Sul tavolo la crisi della casa da gioco con la necessità di trovare una soluzione tramite il già redatto accordo ponte e contemporaneamente attivare le procedure per il contratto di solidarietà per poter garantire la continuità aziendale. Quando sembrava che, auspicato da tutti, fosse raggiunto l'accordo ecco improvvisamente alcuni ostacoli che invece della firma quella fra Casino Spa e i rappresentanti dei lavoratori è diventata un'altra riunione interlocutoria. Il piano a marce forzate per evitare sovrapposizioni o perdite di tempo prevede una ulteriore riunione per martedì, quando si dovrebbe giungere alla firma, mercoledì, con l’illustrazione del documento ai lavoratori chiamati in assemblea e poi allo svolgimento del referendum che si terrà nella giornata di venerdì.
Le associazioni sindacali di categoria dovranno far recepire ai lavoratori l'opportunità da cogliere in questo grave periodo di crisi, indubbiamente un impegno difficile, perchè un programma coì stretto si concilia male con la complessità di un documento così, ma i tempi stringono e l'eccessiva rigidità dell'accordo non aiuta a trovare una via d'uscita che faccia intravedere la soluzione. Sottoscritta l'ipotesi di accordo il problema diventerà il referendum e il suo esito, con il malessere tra i dipendenti ormai palpabile e lo si percepisce soprattutto in azienda in quanto il nuovo accordo avrà sicuramente un effetto di rimbalzo economico negativo sulle retribuzioni ben maggiore di quello precedentemente bocciato ad aprile ma un nuovo no è una ipotesi che appare comunque scongiurata perché l'alternativa potrebbero essere i licenziamenti collettivi.
La trattativa è stata contrassegnata da andamenti ondivaghi e contraddittori e il clamore politico e mediatico francamente, ha inevitabilmente contribuito ad aumentare gli effetti negativi e allungando nel contempo i tempi finendo per indebolire oggettivamente l'azione di ricerca di una soluzione più ampiamente condivisa. Fatta la doverosa premessa i giochi, salvo sorprese o ulteriori rinvii, sembrerebbero fatti e dopo le trattative (lunghe) è stata trovata quasi una quadra. Il quasi è d'obbligo perchè l'accordo non e' ancora completamente valido senza l'ok dei lavoratori che, bocciandolo con il referendum creerebbero nuovamente scompiglio e non pochi problemi.














