È stata respinta la delibera di consiglio comunale proposta, nel consiglio monotematico convocato ieri sera , dalla minoranza consiliare. Ventuno no contro 14 sì, è questo il risultato di quasi 4 ore di dibattito, anche acceso, dedicato all'esternalizzazione del servizio di refezione scolastica e dei servizi educativi. Tale decisione metterebbe in serio pericolo il posto di lavoro degli 80 lavoratori della Seris che con ogni probabilità dal mese di giugno dovranno cercarsi un altro posto di lavoro.
Infatti, anche se ci fosse una clausola di garanzia, che nelle migliori delle ipotesi tutelerebbe tra l'80 e il 90% dei posti di lavoro, non garantirà la riassunzione dei lavori attualmente in forza che, purtroppo, alcuni di loro sono da 20 anni precari con uno stipendio che si aggira attorno a poco più di 300 euro netti al mese.
Tornando alla serata, come da previsioni, tra il pubblico c'erano circa un centinaio tra lavoratori e genitori che hanno assistito a tutto il dibattito tranne quando a metà del dell'intervento del Sindaco si sono alzati in massa e hanno abbandonato l'aula per protesta.
La proposta di delibera è stata illustrata dal consigliere Giuseppe Fossati (Fli) dopo di ché è partita la discussione tra i consiglieri. Per il Pdl ha fatto le veci del capogruppo il consigliere Gianluca Lanteri che ha espresso alcune perplessità sulla delibera per l'indirizzo pubblico del servizio. Si sono poi susseguiti gli interventi del Pd con i consiglieri, Verda, Montanari, Zagarella, Lagorio, De Bonis e Risso e a seguire quello del gruppo “Sinistra per Imperia” con il consigliere Dal Mut e Nattero. Infine, sono intervenuti i consiglieri Indulgenza (Prc) e Rollero (Lista civica con Imperia). A dar manforte al capogruppo pro-tempore del Pdl ci hanno pensato i consiglieri: Parodi, Ardizzone, Pugi e Gazzano. In verità, già dal primo intervento del consigliere Gianluca Lanteri si è capita quale fosse la posizione della maggioranza che di fatto non ha lasciato spazio per l'apertura di un tavolo di confronto.
La forza dei numeri e la convinzione che l'interpretazione del Segretario Generale, Andrea Matarrazzo sia l'unica praticabile ha spinto il partito, anche se con qualche mal di pancia a votare contro alla proposta della minoranza. Qualcuno ha paragonato l'amministrazione Strescino a quella del Governo nazionale attuale, le linee politiche ormai sono date dai tecnici senza possibilità di replica. Insomma anche in Comune un Governo tecnico che si attiene ed interpreta molto rigorosamente, forse pure troppo, la normativa vigente.
Di altro avviso, però, sono le minoranze che nel corso della serata hanno proposto tre vie d'uscita all'amministrazione. La parola d'ordine è stata: Frazionare. Secondo la minoranza, i servizi, mensa ed educativi potrebbe essere scorporati in due società in House in modo da non superare il tetto massimo dei 900 mila euro. Si è scoperto, infatti, che la Seris ha un utile di circa 70 mila euro e che il costo del buono mensa copre tutto il costo del pasto, anzi lo supera abbondantemente.
E la Lega Nord? Anch'essa ha votato contro la delibera motivando la propria scelta in base alla normativa che secondo il gruppo padano non gli permetteva di fare altrimenti. Durante il dibattito ci sono stati alcuni screzi tra la consigliera Nattero e alcuni consiglieri di maggioranza ma senza conseguenze significative. Dopo l'arringa del consigliere Fossati che ha richiamato all'ordine i suoi ex colleghi (compagni sarebbe troppo anche per lui) del suo ex partito (Alleanza Nazionale, ndr) a rimanere coerenti con la scelta assunta nel 2008 durante la costituzione della Seris.
A termine della serata alcuni lavoratori hanno aspettato il Sindaco nei corridoi del Comune dove è avvenuto un acceso scambio di opinioni, tutto sotto il controllo della Polizia Municipale e della Digos. Il prossimo venerdì 9 gennaio, l'amministrazione incontrerà le parti sindacali per sottoporre loro la proroga di affidamento del servizio sino al 31 marzo con gli stessi lavoratori, Cisl e Uil sembrerebbero intenzionati a firmare, la CGIL sembra invece ancora molto dubbiosa. La cosa critica è che normative o meno, delibere o meno, da parte dell'amministrazione non è stata detta una parola a tutela di quelle 80 famiglie/persone che da giugno con ogni probabilità si troveranno senza un lavoro.






















