Una luna piena come poche, capace di accarezzare il mare con la sua luce d’argento. È la “Luna del Cervo”, così chiamata dalle antiche tradizioni dei nativi americani, a stregare Sanremo in una notte sospesa tra poesia, musica e natura. Nello scatto di Erika Bonazinga, la regina del cielo sembra danzare sopra le onde, riflettendosi sul mare calmo e silenzioso, mentre tutt’intorno la città dorme, o forse sogna.
Ma a vegliare con lei c’era più di un occhio attento: a fare da sottofondo a questa magia, le parole di Francesco Pannofino che, con la sua voce calda e profonda, ha narrato i versi del Carnevale degli Animali, componendo una cornice poetica perfetta. E poi l’Orchestra Sinfonica di Sanremo, che ha intrecciato note al chiaro di luna, regalando un contrappunto musicale che sembrava sgorgare direttamente dal cuore del cielo.
E come se non bastasse, nell'atmosfera unica del Teatro Alfano, il gracidio delle rane ha aggiunto un tocco ancestrale. Un concerto improvvisato, dove ogni elemento sembrava al suo posto: la luna, il mare, la musica, le immagini, la poesia.
La Luna del Cervo è tradizionalmente legata al rinnovamento e alla forza, momento in cui i cervi iniziano a rinnovare i loro palchi, simbolo di crescita e rigenerazione. E in quella luce soffusa che si posa sulle acque matuziane, pare quasi che anche l’anima della città si rinnovi.
Sanremo, ieri notte, non ha solo guardato la luna: l’ha ascoltata, l’ha sentita. E forse, in quel riflesso danzante, ha rivisto un po’ di sé.














