Massimo Pigoni, commissario straordinario dell’Enpa (sezione di Imperia) ci ha scritto (inviandoci anche una serie di foto) per rispondere ad un articolo pubblicato venerdì scorso sul settimanale ‘La Riviera’:
“Il terreno dove sorge il canile è frutto di una donazione avvenuta negli anni ‘60 e, in quel periodo l’esigenza era trovare un rifugio a tutti i costi per salvare i randagi che altrimenti sarebbero stati abbattuti. Ovvio, quindi, che alcune carenze strutturali si trascinano nel tempo ma, in ogni caso i cani sono sempre stati accuditi amorevolmente e professionalmente. Io sono arrivato come Commissario della sezione a marzo dello scorso anno, non perché i cani fossero in qualche modo maltrattati, ma semplicemente perché la sede aveva grossi problemi economici, e problemi legati a gli organismi di gestione. La soluzione più semplice per l’Enpa sarebbe stata la chiusura del rifugio e la vendita degli immobili, con cui avremmo potuto finanziare altri progetti. Inutile dire che canile modello potremmo realizzarlo ad esempio in pianura padana o nel basso Piemonte o al sud con i soldi di terreno ed immobili a Sanremo. Però, visto il buon lavoro e l'amore di chi si occupava del canile abbiamo deciso di seguire la via più difficile: ENPA nazionale ha approvato uno stanziamento vicino ai 100.000 euro per portare il canile di Sanremo agli standard ENPA. I nostri canili hanno una certificazione che noi stessi abbiamo realizzato e che viene certificata da una società esterna (RINA), che è punto di riferimento per tutti. Non a caso molti Comuni che realizzano in proprio i canili ci chiedono consulenza su come realizzarli. A questo punto abbiamo iniziato gli incontri tra il Comune e la ASL e il nostro staff di progettazione che è composto non solo da Architetti ed Ingegneri, ma anche da esperti (docenti Universitari, come il Prof. Albonetti) in benessere animale, per mettere a punto il progetto che a causa della situazione orografica sta dando qualche problema in più rispetto al previsto. Nel frattempo il canile ha continuato a fare il suo dovere, facendo adottare una media consolidata di 80 cani all’anno (media che non si raggiunge per caso) e questo senza dare i cani a chiunque ma seguendo e orientando le scelte. Curando i cani attraverso una convenzione che prevede la presenza di un veterinario due volte la settimana, più le emergenze, più gli interventi per cui i cani vengono portati nell’ambulatorio. Il canile è aperto tutti i giorni al pubblico, e solo recentemente abbiamo dovuto limitare (limitare non abolire) le uscite dei nostri protetti che avvenivano a cura dei volontari, ma che riprenderemo appena i lavori di ristrutturazione ci consentiranno di effettuarle nel rispetto del diritto alla tranquillità del vicinato. La pulizia e la cura degli animali in considerazione delle difficoltà strutturali è garantita da un rapporto uomo animale tra i più alti d’Italia, 6 addetti per 140 cani che è il numero che ospitiamo con regolare autorizzazione sanitaria. Noi non abbiamo foto ingannevoli e lo stato di salute dei nostri animali che ci fa da testimone”.























