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Cronaca | 10 novembre 2022, 07:21

Taggia, accusa il marito di maltrattamenti e di non fare la spesa per giocare alle slot machine: 46enne assolto

Termina il calvario giudiziario per l'imputato difeso dal legale Stefania Lombardi. La Procura aveva chiesto la condanna a 4 anni poiché oltre alle violenze fisiche la donna sarebbe stata costretta dormire in auto per paura

Taggia, accusa il marito di maltrattamenti e di non fare la spesa per giocare alle slot machine: 46enne assolto

Termina con un'assoluzione piena il processo che vedeva imputato un 46enne marocchino, W.Y., accusato di lesioni aggravate e di maltrattamenti nei confronti della moglie.

Il gup di Imperia, Massimiliano Botti, all'esito del processo abbreviato ha scritto la parola fine al calvario giudiziario dell'uomo assolvendolo con la formula de 'il fatto non sussiste' così come richiesto dal difensore, l'avvocato Stefania Lombardi. Per la Procura, rappresentata dal pm Barbara Bresci, l'imputato era da condannare alla pena di 4 anni di reclusione. 

I fatti, avvenuti a Taggia dal gennaio al maggio 2019, sono stati denunciati dalla donna che non è stata ritenuta attendibile dal gup. In particolare agli investigatori la moglie riferì che l'uomo sperperava gran parte del proprio stipendio alle slot machine e si rifiutava di fornirle il denaro necessario per la spesa della famiglia costituita anche da due minori, uno aveva 10 anni e l'altro solo 8 anni 

Inoltre accusava il marito di averla costretta ad andare a lavorare per fornirgli altri soldi da destinare al gioco. L'imputato poi, secondo il racconto della donna, l'avrebbe aggredita brutalmente all'esito dell'ennesima richiesta di denaro utile a fare la spesa familiare. In particolare dichiarò di essere stata presa per i capelli e poi di essere stata sbattuta al muro. Colpi che le provocarono ferite anche al collo e al volto. 

Comportamenti questi che le avrebbero procurato "uno stato di prostrazione psicologica, di sofferenza morale e di terrore incompatibile con normali condizioni di vita tanto da costringerla inizialmente a dormire in macchina per timore del marito e in seguito a cercare rifugio presso un'amica". La difesa è, però riuscita a dimostrare come il racconto della presunta vittima non sia stato comprovato da elementi certi e riscontrati. Inoltre, le foto che ritraevano le ferite, e che rappresentavano una delle prove dell'accusa, sono state durante il processo ritenute incompatibili con episodi di violenza realmente accaduti.  

Angela Panzera

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