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| domenica 23 settembre 2018, 09:30

In & Out: da Imperia all'Esercito per poi iniziare una nuova vita a Bristol. La storia di Alessandro Ranise

"Non mi entusiasmava l'idea di trovare un lavoro in città o di iniziare l'università. La mia motivazione è stata, oltre al desiderio di sperimentare la vita militare, la voglia di esplorare e la sete di nuove esperienze. Volevo scoprire com'era la vita al di fuori della mia città natale"

In & Out: da Imperia all'Esercito per poi iniziare una nuova vita a Bristol. La storia di Alessandro Ranise

Ha 23 anni, un'importante esperienza nell'Esercito e  quattro anni trascorsi tra la Francia, a Grenoble e l'Inghilterra a Bristol, dove si è trasferito da poco. Alessandro Ranise ci racconta cosa vuol dire andare via da Imperia con una carriera certa e poi scegliere una strada nuova, che porta verso l'avventura e verso tante soddisfazioni e, forse un giorno il ritorno nella sua città.


A 23 anni vanti già una importante serie di esperienze all'estero. Quando hai lasciato Imperia per la prima volta e cosa ti ha motivato?

La prima volta che ho lasciato Imperia in realtà non sono andato all'estero ma a Verona. E' stato li che nel giugno 2015, a 19 anni, mi sono arruolato nell'esercito. Dopo il liceo ero un pò confuso sul mio futuro, ma ero convinto che non sarei rimasto a Imperia, almeno per un po'. Non mi entusiasmava l'idea di trovare un lavoro in città o di iniziare l'università. La mia motivazione è stata, oltre al desiderio di sperimentare la vita militare, la voglia di esplorare e la sete di nuove esperienze. Volevo scoprire com'era la vita al di fuori della mia città natale. Nell'esercito, per motivi di lavoro, ho avuto occasione di abitare in Veneto, in Trentino Alto Adige e in Piemonte, potendo quindi visitare abbastanza. Finita questa esperienza, nel 2016, la mia prima volta all'estero è stata in Francia. E' stato un grande passo, una vera avventura e sfida con me stesso: dover affrontare il viaggio, interagire in una lingua che conoscevo pochissimo, cercare casa su internet e lavoro lasciando curriculum ovunque, aver a che fare con la burocrazia francese che non è cosa da poco e iscrivermi all'università, perchè nel frattempo avevo deciso di studiare Lingue applicate all'Economia. Tutte cose che invece di spaventarmi mi esaltavano.

Quali sono state tutte le successive esperienze all'estero e quale reputi, ad ora la più significativa
La prima esperienza all'estero è stata in Francia a Grenoble. Mi ci sono trasferito nell'Agosto 2016. E' stata una decisione molto difficile, credo la più significativa della mia vita fino ad ora. Lavorando come Alpino nell'esercito ero molto indeciso se lasciare o meno. Era molto rischioso, da una parte c'era un lavoro abbastanza sicuro in cui avrei potuto fare carriera e per il quale mi ero già sacrificato molto, ma che sentivo molto opprimente e stressante. Dall'altra parte, più o meno l'ignoto. Ho valutato minuziosamente e alla fine ha prevalso la mia voglia di viaggiare e scoprire paesi, lingue e culture nuove, cosa che ho sempre sognato fin da piccolo. Soprattutto al giorno d'oggi può sembrare una scelta azzardata data la mancanza di lavoro. Ma nel momento in cui ho scelto, ho deciso che non mi sarei lasciato influenzare dal fatto di dover tenere un lavoro a tutti i costi e che la libertà di poter scegliere era più importante. Credo che molti ragazzi siano dell'idea che se riescono a trovare un lavoro devono tenerselo stretto per forza perchè non avranno altre possibilità, rinunciando magari a fare quello che gli piace. Secondo me non è così e le mie esperienze successive lo hanno dimostrato, ho fatto 5 lavori in 4 anni seguendo le mie passioni.
La seconda e per ora ultima esperienza all'estero è in Inghilterra a Bristol dove vivo ora. Mi sono trasferito a Gennaio 2018, è stato più facile perchè sapevo già più o meno quello che mi aspettava. Ho lasciato quindi l'università, passando solo il primo anno, e il lavoro in Francia. Non vedevo molti sbocchi lavorativi che mi interessavano con quell'indirizzo e dato che lavorare e studiare era molto pesante, e ormai il francese lo parlavo bene, ho deciso di venire a migliorare l'inglese direttamente qui. Qua in Inghilterra ti si aprono un sacco di possibilità, ti vengono in mente molte idee e progetti nuovi. Conoscere questa lingua è ormai risaputo che sia troppo importante al giorno d'oggi, ti mette sempre un passo davanti a chi non la sa. Ho notato che qui ci sono molti Italiani che vengono alla disperata ricerca di un lavoro perchè non lo trovano in Italia. Per me però non è stata una scelta quasi obbligata emigrare in Inghilterra, ma un sogno che si realizza e che mi permette di abitare a 2 ore da Londra, la mia città preferita.

La tua formazione imperiese è legata all'Istituto Galilei. Studiando in altri Paesi, cosa pensi manchi alla nostra istruzione e in cosa secondo te siamo più all'avanguardia
Per quanto riguarda il Liceo non ti so dire molto, so che in Francia finiscono un anno prima rispetto all'Italia e che forse la loro formazione è più indirizzata verso il mondo del lavoro. Per quanto riguarda l'università, in particolare quella di Grenoble dove ho studiato, devo dire che non avevo mai visto un Campus così bello e moderno. La prima volta che l'ho visto ne sono rimasto molto colpito e ho pensato: io devo venire a studiare qua! Ecco una cosa che manca potrebbe essere l'accoglienza della struttura in sè, in Italia le ho sempre trovate un po' tristi e serie. Per quanto riguarda il sistema di insegnamento c'è una cosa che mi ha colpito molto essendo abituato allo stile italiano: in Francia, per l'indirizzo lingue applicate, non ho quasi mai dovuto comprare libri. Tutto si svolgeva in classe, o negli "Amphis" (Aule magne) prendendo appunti e poi studiando le slides che i professori mettevano a disposizione sul sito dell'università, o al massimo prendendo in prestito libri dalla grande biblioteca del Campus. Altro vantaggio dell'università francese è che il costo di iscrizione è veramente una cifra irrisoria e inoltre puoi ottenere una borsa di studio molto facilmente in base a criteri familiari. Trovo il loro sistema molto più accessibile agli studenti e la maggior parte delle facoltà non ha test d'ingresso. Per gli esami invece forse è meglio in Italia, in Francia non puoi rifiutare un voto quindi puoi facilmente rovinarti la media, e in più o sei promosso o bocciato un po' come al nostro liceo. Il loro sistema di valutazione è in ventesimi, se alla fine dell'anno la tua media totale non arriva a 10/20, l'anno successivo dovrai rifare "solamente" tutti gli esami in cui hai avuto meno di 10. Un altro punto, non da poco, a favore dell'università italiana è che sicuramente ti da una formazione più approfondita e ti spinge a dare sempre il massimo.

Hai avuto anche un'esperienza nell'esercito per un anno. Quanto ha influito sulla tua preparazione personale?
Tantissimo. Mi ha formato e mi ha dato le basi per poter affrontare tutte le difficoltà e non fermarmi mai. E' stato come se da li in poi tutto fosse un po' più semplice. Ho attraversato un anno di cambiamento dal primo all'ultimo giorno, ho imparato moltissime cose sia direttamente che indirettamente e ho fatto molte esperienze e stretto amicizie che ricorderò per sempre. Avere avuto questa opportunità mi ha fatto crescere, ho lasciato per la prima volta casa e amici, ho imparato a vivere da solo ed a capire l'importanza dei soldi. E' un percorso che consiglio a chi mi chiede se ne vale la pena, ma nel quale bisogna metterci molto impegno e passione. Non sono a favore della leva obbligatoria, perchè deve essere una scelta consapevole e rendersi conto a cosa si va incontro è molto importante. Facendolo solo per un anno ho potuto cogliere meglio gli aspetti positivi, ma continuare con quello stile di vita sarebbe stato deleterio per me e non me la sono sentita. E' stato comunque utile perchè l'anno da vfp1 (volontario in ferma prefissata di un anno) ti spalanca le porte per i concorsi successivi in esercito, polizia e carabinieri se per caso in futuro volessi riprovarci.

Quali progetti pensi possa portarti l'esperienza in Francia e cosa vorresti fare "da grande"?
L'esperienza in Francia penso sia stata importante perchè potrebbe tornarmi utile in ambito lavorativo un giorno. Come ho detto prima, l'inglese ormai è importantissimo e tantissime persone lo parlano. Conoscere un altra lingua oltre a quella potrebbe darmi una marcia in più. In futuro mi piacerebbe fare un lavoro in cui posso avere la possibilità di praticare le tre lingue che so e magari nel frattempo impararne un altra tipo lo spagnolo che mi attira molto. "Da grande" invece, rimane sempre un domandone, ho alcuni progetti importanti che vorrei realizzare, ma sono ancora troppo lontani e non me la sento di parlarne adesso. Tutto può succedere in questi anni e non so ad esempio l'anno prossimo dove potrei trovarmi.

Se tornassi ad Imperia lo faresti con lo spirito di portare la tua preparazione  a servizio della tua Città o lo faresti per tornare da amici, parenti e per adattamento?
Direi un po' per entrambi. Devo ammettere che a volte mi manca l'aria di casa e quindi mi fa sempre piacere tornare da amici e famiglia. In questo modo però, negli ultimi anni, venendo ad Imperia praticamente da turista ho potuto apprezzare meglio la città e capire quali sono i suoi punti di forza come ad esempio la vicinanza al mare e alla montagna, il clima mite e ovviamente il cibo che si sa è imbattibile in tutta Italia. Ho notato anche quali possono essere le mancanze come ad esempio a mio avviso i trasporti sono carenti, la vita notturna per i giovani è molto limitata e bisognerebbe sfruttare meglio le attrazioni turistiche. Sinceramente non mi dispiacerebbe in futuro collaborare in qualche modo con la mia città per renderla migliore, ma non ho idea di come per ora.

Un luogo comune sugli italiani che hanno all'estero?
Ce ne sono tanti. I primi che mi vengono in mente sono che gesticoliamo sempre, che mangiamo solo pasta, che siamo tutti mafiosi e che guidiamo come dei pazzi! Ce ne sono anche di positivi come ad esempio che siamo tutti molto affascinanti, che la nostra lingua è fluida come un canto e che il nostro cibo sia il migliore giustamente, anche se detestano ammetterlo. Noi anche abbiamo molti luoghi comuni sui francesi e quasi tutti sono veri!

Se dovessi scattare una fotografia del tuo futuro, in quale Paese la vedi e perchè?
Al momento direi Francia! Non escludo di tornarci in futuro e stabilirmi definitivamente la, magari in un altra città. Mi piaciuto molto come paese, adoro la lingua e la qualità di vita, anche se forse col nuovo governo la situazione sta un po' cambiando per gli stranieri. Inoltre non è distante dall'Italia e questo sarebbe comodo. Nel profondo però spero anche di tornare in Italia, vedremo cosa mi riserverà l'avvenire.



Redazione

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