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Politica | 27 maggio 2026, 12:52

Tagli alle classi, la scuola della provincia di Imperia al collasso: i sindacati accusano il Ministero

Le organizzazioni sindacali denunciano il tetto massimo di 411 classi imposto per il 2026/2027: continuità didattica a rischio, docenti costretti a spostarsi tra più sedi, famiglie penalizzate nella scelta del percorso di studi

Tagli alle classi, la scuola della provincia di Imperia al collasso: i sindacati accusano il Ministero

Un muro numerico. È così che i sindacati della scuola della provincia di Imperia definiscono il limite massimo di 411 classi attivabili imposto dal Ministero dell'Istruzione per il prossimo anno scolastico. Un vincolo che, secondo ANIEF, CGIL, SNALS, UIL e GILDA, sta producendo effetti devastanti sull'intero sistema scolastico provinciale, mettendo a rischio il diritto allo studio di centinaia di studenti e le condizioni di lavoro del personale docente.

La denuncia è arrivata al termine dell'ultimo tavolo informativo sugli Organici di Diritto per il 2026/2027, convocato presso l'Ufficio Scolastico Provinciale di Imperia. Un incontro che ha fatto emergere una realtà ben più preoccupante di quanto lasciassero intendere le notizie circolate nelle scorse settimane sugli organi di stampa locali.

I numeri della crisi. Se da un lato la trattativa sindacale ha limitato i danni sul fronte dei cosiddetti "perdenti posto" — ridotti a un solo caso a livello provinciale — dall'altro il conto da pagare si è rivelato salato. Le Cattedre Orario Esterne (COE) sono passate da 34 a 40, il che significa che un numero crescente di docenti sarà costretto, il prossimo settembre, a prestare servizio su più istituti, con inevitabili ricadute sulla continuità didattica.

Istituti tecnici e professionali, nessuna tutela reale. I sindacati smontano anche la narrativa ufficiale secondo cui i percorsi tecnici e professionali sarebbero stati preservati dai tagli. «Quanto affermato riguardo alla tutela di questi istituti non corrisponde alla realtà», si legge nel comunicato unitario. Anche questi indirizzi hanno subito accorpamenti e riorganizzazioni, con mere compensazioni interne tra percorsi e conseguenze concrete per studenti e insegnanti.

Un territorio ignorato. Ciò che i sindacati contestano con più forza è l'applicazione di un parametro uniforme e rigido a una realtà geografica del tutto peculiare. La provincia di Imperia è stretta e lunga, con collegamenti spesso difficoltosi tra i comuni: spostare una classe può significare rendere di fatto irraggiungibile la scuola per intere famiglie. «Non si può stabilire un tetto massimo senza analizzare concretamente la logistica e i bacini scolastici del nostro territorio», scrivono le organizzazioni sindacali.

Scuole e dirigenti scolastici, precisano i sindacati, non hanno alcuna responsabilità in questa vicenda: si sono trovati a subire passivamente decisioni assunte altrove, vedendosi in alcuni casi dimezzare le sezioni autorizzate senza alcun margine di intervento.

Tagli alla scuola pubblica, una storia che si ripete. Per i sindacati, dietro i numeri si nasconde una scelta politica precisa: il contenimento della spesa pubblica a scapito dell'istruzione. Un approccio che, a loro avviso, mette in discussione i principi sanciti dagli articoli 33 e 34 della Costituzione, che garantiscono il pluralismo educativo e il diritto di tutti i cittadini all'accesso ai più alti gradi degli studi.

ANIEF, CGIL, SNALS, UIL e GILDA annunciano che continueranno a monitorare tutti i passaggi legati alla definizione dell'organico di fatto, riservandosi di mettere in campo ogni iniziativa utile a tutela di studenti, famiglie e lavoratori della scuola.

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