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Attualità | 20 febbraio 2025, 16:49

Bordighera, "Formare gli sguardi": lezione al cinema per gli studenti del Fermi-Polo-Montale (Foto e video)

Uno sguardo intenso e autentico sulla lotta contro le discriminazioni, sul valore dell’accettazione e sull’importanza di creare spazi sicuri e inclusivi per tutti

Bordighera, "Formare gli sguardi": lezione al cinema per gli studenti del Fermi-Polo-Montale (Foto e video)

Uno sguardo intenso e autentico sulla lotta contro le discriminazioni, sul valore dell’accettazione e sull’importanza di creare spazi sicuri e inclusivi per tutti sono stati gli spunti offerti agli studenti del Fermi-Polo-Montale che questa mattina hanno potuto vedere, nello storico cinema Olimpia a Bordighera, il film diretto da Margherita Ferri: "Il ragazzo dai pantaloni rosa", adattamento cinematografico della storia di Andrea Spezzacatena, un adolescente che affronta il difficile percorso della crescita in un ambiente che spesso non lascia spazio alla diversità, vittima di bullismo e cyberbullismo omofobo, che si tolse la vita il 20 novembre 2012 all'età di 15 anni appena compiuti.

Un'occasione di approfondimento e di dialogo sul cinema e sull’educazione visiva. "Tra il desiderio di affermare la propria identità e le pressioni sociali, Andrea si scontra con episodi di bullismo e pregiudizi, trovando forza nelle amicizie sincere e nel coraggio di essere sé stesso" - dicono gli organizzatori della proiezione che rientra nel progetto "Formare gli sguardi: educazione al linguaggio visivo e cinematografico attraverso le lenti dell’inclusività", finanziato dal Ministero dell'Istruzione e dal Ministero della Cultura nell'ambito del Bando Cinema e Immagini per la Scuola 2023, con il tema "Il linguaggio cinematografico e audiovisivo come oggetto e strumento di educazione e formazione".

Realizzato in collaborazione con l'Istituto di Scuola Superiore Secondaria Fermi-Polo-Montale di Ventimiglia e l'associazione WIFTM Italia, il progetto offre uno spunto di riflessione sugli “sguardi” adottati nella produzione delle rappresentazioni sociali e mediali, con focus sulle narrazioni di genere e la vulnerabilità psicologica, sempre nel quadro più ampio e trasversale dell’educazione all’accoglienza della Diversità, Equità e Inclusione (DEI).

Al termine della proiezione è seguita una tavola rotonda durante la quale sono intervenuti Pietro Turano, attore, attivista e vicepresidente Arcigay Roma, le referenti del progetto scolastico, la professoressa Ambra Saitta, docente di Lettere dell'IIS Fermi di Ventimiglia, Federica Nicchiarelli, responsabile dell'Area Formazione di Women in Film, TV & Media Italia (WIFTM Italia) e Romana Andò, professoressa associata di Sociologia dei processi culturali - Sapienza Università di Roma.

"Per me è iniziato tutto a scuola. E' un film che tocca le mie corde e, inoltre, la scuola dove è stata girato è stata la mia scuola" - racconta Pietro Turano - "Al liceo ero dichiarato come ragazzo gay. Lo sapevano in famiglia e a scuola. Sono diventato rappresentante d'istituto ed ero felice fino a quando un giorno trovo una scritta omofoba a scuola riferita a me. Subito mi faccio una risata, un po' per esorcizzare quel momento, per non far capire che mi stava ferendo, poi sono tornato a casa e ho pianto. Purtroppo oggi iniziamo a normalizzare la violenza che riceviamo e ci abituiamo all'infelicità. Una o due persone, con questo gesto, hanno sottolineato che questo aspetto personale nella mia identità era il motivo per cui non ero degno di ricoprire un ruolo politico di rappresentanza di una scuola. E' un tema molto importante perché dobbiamo renderci conto di quanto, molto spesso, gli aspetti della nostra identità, che sono ciò che ci caratterizza e fanno parte della nostra personalità, vengono utilizzati per sminuirci nel contesto pubblico, nel lavoro o nella scuola. Quell'episodio diventò una cosa mediatica, ne parlarono i giornali e la televisione. Un giorno fui convocato dalla dirigente scolastica che mi disse di aver rovinato la reputazione della scuola e mi promise che alla fine dell'anno, se non avessi smesso di parlarne, sarai stato bocciato e così è stato: sono stato bocciato. A causa di questo episodio ho rinunciato alla formazione, non mi sono iscritto all'università. So quanto può essere doloroso affrontare gli altri o parlarne ma abbiamo la fortuna di costruire la nostra persona negli anni della scuola, che sono importantissimi, bisogna, perciò, credere nella scuola, studiare, impegnarsi per raggiungere i propri obiettivi rimanendo, però, sempre sé stessi".

Elisa Colli

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