Mentre per Nessy Guerra sono giorni complicati dopo la condanna a sei mesi per adulterio in Egitto, l’ex marito Tamer torna a esporsi pubblicamente con una lunga lettera inviata a diverse redazioni italiane, compresa la nostra.
Nel documento l’uomo sostiene di essere stato assolto da tutte le accuse, denuncia una campagna diffamatoria nei suoi confronti e pone una serie di condizioni per un eventuale rientro in Italia: traduzione e legalizzazione delle sentenze egiziane con apostilla, garanzie formali per evitare un arresto sul territorio italiano, restituzione del passaporto e una “riparazione televisiva” della propria reputazione, oltre a un risarcimento del danno.
Le richieste. Nella lettera, inviata anche a diverse istituzioni italiane, l’ex marito sostiene di aver tentato “ogni forma di riconciliazione” con Nessy Guerra, affermando che sarebbe stata lei a non voler ricomporre il rapporto e ad “impedire a mia madre, a me e alla mia famiglia di vedere mia figlia”.
Nello stesso documento accusa inoltre le televisioni italiane di “nascondere il fatto che sono stato assolto da tutte le accuse” e di contribuire, insieme all’ex moglie, a “dipingermi come un mostro”.
Dichiarazioni che si inseriscono in un quadro giudiziario già definito in Italia e che, allo stato, non risultano accompagnate da provvedimenti ufficiali idonei a modificare la posizione processuale dell’uomo nel nostro ordinamento.
Nel testo vengono poi avanzate precise richieste alle autorità italiane: la “traduzione e legalizzazione consolare con apostilla delle sentenze di assoluzione”, il “risarcimento danni”, il rilascio del passaporto presso l’ambasciata e “tutto quanto necessario per poter tornare in Italia in sicurezza”.
L’ex marito chiede inoltre una “protezione che mi garantisca che io non venga di nuovo arrestato ingiustamente qualora venissi in Italia” e una “campagna televisiva di riparazione della mia reputazione”.
Infine, indica le condizioni per un eventuale rientro: “Se troviamo un accordo dove mi vengono fornite le sentenze tradotte e legalizzate in Italia, con una protezione che mi garantisca che io non venga arrestato, ottenendo il mio passaporto e una riparazione della mia reputazione in televisione e risarcimento del danno, io sono disposto a tornare in Italia, cancellando il procedimento di adulterio”. Un riferimento al processo che ha portato alla condanna di Nessy a sei mesi pronunciata in Egitto, già archiviato in due occasioni in precedenza.
Il nodo della condanna italiana. A chiarire la questione è intervenuta l’avvocata Agata Armanetti, legale italiana di Nessy Guerra. “Tra Italia ed Egitto non esiste alcuna convenzione di reciprocità – spiega –. Le decisioni assunte in un Paese non incidono automaticamente sull’altro. Sono ordinamenti completamente autonomi”.
Il punto centrale riguarda la posizione giudiziaria dell’uomo in Italia. “Ha riportato una condanna a tre anni passata in giudicato – afferma la legale –. Se dovesse rientrare in Italia, quella condanna resta efficace”. Un elemento che rende irrealizzabile la richiesta di ottenere garanzie preventive contro l’arresto.
Nella lettera Tamer parla anche di risarcimento danni e di riparazione della reputazione. “Se ritiene di aver subito una condanna ingiusta – precisa Armanetti – deve avviare un’azione contro lo Stato italiano. Ma per sostenere che una condanna sia ingiusta serve una decisione giudiziaria che lo stabilisca. Non basta dichiararlo”.
Una fase delicata per Nessy. La lettera arriva in un momento particolarmente delicato per la giovane madre sanremese. Dopo la sentenza a sei mesi per adulterio pronunciata da un tribunale egiziano, l’appello rappresenta l’ultima possibilità per evitare l’esecuzione della pena. In Egitto non esiste sospensione condizionale: in caso di conferma della condanna, il rischio è il carcere.
Sul piano parallelo resta aperta anche la causa per l’affidamento della bambina di tre anni, che potrebbe risentire della decisione penale. La difesa italiana continua a chiedere un’interlocuzione politica tra i due Paesi, ritenendo che senza un intervento istituzionale la situazione possa aggravarsi.














