Ieri sera, poco prima dell'accensione delle luminarie in ricordo di Toto Cutugno, Maxfiamma & Band hanno presentato davanti al Teatro Ariston una canzone dedicata ai Sanremesi e a Sanremo.
"Una mattina di qualche mese fa mi misi a canticchiare questo motivetto che mi balenava in testa - spiega Massimo Cascio, in arte Maxfiamma - e in riva al mare munito di carta e penna creai il testo. Volevo scrivere una canzone divertente dedicata ai Sanremesi e alla città dei fiori, intrisa di ironia e leggerezza. Dopo le feste natalizie ho chiamato i miei amici musicisti (Paolo Crespi, chitarra, Roberto Faieta, fisarmonica e Paolo Oggero, percussioni) e a tempo di record abbiamo arrangiato il brano, provandolo in una stanza del centro sociale di Palazzo Roverizio gestito dal Professor Giovanni Mangione, di cui mi onoro di essere figlioccio e che all'età di 10 anni mi ha dato l'opportunità di imparare uno strumento musicale, la tromba”.
“Durante le prove ci siamo resi conto che il brano poteva andare forte - continua Maxfiamma - grazie anche ai commenti positivi di chi lo aveva ascoltato dal vivo. Abbiamo così deciso di inciderlo e grazie alla professionalità e competenza di Fernando Mongelli dello studio di registrazione Quick di Sanremo, in pochissimo tempo lo abbiamo registrato; volevo infatti che fosse pronto nei giorni precedenti l'inizio del Festival della Canzone. Ho pensato: quale miglior occasione per presentare la canzone proprio nella città dei fiori, la nostra città, davanti al tempio della musica italiana, il Teatro Ariston? E' così è stato".
E’ stato anche realizzato un videoclip in riva al mare per proporlo su YouTube e su altre piattaforme digitali. In poco più di due ore, la diretta su Facebook ha raggiunto migliaia di visualizzazioni e c'è già chi lo canticchia per la strada. Sotto il testo completo della canzone.
NOI DI SANREMO (Parole e musica di Massimo Cascio)
"Noi di Sanremo siamo nati ricchi e belli,
abbiam le ville su in collina e due castelli,
i monti son vicino al mar, a piedi tu ci puoi arrivar
e puoi dall'alto il panorama rimirar.
I marciapiedi son dipinti con i fiori,
al Casino noi sperperiam tutti i milioni
e tra una slot e una roulette, trovi un emiro con il fez
che si è giocato anche la moglie al black jack.
Rit. E nei carruggi tra focacce e sardenaire ci perdiam, la Cattedrale di San Siro è il nostro luogo per pregar, ed a Febbraio pazzi diventiamo per il Festival, perfino per andare in bagno certi omoni ti chiedono il pass.
Sulla ciclabile corriam vicino al mare
e pedalando il vento in faccia a respirare
e le donnine coi fuseaux che corron come la Bardot,
che poi si ferman sulla spiaggia a fare squat.
Sul nostro stemma c'è il leone sulla palma,
che se ci scappa poi non ne facciamo un dramma,
nello Zampillo a rinfrescar, la Chiesa Russa a visitar,
poi si addormenta in mezzo al traffico a russar.
Rit. (...)
Sai che a Sanremo ci son solo tre stagioni,
l'inverno l'abbiam chiuso fuori dai portoni,
e qui qualunque malattia sparisce come per magia
c’è gente che è guarita dalla sciatalgia.
Rit. (...)
Noi di Sanremo siamo alti, ricchi e belli
e sulla testa abbiamo un mare di capelli
e la mattina li asciughiamo con il phon
e poi la sera noi cantiamo all'Ariston!
E la mattina li asciughiamo con il phon
noi ci vediamo all'Ariston!
E la mattina li asciughiamo con il phon
andiamo tutti all'Ariston!".



















