La tragedia avvenuta a Capodanno in Svizzera a Crans Montana, nella quale hanno perso la vita 49 persone e oltre un centinaio sono rimaste ferite, ha gettato grande scalpore in tutti, portando molte persone a interrogarsi sulla questione della sicurezza all'interno dei locali utilizzati come discoteche: alcuni comuni, come quello di Arenzano, hanno deciso di vietare i fuochi pirotecnici nei locali, una decisione che i sindaci di Sanremo e Taggia Alessandro Mager e Mario Conio stanno valutando tra le opzioni per garantire la sicurezza.
Una mossa che può sicuramente aiutare a garantire la salvaguardia degli avventori ma che, spiegano i gestyiori dei locali da ballo del territorio, non andrebbe a risolvere il vero problema intorno alla questione: il rispetto delle norme di sicurezza e delle licenze. "La scelta di vietare le fiammelle è comprensibile, sia per un fattore di sicurezza sia per sensibilità verso quanto successo – spiega Tommy Osella, della discoteca Kursaal di Bordighera – Però bisogna fare attenzione a quello che è il vero problema: quel locale non era una discoteca e non aveva i presidi di sicurezza necessari".
Osella sottolinea come il rischio non sia legato esclusivamente all’uso di una fiamma: "In questo caso è stata una fiammella, ma può accadere qualunque cosa che porti a un esodo improvviso. In una discoteca vera, con licenze verificate e che rispetta le norme, si poteva evitare o quantomeno ridurre sensibilmente quanto accaduto". E aggiunge: "In Italia le norme sono piuttosto rigide, ma il problema è che spesso non vengono rispettate, soprattutto in locali che non sono autorizzati a fare discoteca. I luoghi di aggregazione dovrebbero avere tutti le stesse norme, che devono essere verificate. Noi (in Italia) sotto questo aspetto siamo molto attenti, io poi sono presidente provinciale del Silb (sindacato italiano locali da ballo) e spesso abbiamo segnalato locali con situazioni di pericolo in quanto ad affluenza e abusivismo, anche per strutture facilmente controllabili, non solo luoghi nascosti". E conclude: "Noi, come categoria, segnaliamo spesso situazioni di pericolo legate a sovraffollamento e abusivismo. Questa dovrebbe essere la vera priorità per le amministrazioni".
Sulla stessa linea Andrea Amanzi, della discoteca Tatanka di Taggia: "Una cosa importante è non minimizzare quanto successo in Svizzera dicendo che si è trattato solo di un candelotto. Non si può pensare di mettere 400 e passa persone stipate in un luogo senza sicurezza. Poi sicuramente non usarle è meglio, perché si parla sempre di una fiammella (anche se regolamentata per uso interno) che comunque può creare un pericolo. Non so se poi entrerà anche in vigore una normativa nazionale, come ho sentito, in caso ben venga, però secondo me non è il fulcro. Bisogna stare attenti - prosegue - in quei luoghi dove la condizione di sicurezza non è verificata. Posso dire con certezza che se una cosa del genere fosse successa nel mio locale (e non sarebbe successa) le persone sarebbero uscite dalle uscite di sicurezza e si sarebbe evitato quanto successo".
Pur riconoscendo che evitare l’uso di fiammelle possa ridurre i rischi, Amanzi ribadisce che "non è questo il fulcro del problema: il candelotto non deve passare come capro espiatorio. Bisogna stare attenti a quei luoghi dove la condizione di sicurezza non è verificata. Sono tanti quelli che fanno discoteca senza avere la licenza".
Entrambi i gestori evidenziano come nei locali regolari l’uso di candele e fuochi sia già stato abbandonato: "Da anni utilizziamo led ricaricabili – spiegano – lo spettacolo non ne risente e a livello di sicurezza si guadagna". Ma l’avvertimento resta chiaro: "Se non aumentano i controlli e non si fa rispettare la normativa – conclude Amanzi – il rischio è che tragedie come quella di Crans Montana possano ripetersi. i requisiti per ottenere le autorizzazioni richiedono un grande impegno, ma spesso, soprattutto nelle località più periferiche e di montagna, si fa indipendentemente dalle licenze, e lì i controlli non ci sono. Però poi viene a crearsi una strage come quella che abbiamo visto".














