I fatti di Ceuta ripropongono in tutta la loro drammaticità situazioni e meccanismi ben noti che avranno inevitabilmente un impatto sul territorio imperiese. Millecinquecento arrivi in una settimana, centri di accoglienza al collasso, strutture per minori sature ben oltre la capienza e l'esercito schierato al confine: un quadro che rischia di riflettersi a breve sui valichi locali.
Ogni crisi lungo il perimetro europeo si scarica infatti, dopo poche settimane, sui confini interni, portando con sé l'aumento dei controlli francesi, maggiori riammissioni verso l'Italia e più adempimenti ai valichi. La sospensione del trattato di Schengen finisce così per concentrare il peso dell'emergenza direttamente sul territorio intemelio.
I numeri dell'attività di Frontiera Dal 1° gennaio al 22 luglio scorsi, gli agenti del Settore Frontiera di Ventimiglia hanno arrestato 65 persone (di cui 15 per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina), rintracciato 2.446 stranieri irregolari, eseguito 92 riammissioni attive e controllato quasi 26mila persone.
Risultati che, evidenzia il sindacato, raccontano l'efficienza di una macchina operativa che funziona solo grazie all'impegno degli operatori.
La realtà del presidio cittadino mostra criticità strutturali: a fronte di un organico provinciale di circa 600 unità ripartite tra le varie specialità, Ventimiglia conta spesso su una sola volante per turno e due soli operatori impegnati a gestire fino a quindici riammissioni dalla Francia. Ogni volta che l'equipaggio parte per un accompagnamento verso i CPR, la città rischia di rimanere scoperta.
A ciò si aggiungono le prospettive legate all'entrata in vigore del nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, destinato a caricare gli uffici di confine di ulteriori procedure burocratiche.
Le richieste del SILP Il SILP prosegue la propria azione per ottenere l'assegnazione stabile di nuovo personale nei prossimi movimenti, il rafforzamento del Settore Frontiera, oltre a mezzi e strutture adeguate. Dal sindacato ribadiscono come la sicurezza di un territorio di confine non possa essere garantita da interventi temporanei estivi, ma necessiti di soluzioni strutturali e continue.














