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Politica | 19 ottobre 2010, 17:04

Paventata chiusura delle Comunità Montane: grido d'allarme dalla Valle Arroscia

"Ci permettiamo però di far notare che quegli Amministratori, molti dei quali sono dipendenti pubblici, dimenticano che dietro a questi Enti bollati come 'inutili', ci sono, appunto, i dipendenti, persone che con dedizione e dignità hanno avuto un ruolo attivo nei 30 anni di storia della Comunità Montana".

Paventata chiusura delle Comunità Montane: grido d'allarme dalla Valle Arroscia

"Apprendiamo in questi giorni dagli organi di stampa, che a quanto pare sembrano essere ormai l’unica fonte di informazione possibile, non solo della già 'decretata' soppressione delle Comunità Montane, ma anche del fatto che alcune Amministrazioni Comunali si stanno attrezzando per il 'post Comunità Montana'. Ci permettiamo però di far notare che quegli Amministratori, molti dei quali sono dipendenti pubblici, dimenticano che dietro a questi Enti bollati come 'inutili', ci sono, appunto,  i dipendenti, persone che con dedizione e dignità  hanno avuto un ruolo attivo nei 30 anni di storia della Comunità Montana, 30 anni di attività a salvaguardia di un territorio difficile da 'addomesticare', area marginale non solo per motivi orografici, ma soprattutto rispetto alla costa, con conseguente assenza di molti dei servizi essenziali cui i cittadini hanno diritto (vale la pena ricordarli questi servizi: raccolta dei rifiuti, trasporto alunni e pensionati, servizi sociali, gestione dei beni silvo-pastorali, ripetitori TV, pulizia delle strade comunali, protezione civile e antincendio boschivo, vivaio forestale, museo del territorio, lavori pubblici, deleghe in agricoltura, solo per citare i più importanti)".

Lo scrivono, in una 'lettera aperta' a tutti i media, i dipendenti della Comunità Montana della Valle Arroscia, intervenendo sulla paventata chiusura di enti come quello per cui lavorano. "Questi 'individui' - proseguono - che la fredda logica del 'pubblico impiego fannullone' declassa semplicisticamente a numeri di matricola, stanno subendo, loro malgrado, un processo ormai ineluttabile, sviliti nella loro condizione di supini spettatori degli eventi, avendo come unica contropartita l’incertezza totale sul futuro che attende loro e le loro famiglie e il silenzio assordante delle istituzioni locali e delle organizzazioni sindacali. Non si tratta di persone che occupano un posto di lavoro indebitamente e solo per percepire o, meglio, 'rubare', secondo il comune sentire dei più, lo stipendio, ma di individui che nonostante tutto e tutti continuano a garantire quei servizi che dovrebbero caratterizzare la cosiddetta 'società civile'. Tutto questo a dispetto di quei politici che da anni parlano di entroterra, salvaguardia e presidio del territorio: quanta ipocrisia nelle loro parole, solo promesse vaghe senza certezze".

Carlo Alessi

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