ultime settimane, l’interruzione della ciclabile è diventata terreno di confronto serrato tra maggioranza e opposizione, sia a livello regionale sia comunale. Proprio ieri, dopo l’intervento in aula della consigliera Cerri, non sono mancate le reazioni. Il consigliere di opposizione Giuseppe Federico ha definito “assurdo” che l’esponente di maggioranza non fosse a conoscenza, come invece lui afferma di essere da febbraio, della cancellazione della passerella. Mentre Gabriele Cascino, capogruppo di “Progettiamo il Futuro”, ha criticato la gestione della vicenda e le modalità di convocazione del consiglio comunale straordinario del 23 giugno.
Sul tavolo regionale, dunque, ci sono tre urgenze. La prima è garantire la sicurezza idraulica del territorio, con un’opera da 17 milioni di euro finanziata dal PNRR, ritenuta strategica per mettere in sicurezza una delle aree più esposte al rischio esondazione in Liguria. La seconda, però, è ristabilire la continuità del percorso ciclabile, magari attraverso una viabilità alternativa o un tracciato temporaneo che eviti il tratto dell’Aurelia, considerato pericoloso da molti. La terza è gestire correttamente il collettore fognario sottostante il ponte, che dovrà essere scollegato e deviato, evitando sversamenti in mare in piena stagione turistica.
Giampedrone, in aula, ha lasciato intendere che una soluzione condivisa potrebbe arrivare proprio oggi. Se non rientrerà nei fondi della Protezione civile, si valuterà l’utilizzo di risorse regionali o fondi per le infrastrutture turistiche. La posta in gioco è alta, non solo per l’estate ormai alle porte, ma per la credibilità delle istituzioni coinvolte.
In gioco c’è anche un messaggio più ampio: riuscire a tenere insieme sicurezza, sviluppo e qualità della vita, senza sacrificare la trasparenza e il coinvolgimento dei cittadini. Oggi, a Genova, si misura anche questo. E il silenzio, finalmente, potrebbe lasciare spazio a una risposta concreta.














