Sono passati ormai venti giorni da quella notte che ha segnato un nuovo spartiacque nella vicenda di Nessy Guerra. Era il 1° luglio quando la polizia egiziana bussò alla porta dell'abitazione in cui la giovane sanremese vive nascosta insieme alla figlia Aisha e ai propri genitori, conducendo tutta la famiglia in caserma per ore.
Da allora, la vita di Nessy si è nuovamente fermata. La 26enne continua infatti a rimanere chiusa nella propria abitazione, senza poter uscire, mentre prosegue l'attesa per comprendere quale sia l'intesa raggiunta tra le autorità italiane ed egiziane nelle ore successive a quel delicato intervento.
Un'attesa che, giorno dopo giorno, diventa sempre più difficile da sostenere. Secondo quanto appreso da SanremoNews, né la stessa Nessy Guerra né il collegio di legali che la assiste avrebbero ricevuto indicazioni precise sul contenuto dell'accordo raggiunto tra Italia ed Egitto. Un elemento che alimenta inevitabilmente dubbi e incertezze su quello che potrà accadere nelle prossime settimane.
Le domande, infatti, restano molte più delle risposte. La principale riguarda l'esecuzione della condanna a sei mesi di carcere per adulterio, confermata in appello e attualmente impugnata davanti alla Corte di Cassazione egiziana.
Nei giorni immediatamente successivi al blitz della polizia aveva iniziato a circolare l'ipotesi che la giovane potesse evitare il carcere scontando la pena direttamente nella propria abitazione, una soluzione che avrebbe consentito a Nessy di restare accanto alla figlia Aisha.
Si tratta però di uno scenario che continua a presentare numerose incognite. In Egitto, infatti, non esiste un istituto perfettamente assimilabile agli arresti domiciliari previsti dall'ordinamento italiano, circostanza che rende ancora più difficile comprendere quale sia la reale situazione giuridica della giovane sanremese.
Ad oggi non è chiaro se Nessy dovrà rimanere nella propria abitazione per l'intera durata della pena, se questa fase rappresenti una misura temporanea in attesa di ulteriori decisioni delle autorità egiziane oppure se la situazione possa sbloccarsi nel giro di poche settimane attraverso un'intesa diplomatica o un diverso provvedimento giudiziario.
L'incertezza pesa inevitabilmente anche sul piano umano. Da quasi tre settimane Nessy Guerra vive senza sapere quale sarà il proprio destino, mentre continua a seguire, insieme ai propri legali italiani ed egiziani, tutti i procedimenti ancora aperti: dal ricorso in Cassazione contro la condanna per adulterio alla causa per l'affidamento della piccola Aisha, fino al procedimento relativo allo sblocco del divieto di espatrio della bambina.
Parallelamente prosegue anche il lavoro della diplomazia italiana. Nei giorni scorsi il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha confermato che il Governo continua a mantenere un dialogo costante con le autorità egiziane, arrivando ad auspicare anche la concessione di una grazia presidenziale come possibile strada per consentire il rientro in sicurezza della giovane madre e della figlia.
Per il momento, però, il tempo sembra essersi fermato. Venti giorni trascorsi tra le stesse mura, nell'attesa di una risposta che ancora non arriva. Una condizione sospesa che si aggiunge ai quasi tre anni di una vicenda giudiziaria e diplomatica sempre più complessa e che continua a lasciare Nessy Guerra e la piccola Aisha in un limbo fatto di attese, speranze e interrogativi ancora senza risposta.














