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Attualità | 29 ottobre 2025, 12:15

Imperia, docente di religione precaria per 25 anni: il Tribunale condanna il Ministero a 58mila euro di risarcimento

La giudice: “Abuso di contratti a termine oltre i 36 mesi”. L’avvocata Pepoli: “Decisione destinata a fare scuola in tutta Italia”

Foto archivio

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Una docente di religione cattolica della provincia di Imperia, dopo 25 anni di servizio nelle scuole pubbliche con contratti annuali, ha ottenuto giustizia. Il Tribunale di Imperia ha riconosciuto l’abuso nella reiterazione dei contratti a tempo determinato e ha condannato il Ministero dell’Istruzione al pagamento di 21 mensilità di risarcimento, per un totale di circa 58mila euro, oltre interessi.

La decisione accoglie in pieno i principi fissati dalla Corte di Giustizia europea e dalla Cassazione: superare i 36 mesi di precariato continuativo su posti stabili costituisce abuso del contratto a termine, un comportamento discriminatorio rispetto ai docenti di ruolo. Nel caso specifico, la docente aveva ricevuto supplenze fino al 31 agosto per ben 25 anni consecutivi, lavorando quindi su cattedre chiaramente “strutturali”.

A pesare sul sistema è anche il fatto che i docenti di religione, per legge, dovrebbero accedere al ruolo tramite concorso da bandire ogni tre anni. Ma l’ultimo concorso risale al 2004, lasciando migliaia di insegnanti in una condizione di precarietà prolungata.

L’avvocata Pepoli: “Non è un caso isolato, ora molti potranno far valere i propri diritti”. A seguire la docente nel giudizio è stata l’avvocata Veronica Pepoli, che commenta: “È una sentenza di grande rilievo. Riconosce un risarcimento importante per chi ha lavorato per anni in condizioni di precarietà ingiustificata. In tutta Italia i docenti di religione nella scuola pubblica si trovano nella stessa situazione: se hanno superato i 36 mesi di incarichi annuali, possono chiedere il risarcimento.”

La docente nel frattempo è entrata in ruolo dal 1° settembre, grazie al concorso straordinario recentemente avviato, ma come sottolinea il legale “l’assunzione non elimina l’abuso subito negli anni precedenti”.

Una sentenza che apre la strada a migliaia di ricorsi. Secondo le organizzazioni del settore, oltre 15mila docenti di religione hanno alle spalle lunghi periodi di precariato. Molti di loro potrebbero ora intraprendere azioni legali analoghe. La giurisprudenza è sempre più chiara: lo Stato non può usare il precariato per coprire esigenze permanenti della scuola.

Imperia tra i Tribunali che fanno da apripista. Con questo pronunciamento, anche la giustizia ligure si allinea al principio che tutela i diritti dei lavoratori della scuola e chiede allo Stato soluzioni strutturali, non più scaricabili sui singoli. Come ricorda l’avvocata Pepoli: “Dopo vent’anni di attesa, i diritti dei docenti non sono più rinviabili.”

Andrea Musacchio

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