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Economia | 06 aprile 2026, 07:00

Come il Centro Nautico di Levante ha trasformato la passione per il mare in un modello di sport inclusivo

C'è un filo che collega il mare della Sardegna alle acque liguri del golfo di La Spezia, e passa attraverso Torino.

Come il Centro Nautico di Levante ha trasformato la passione per il mare in un modello di sport inclusivo

È il filo di una storia iniziata più di quarant'anni fa, quando un gruppo di appassionati decise che la vela non doveva essere uno sport per pochi. Il Centro Nautico di Levante è nato da quell'intuizione, e da allora non ha smesso di crescere.

Una storia che nasce nel 1982 tra Torino e il mare

Tutto comincia nel 1982, con un nome che racconta già molto: Centro Nautico Glénans Italia. Un omaggio diretto alle Scuoles Glénans, la storica scuola velica francese che aveva rivoluzionato la didattica nautica europea ponendo al centro l'apprendimento autonomo, il rispetto del mare e la dimensione comunitaria della navigazione.

Nel 1988 arriva il nome attuale, ma la filosofia resta intatta. La scelta del modello no-profit non è casuale: è una dichiarazione di intenti. La vela come bene collettivo, accessibile, trasmessa da chi la ama a chi vuole impararla. Il volontariato sportivo non è un ripiego ma un valore fondante, la colonna vertebrale di un'organizzazione che ha costruito la propria identità sulla passione prima che sul profitto.

Il metodo didattico che mette la persona al centro

Imparare a navigare da Levante non assomiglia a seguire un manuale. Il principio è semplice e radicale insieme: si sale in barca e si comincia. La teoria accompagna la pratica, non la precede. L'istruttore non trasmette nozioni, facilita scoperte.

La progressione didattica si articola su quattro livelli, da una a quattro vele, che misurano la crescita reale dell'allievo, non il tempo trascorso in aula. Il confronto continuo tra istruttore e allievo permette di adattare il percorso a chi si ha di fronte: un bambino di otto anni, un adulto alle prime armi, un velista che vuole affinare le manovre avanzate. La persona viene prima della barca, e questo cambia tutto.

Dalla Sardegna alla Liguria: le basi dove si impara navigando

Le location non sono un dettaglio. Sono parte integrante dell'esperienza.

La base sarda, Casa del Vento, a Capo d'Orso, nel comune di Palau, sorge alle porte dell'Arcipelago della Maddalena, in uno dei tratti di mare più spettacolari e protetti del Mediterraneo. Vento costante, acque cristalline, fondali incontaminati: condizioni ideali per chi muove i primi passi in deriva e per chi cerca navigazioni più impegnative. L'ambiente naturale diventa parte della didattica, insegnando rispetto e lettura del mare prima ancora di qualsiasi manovra tecnica.

La base di La Spezia, al Marina Porto Mirabello, offre invece una continuità durante tutto l'anno. Weekend in barca, navigazione nel golfo, la prospettiva delle Cinque Terre all'orizzonte. Per le famiglie del Nord Italia è il punto di accesso più naturale a questo mondo.

Oltre 15.000 velisti formati: i numeri di una community unica

Quarant'anni di attività lasciano un segno misurabile. Quindicimila velisti formati non sono solo un numero: sono generazioni di persone che hanno imparato ad amare il mare attraverso questo metodo, molte delle quali sono tornate come istruttori volontari, trasmettendo ad altri ciò che avevano ricevuto.

Questa è la caratteristica più rara del modello Levante: la comunità si auto-alimenta. Chi impara a navigare qui spesso non se ne va. Diventa parte di qualcosa che chiama semplicemente "Levante", con l'affetto che si riserva a una famiglia allargata. I "Levantini" sono un fenomeno sociologico prima ancora che sportivo.

Sport e inclusione sociale: la vela come strumento educativo

La vela non è solo sport. Da Levante lo sanno da sempre, e lo dimostrano con i fatti. La scuola ha sviluppato nel tempo collaborazioni con realtà come il Basaglia di Torino e la Fondazione Casa del Giovane di Milano, portando il mare e la navigazione in contesti dove lo sport diventa strumento di recupero, crescita e integrazione sociale.

Non è un approccio isolato: il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ha riconosciuto il valore delle associazioni sportive dilettantistiche che usano lo sport come strumento di inclusione, finanziando progetti che portano la pratica sportiva gratuita nei contesti di maggiore fragilità sociale. Levante si muove da decenni esattamente in questa direzione.

Le attività per le scuole, i percorsi PCTO e i tirocini universitari completano un quadro in cui la vela smette di essere un privilegio e diventa un'opportunità concreta per chiunque. Un modello che poche realtà sportive italiane possono vantare con la stessa coerenza e continuità.

Sicurezza in mare: protocolli e formazione degli istruttori

La libertà in mare si costruisce sulla sicurezza. Levante lo applica con rigore: defibrillatori DAE presenti su barche e basi, brevetto BLS-D obbligatorio per tutti gli istruttori, protocolli meteorologici che non lasciano spazio all'improvvisazione. Ogni uscita in acqua è preparata, monitorata, gestita da persone formate per intervenire in qualsiasi situazione.

Per i genitori che affidano i propri figli a questi corsi, questa struttura non è un optional. È la condizione che rende possibile tutto il resto: l'autonomia, l'avventura, la crescita. Senza sicurezza, la vela non insegna nulla.

Perché il modello Levante funziona ancora dopo 40 anni

Poche realtà sportive resistono quarant'anni senza tradire la propria identità. Il Centro Nautico di Levante ci è riuscito perché ha costruito su fondamenta che non invecchiano: il no-profit come scelta etica, il volontariato come motore umano, l'inclusività come pratica quotidiana, la qualità didattica come impegno irrinunciabile.

In un panorama in cui le scuole vela spesso inseguono il mercato, Levante ha scelto di restare fedele a una visione. Ed è proprio questa fedeltà, alla fine, a rendere unico il Centro Nautico di Levante.

 





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