"Torno ad intervenire sulla questione del porto turistico perchè mi sembra che il dibattito stia diventando paradossale. Di tutto si parla, su tutto si ci accapiglia ma, quelle che, a rigor di logica, mi paiono le questioni centrali non vengono minimamente affrontate. Gli anglosassoni dicono, in casi come questi, che c'è un elefante nella stanza e tutti fan finta di nulla. Direi addirittura che di elefanti ne abbiamo un intero branco, che fan rumore e polvere, ma tutti perdono tempo ad insultarsi a volte in punta di fioretto, a volte a colpi di morgenstern (splendida arma da massacro medioevale). Desolante. Provo per l'ennesima volta a riportare la discussione sui temi reali.
Per la costruzione del porto l'Acquamare ha preso sia i soldi di chi ha comprato i posti barca, sia delle banche. Scoprire che fine hanno fatto è compito della magistratura, ma mi pare innegabile che, malgrado le cospicue somme ottenute, il porto non è finito, ci sono un sacco di lavori fatti male a cui bisogna rimediare e molti fornitori non sono stati pagati. Quindi qualcuno deve mettere altri soldi, dovrebbe farlo l'Acquamare che fino a prova contraria è il general contractor e si era impegnata a fornire il porto chiavi in mano. Mi vien da ridere. Allora dovrà intervenire qualcun altro che ovviamente vorrà indietro le somme investite insieme ad un più o meno giusto profitto. A spese di chi sarà questo? Se fosse, direttamente o indirettamente, a spese della collettività sarebbe un altro esempio del solito vizietto del capitalismo italiano: privatizzare i profitti e socializzare le perdite. Non mi sembra il caso, proprio non mi sembra.
Giovanni Vassallo".













