Importante trasferta per l’autrice Sanremese Antonella Squillace. Ha portato il suo libro “Speranza è il mio nome”, lo scorso 14 ottobre, all’interno della prestigiosa iniziativa astigiana “Festival dei Popoli”, organizzata dalla Fondazione Migrantes della Diocesi, Ufficio Pastorale Migranti e in collaborazione con il Foyer delle Famiglie, quest’anno dedicato a “Il filo invisibile: donne, pace, comunità”.
Il romanzo, presentato anche al mattino in alcune classi dell’IIS Castigliano di Asti, per un confronto con gli studenti sul tema delle migrazioni e sulle sfide dell’integrazione segue il viaggio di Sewide, una ragazza eritrea di sedici anni in fuga dal proprio Paese insieme al cugino Sami. Attraverso il deserto, la detenzione in Libia, la traversata del Mediterraneo e l’arrivo a Ventimiglia, la giovane cerca una vita libera e dignitosa. Lungo il cammino incontra altri ragazzi, provenienti da Paesi diversi, accomunati dalla necessità di fuggire e dalla speranza di un futuro migliore
“Hanno sedici anni, come tanti ragazzi che incontriamo ogni giorno. Ma invece di pensare alla scuola, agli amici e al futuro, devono affrontare deserti, prigionia, traversate in mare e frontiere. Le loro storie rischiano di restare invisibili dietro i numeri delle statistiche.” A dar loro voce è “Speranza è il mio nome”.
La narrazione intreccia fatti di cronaca, testimonianze ed esperienze legate alle migrazioni, con particolare riferimento al Centro di accoglienza delle Gianchette di Ventimiglia, aperto da don Rito Alvarez. Ne emerge un racconto corale in cui la durezza del viaggio si accompagna alla solidarietà e alla capacità di non arrendersi.
Che cosa accade a chi arriva solo in Italia? Quali esperienze ha vissuto e quali possibilità trova una volta raggiunta l’Europa? Il libro invita a superare una narrazione concentrata sugli arrivi e sulle emergenze, per restituire un volto e una storia a chi troppo spesso rimane ai margini.
Il tema richiama quello scelto da Papa Leone XIV per la 112ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2026, «Anche uno solo di questi bambini», dedicato ai minori non accompagnati. Un richiamo alla responsabilità collettiva di garantire protezione, diritti e opportunità a chi affronta il proprio percorso migratorio senza il sostegno della famiglia.
L'opera vuole stimolare una profonda riflessione collettiva, andando oltre l'emergenza mediatica degli sbarchi. Il tema scelto richiama direttamente le parole dedicate ai minori non accompagnati, invitando a una responsabilità condivisa per la tutela dei più fragili e rimarcando che la sicurezza nasce anche dall’accoglienza e dalla reale integrazione.











