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Ventimiglia Vallecrosia Bordighera | 20 agosto 2025, 12:15

Università, studiare lontano da casa pesa sempre di più: da Ventimiglia a Sanremo, costi sempre più alti

Abbonamenti ferroviari, stanze in affitto e spese quotidiane: tra Sanremo, Ventimiglia e le grandi città universitarie, ecco quanto costa oggi formarsi. In dieci anni le rette sono salite di 300 euro l’anno, gli affitti del 40%: e il Pnrr arranca

Università, studiare lontano da casa pesa sempre di più: da Ventimiglia a Sanremo, costi sempre più alti

Studiare all’università è sempre più caro e per i ragazzi della Riviera dei Fiori il conto si fa particolarmente salato. A Imperia esistono alcuni corsi attivi – da Giurisprudenza a Scienze del Turismo, passando per Ingegneria Informatica e Scienze agroalimentari – ma chi vuole ampliare le proprie possibilità di scelta deve quasi sempre guardare a Genova, Torino, Milano o Bologna, con spese inevitabilmente più alte.

Per chi decidesse di frequentare i corsi imperiesi viaggiando in treno, l’abbonamento annuale da Ventimiglia a Imperia costa 688 euro, mentre da Sanremo si scende a 592 euro. Cifre contenute, ma che si moltiplicano nel caso di pendolarismo su Genova: da Ventimiglia l’abbonamento annuo arriva a 1.180 euro, da Sanremo 1.103 euro. Ed è chiaro che un pendolarismo quotidiano fino al capoluogo ligure appare difficile, se non impossibile.

Ecco allora che subentra la spesa più pesante: l’affitto di una stanza. I dati di immobiliare.it parlano chiaro: a Torino si va dai 200 ai 500 euro al mese, con punte di 600-700 euro in zone centrali; a Genova il range è più basso, tra i 250 e i 400-500 euro, ma con oscillazioni notevoli; a Milano si parte da 700-1000 euro, con possibilità più economiche solo in periferia (350-400 euro); a Bologna, infine, la media oscilla sui 400-500 euro, ma non mancano stanze a 600-700 euro e casi limite fino a 1000.

A queste cifre si devono sommare altre voci di spesa: dai libri e materiali didattici ai trasporti urbani, senza dimenticare il carrello della spesa e le utenze domestiche. Proprio queste ultime, insieme agli affitti, stanno pesando di più sui bilanci familiari.

Secondo i dati diffusi dall’Unione degli universitari, una stanza singola in Italia è aumentata di circa il 40% nell’ultimo triennio, mentre le rette universitarie sono cresciute in media di 300 euro l’anno nell’ultimo decennio. La promessa del Pnrr di offrire una “boccata d’ossigeno” agli studenti fuori sede appare lontana: dei 60 mila posti letto previsti entro giugno 2026, a marzo 2025 ne risultavano realizzati appena 11.623. Le residenze universitarie oggi disponibili – circa 46.000, che arrivano a 85.000 se si include l’offerta privata – restano ampiamente insufficienti a fronte dei circa 900 mila studenti che studiano lontano da casa.

Il paradosso, sottolinea l’UDU, è che il 95% dei nuovi posti creati con i fondi europei è finito a soggetti privati, che offrono campus moderni ma a prezzi non accessibili a tutti. Così, per gli studenti della Riviera dei Fiori come per moltissimi altri, la scelta universitaria non è soltanto una questione di aspirazioni e talento, ma sempre più di quanto si è in grado di spendere.

Andrea Musacchio

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