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Al Direttore | 19 marzo 2023, 09:36

Navi, colonie e influenze culturali. Genova e le Riviere all'attacco del dominio mondiale tra Medioevo e Età Moderna

Il racconto di Pierluigi Casalino

Giorgio del Carretto

Giorgio del Carretto

Ricordate la "maona" di Ceuta? Spedizione di privati liguri con le rispettive marinerie, anche del Ponente ligure, come Sanremo, Laigueglia e Alassio, sotto il controllo dello Stato genovese, contro l'emiro ribelle di quella città del Marocco settentrionale, oggi nota come una delle porte dell'immigrazione clandestina verso l'Europa.

Nel periodo del secondo doge a vita, Giovanni di Murta (eletto nel 1344 grazie all'appoggio del ghibellino Luchino Visconti, e morto in carica nel 1350), Genova organizzò poi una seconda "maona", che portò alla conquista di Sciò nel Mediterraneo orientale, sempre con la partecipazione di naviglio di privati liguri battenti bandiera della Superba e foraggiato dai centri minori della Liguria. La vicenda della "maona", che come abbiamo detto spesso, si basa su un termine arabo di natura commerciale che significa una impresa di privati cui segue l'occupazione di un territorio, con recupero del denaro impiegato, sotto l'egida di uno stato come faceva Genova e faranno in seguito anche inglesi, francesi, spagnoli e portoghesi con le loro compagnie d'oltre mare. Intanto i genovesi, prima del definitivo controllo della Liguria a Ponente, sotto il regime di ferro del Boccanegra, erano intervenuti contro i feudatari della Riviera che si agitavano.

Per dare un esempio ai Grimaldi, ai Lomellini, ai Doria e ai Guarco (che osteggiavano appunto il potere quasi dittatoriale del Boccanegra, rispettivamente da Monaco, Ventimiglia, Oneglia, Savona e Ovada), il doge ordinò l'arresto del marchese di Finale e di Albenga, Giorgio del Carretto, e fra scherno di popolo e di armati lo fece rinchiudere in una gabbia di legno nelle prigioni di Malapaga. Ripreso il totale controllo delle Riviere, nel 1343 Genova muove le flotte liguri alla difesa del Regno di Castiglia contro i musulmani del Marocco e devasta la città turca di Smirne. Le flotte liguri nel loro insieme libereranno Algesiras dall'assedio dei Mori e restituiranno prestigio e dominio ai genovesi e agli altri liguri insediati in Corsica: per dare un esempio dieci Mori in catene furono fatti sfilare per Genova. Il doge Giovanni de Murta promosse ancora l'allestimento di una flotta da inviare contro i Grimaldi di Monaco; erano necessarie ventinove galee. Con una iniziativa tipicamente genovese, ventinove armatori (tre nobili e ventisei popolari) le offrirono, equipaggiandole a loro rischio nelle Riviere, e, assumendosi tutti gli oneri della spedizione. In cambio ne avrebbero avuto, oltre al rimborso delle spese ed adeguate carature del debito pubblico e facilitazioni territoriali.

Ma, pronte le galee e un comandante designato nella persona di Simone Vignoso, i ribelli di Monaco si disperdono e la flotta non serve più. Si decide così di far partire la flotta verso Scio, come abbiamo detto, in Levante, per assicurarsi una "maona" laggiù d'accordo con la stessa Venezia in guerra anch'essa contro tartari e turchi. Tuttavia, dopo lungo assedio, l'occupazione ligure non viene accolta di buon grado da Venezia, con contrasti interminabili che finiranno per favorire le iniziative dei tartari e dei turchi. Infatti il tartaro Zanibeg assedia Caffa in Crimea e minaccia le altre colonie liguri da quelle parti. La pace raggiunta con Venezia non migliora, però, di molto ad oriente le posizioni liguri, ma consente una tregua ed un rilancio progressivo delle sorti di Genova che trionferanno in tutto il Mediterraneo nel XVI secolo con l'onegliese Andrea Doria e il suo genio strategico.

Sotto il Doria saranno in misura rilevante arginate le scorrerie dei turcobarbareschi nelle Riviere con accordi non sempre leali. Notevole fu in quel periodo l'afflusso a Sanremo di ebrei sefarditi dalla Spagna, in parte provenienti da Narbona in Francia, centro di una grande ed antica comunità giudaica, collegata con Ventimiglia dall'epoca di Giulio Cesare, al quale concesse, insieme agli ebrei romani, cospicui finanziamenti; tali comunità giudaiche nella nostra Regione erano presenti fin da prima della conquista romana e si consolidarono nel tardo Medioevo, grazie a famiglie ebraicomaghrebine. Non mancavano nuclei ashkenaziti che erano andate ingrossando le fila degli ebrei in tutto il Ponente ligure, ma soprattutto a Genova, ad Alassio, a Sanremo, dove sorgevano sinagoghe molto frequentate; ebrei di origine siriaca sono stati segnalati oltre che a Ventimiglia anche a Pigna (Buggio), se pure in questo piccolo borgo vivevano ebrei sefarditi e ashkenaziti, poi progressivamente scomparsi; comunità tutte queste che hanno lasciato a loro volta tracce della loro lingua nei dialetti locali, come avevano fatto in precedenza gli arabi, e hanno contribuito al successo della Superba e dei borghi rivieraschi liguri e delle loro imprese commerciali e marittime. Il contatto con le genti del Maghreb favorì la conoscenza e il consumo del cous cous tra i marinai liguri, un piatto che Edmondo de Amicis esalterà nel suo viaggio in Marocco.

Un altro ligure, Cristoforo Colombo, nel frattempo, aveva da poco compiuto  il primo viaggio transatlantico ufficiale, che, per un paradosso della Storia, tuttavia, chiuderà il cerchio dei rapporti di forza mediterranei, marginalizzando la Liguria e l'Italia negli equilibri mondiali, indirizzati verso una diversa e più ampia dimensione geopolitica.

Pierluigi Casalino  

Redazione

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