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Eventi | 12 settembre 2008, 11:35

Sanremo in pittura: intervista esclusiva a Davide Puma

Sanremo in pittura: intervista esclusiva a Davide Puma

Si è svolta dal mese di luglio a martedì scorso nella Città dei Fiori la mostra pittorica ‘Collage’ con il patrocinio del Comune, Assessorati alla Cultura ed alla Promozione Turistica. Gli 80 partecipanti hanno colorato con le loro opere le location di Santa Tecla, del Palafiori e dell’ex magazzino ferroviario. Per un approfondimento sulla produzione artistica locale, Sanremo News ha incontrato Davide Puma, 37 anni di Sanremo, alla prima collettiva matuziana ma già conosciuto per i suoi oli su tela a Genova ed alla galleria Wannabee di Milano, fucina di nuovi talenti.

 

Quando ed in che modo ti sei avvicinato alla pittura? “Sono disegnatore da sempre. La passione per la pittura è nata nel 2003, in un momento della mia vita in cui sentivo il bisogno di cambiamenti. Intorno ai 30 anni ho iniziato a pormi delle domande se le scelte passate non fossero state delle costrizioni e cosa volessi davvero fare da grande. Dopo 15 anni come chef di cucina in giro per l’Italia, mi sono trovato ad un bivio e ho avuto il coraggio di giocare la carta della creatività. Oggi faccio il pittore con l’entusiasmo di un ragazzino e la disciplina che mi deriva dalla professione precedente. Non credo infatti nel quadro d’ispirazione, bensì frutto del lavoro quotidiano”.

 

Quali scuole d’arte hai frequentato? “L’Accademia Balbo di Bordighera con il maestro Enzo Consiglio. In un anno mi ha dato le basi, soprattutto mi ha insegnato a comporre un quadro partendo dal disegno e proseguendo con metodo, non più come prima in maniera istintiva. Se il disegno è buono, vi si può costruire intorno tutto un discorso pittorico, altrimenti l’opera non regge. Contemporaneamente ho frequentato la scuola di nudo artistico di Mentone, dove per la prima volta ho lavorato con delle modelle: un’esperienza incredibile, entri in una sorta di meditazione seguendo le linee, le curve e le sfumature del corpo. Pratico tuttora il nudo come esercizio per mantenere la mano e l’occhio allenati. E continuo ad arricchire la mia formazione con cataloghi, mostre e confrontandomi con altri artisti. Davanti ad un quadro non mi limito a guardarlo, ma lo studio per appropriarmi di alcuni modi di intendere la pittura”.

 

Fra i tuoi modelli Vespignani, Freud e Casorati: perché proprio il realismo europeo del 900? “Si comincia dal figurativo, che è il linguaggio più immediato, per arrivare ad un genere maggiormente informale, affinando la tecnica ed interpretando la pittura in modo più sottile. I modelli cioè cambiano nel tempo, man mano che li assimili e dunque avverti la necessità di altri punti di riferimento. L’arte è un passaggio di testimone: nel mio piccolo raccolgo e porto avanti quello che hanno lasciato i grandi maestri, far parte di questa catena mi emoziona”.

 

La selezione di quadri in mostra a Sanremo che punto del tuo percorso artistico rappresenta? “Un punto di arrivo e di partenza. Sono tutti lavori nuovi, più avanzati rispetto a quanto fatto in precedenza e realizzati nell’ultimo mese e mezzo. Ci tenevo a presentare opere di un certo valore accanto a giganti della pittura locale e mi ritengo soddisfatto”.

 

Parliamo di un territorio dove non si campa d’arte… “Sì, per questo molti colleghi prendono la pittura come un hobby. Io stesso per farne una professione sono costretto a recarmi sovente in città più grandi come Bologna, Vicenza, Padova, conducendo una vita un po’ da nomade che non mi dispiace. Ho stabilito lo studio, che per il pittore è il laboratorio fatto di alchimie, nell’entroterra di Ventimiglia”.

 

Definisci il tuo stile. “Utilizzo una tecnica classica che è lo spatolato, interpretandola però in modo originale con contrasti, colature, strisce e graffi per un effetto sincopato e pieno di movimento. Così facendo mi avvicino alla corrente espressionista. Amo arricchire la tela con degli inserti poveri per ottenere una pittura materica: i miei quadri devono essere toccati per trasmettere delle sensazioni, quasi fossero una pelle di rinoceronte da accarezzare. Mentre lo lavori inoltre il soggetto rivela cose nuove, per questo le commissioni sono più difficili”.

 

Quali soggetti prediligi?“Gli oggetti di uso quotidiano e gli animali e le persone che mi circondano, filtrati attraverso il mio vissuto. Per esempio preferisco delle scarpe da ginnastica alle nature morte tradizionali. La macchina da scrivere è un soggetto ricorrente. Quella esposta a Santa Tecla è resa in maniera drammatica in omaggio ai poeti e scrittori della Beat Generation. Fra gli animali le mucche da macello di Bardineto fotografate durante un’estemporanea. I loro movimenti mi facevano pensare a delle pose di modelle, trovarmi in mezzo al pascolo, in una strana atmosfera metafisica, mi trasmetteva un senso di pace. Il quadro del cavallo, quasi un’immagine da libro di veterinaria, è importante per dimensioni e qualità: mi ha aperto delle strade a livello cromatico e di composizione. Non dipingo solo paesaggi agresti, ma anche orizzonti, che sono il pretesto per rappresentare il mare che ho dentro. E città o meglio le facce di una città come la colata grigia di via Galilei a Sanremo, dove protagonista è il cemento, o Bordighera vista dalla spianata del Capo. Per i ritratti, in mostra quello sensuale della mia compagna Valentina, cambio spesso modella perché ricerco la novità. In ogni caso il quadro racconta la mia visione della realtà. Durante la realizzazione mi immergo in una sorta di apnea. Ci sono momenti in cui sento perduta l’opera e poi, in una lotta con me stesso, riesco a recuperarla. Comunque nessun quadro è veramente perso, anche dagli incompiuti apprendi qualcosa”.

 

“Quando il lavoro è appeso, deve parlare da solo – ha aggiunto il maestro Consiglio –. Da 10 anni insegno all’Accademia di Bordighera e seguo con passione i giovani talenti locali per trasmettere loro il messaggio del Balbo, che ho avuto la fortuna di conoscere: di credere nella pittura. Fondamentale è dare degli input agli allievi, che faranno un’esposizione di nudo ad ottobre, spronandoli poi ad esprimere ognuno la propria personalità senza omologarsi”.

 

Quali sono i premi principali che hai vinto? “Quest’anno sono arrivato finalista al premio ‘Paolo Parati’ di rilevanza nazionale. Attualmente sto partecipando al premio ‘Celeste’: il concorso è finalizzato alla promozione dell’arte contemporanea in Italia attraverso una serie di attività sul sito web. Per ora risulto primo nella provincia di Imperia. Il pubblico può registrarsi e votare online. Internet è diventato una vetrina importantissima per farsi conoscere in tutto il mondo e di scambio con altri artisti. Sono convinto che Leonardo, Michelangelo e Caravaggio avrebbero sfruttato i mezzi messi a disposizione dalla tecnologia”.

 

E i tuoi progetti futuri? “Una personale a Ventimiglia la prossima primavera, corredata da un catalogo. Sarà un percorso fra i ritratti dei personaggi della città all’interno di un nuovo spazio dell’arte. Desidero trasformarla in un evento perché sono ambizioso e tendo a vedere e fare le cose in grande”.

 

(Gli scatti nella fotogallery sono di Barbara Bosio)

Anna Castellana

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