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Politica | 25 giugno 2011, 07:41

Imperia: intervento di Indulgenza (PRC) sulle considerazioni dell'on. Scajola

Imperia: intervento di Indulgenza (PRC) sulle considerazioni dell'on. Scajola

Nuovo intervento di Pasquale Indulgenza dopo le ultime dichiarazioni di Claudio Scajola:

"Le ultime considerazioni pubbliche dell'On. Scajola sull' esito dei referendum e sulla situazione politica italiana meritano di essere riprese.Pur di non riconoscere quantomeno la possibilità - presente nella capacità riflessiva delle persone, prima che nelle 'indagini demoscopiche' su cui egli basa la propria interpretazione  - che molti cittadini "liberali" abbiano maturato un ripensamento rispetto alle politiche condotte in questi decenni e, in particolare, rispetto a quelle volute dal Governo Berlusconi, il deputato pidiellino, che singolarmente tralascia di considerare il voto contro il 'legittimo impedimento', afferma che quegli stessi cittadini, mossi da 'una spinta antipartitica', hanno votato quesiti dal significato esattamente contrario a quello del proprio orientamento (che si presuppone mediamente profondo e consapevole).Posto che la chiave di lettura è sostanzialmente dello stesso calibro di che aveva fatto dire a Berlusconi e compagnia che non era più il caso di celebrare il voto referendario sul nucleare, dopo la tragedia di Fukushima, per l'eccesso di 'emotività' presente tra i cittadini, se  le cose stessero come egli sostiene, sarebbe il caso, in primo luogo, di prendere atto in modo conseguente della potenza dell'avversione e del disgusto che i gruppi dirigenti dei partiti oggi al potere sono riusciti ad attirarsi addosso, dato che concretamente, nello specifico, ci si è pronunciati,  con un chiarissimo riscontro popolare, su misure volute da quella compagine e dai suoi ministri".

"Il deputato - prosegue Indulgenza - invece tira dritto e, trascurando l'intera problematica dei rischi connessi alla reintroduzione e all'uso del nucleare, le alternative da  realizzare in campo energetico e la possibilità che gli Italiani abbiano voluto dare un segnale forte di razionalità, un vero e proprio messaggio di civiltà anche agli altri popoli europei, stigmatizza come 'profondamente statalista' la cultura che starebbe dietro i quesiti sull'acqua pubblica, facendo ricorso, per sostenere l'argomentazione retorica, ad abbondante sarcasmo e a paragoni disinvoltamente azzardati.Ebbene, la questione è esattamente il contrario di quanto dice il deputato, poiché come si sa l'approdo ai referendum proviene da decenni di vertenze civiche e lotte democratiche nei territori, condotte dal basso e intese a far sì che le comunità locali si riapproprino della potestà di decidere sulla gestione del bene comune dell'acqua, che sempre più i 'poteri forti' delle multinazionali e delle holding del settore si sono accaparrate in senso privatistico, con una mercificazione della risorsa evidente a tutti, fatta di aumenti crescenti delle tariffe imposte ai cittadini e profitti sempre più alti per le aziende (come è dimostrato da dati inconfutabili...)".

"Ciò che è stato votato dal popolo italiano - termina - va nella direzione di una democrazia dei cittadini che chiede di essere riformata in senso orizzontale e partecipato, che si propone di restituire alle persone e alle comunità la capacità reale di contare nella formazione delle decisioni riguardanti le scelte collettive, le quali non possono più essere esclusivo appannaggio dei livelli istituzionali e della delega alle elites governanti. Probabilmente è proprio questo 'combinato disposto' tra una messa in discussione del 'pensiero unico' liberista e una inedita spinta democratica dal basso, che è l'opposto dello 'statalismo' raffigurato come uno spettro dal deputato, ciò che maggiormente lo preoccupa e sul cui possibile, dirompente avanzare vuole mettere in guardia con le sue metafore alla Peppone e Don Camillo".  

C.S.

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