Il caso di Nessy Guerra continua a svilupparsi su più piani, intrecciando procedimenti giudiziari, pressioni personali e richieste di intervento istituzionale che, a oggi, non hanno ancora prodotto una svolta concreta. La cittadina sanremese resta bloccata in Egitto con la figlia di soli tre anni, mentre il tempo scorre e l’incertezza pesa ogni giorno di più.
Sul fronte giudiziario, la vicenda ruota attorno a tre procedimenti distinti ma strettamente collegati: quello per adulterio e i due relativi all’affidamento della bambina. Un legame che non è solo formale. Secondo quanto confermato dalla difesa, l’esito del primo procedimento potrebbe incidere in modo diretto sul secondo, con conseguenze potenzialmente gravissime. In caso di una sentenza sfavorevole, Nessy non rischierebbe soltanto una condanna penale, ma anche la perdita della figlia.
Le ultime udienze non hanno portato a decisioni risolutive. L’ex marito si è presentato in tribunale con nuovi testimoni, tutti respinti dal giudice, e ha poi avanzato dichiarazioni che hanno ulteriormente turbato la donna. Dopo averla denunciata per adulterio, esponendola al rischio del carcere, avrebbe dichiarato di voler tornare con lei come moglie, arrivando persino a promettere beni di lusso e somme di denaro. Secondo quanto riferito, sarebbe stata avanzata anche un’offerta milionaria al legale egiziano della donna per “chiudere la vicenda” e favorire una riconciliazione.
Elementi che non rientrano nel merito giuridico dei procedimenti, ma che contribuiscono a delineare un quadro di pressione ossessiva e intimidatoria, vissuta da Nessy come una prosecuzione della persecuzione anche all’interno delle aule giudiziarie. Un clima che rende ogni rinvio – l’ultimo ha fissato la prossima udienza al 6 aprile – un ulteriore periodo di esposizione e paura.
A rendere ancora più complessa la situazione c’è il contesto familiare. I genitori di Nessy si trovano attualmente in Egitto per stare vicino alla figlia e alla nipotina, affrontando enormi difficoltà logistiche, economiche e personali. Una presenza necessaria, ma che si svolge in un clima di costante allerta, tra timori per la sicurezza e limitazioni alla vita quotidiana.
Parallelamente, il caso ha assunto una dimensione pubblica sempre più ampia. La raccolta firme lanciata per chiedere il rientro in Italia di Nessy Guerra ha superato le 30mila adesioni, un numero che testimonia l’attenzione e la solidarietà di cittadini che chiedono risposte e protezione. Un sostegno che per la donna rappresenta non solo un appoggio simbolico, ma anche una forma di tutela morale in una battaglia che rischia di diventare logorante.
Resta infine aperto il tema del ruolo delle istituzioni. Da settimane si susseguono dichiarazioni e prese di posizione, ma sul piano concreto nulla è cambiato. Nessy Guerra continua a chiedere un intervento efficace, che tenga insieme la dimensione giuridica e quella umana della vicenda, mettendo al centro la tutela di una madre e di una bambina.
Il caso resta sospeso tra tribunali, diplomazia e appelli pubblici. In mezzo, una donna e una figlia di tre anni che attendono una risposta, mentre il tempo continua a scorrere contro di loro.














