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Attualità | 04 ottobre 2022, 12:14

Il Comitato per l'acqua pubblica dell'imperiese sostiene la lotta dei cittadini della vicina Andora

Da settimane sopportano un disagio insostenibile, costretti alla scarsità idrica e alla somministrazione dell’acqua con un grado di salinità tale da renderla al limite della potabilità.

Il Comitato per l'acqua pubblica dell'imperiese sostiene la lotta dei cittadini della vicina Andora

Il Coordinamento imperiese acqua pubblica sostiene la lotta delle associazioni dei cittadini di Andora che sopportano da settimane un disagio insostenibile, costretti alla scarsità idrica e alla somministrazione dell’acqua con un grado di salinità tale da renderla al limite della potabilità.

“Gli effetti dei cambiamenti climatici – evidenzia il Cimap - non sono più un rischio futuribile ma una realtà del presente, misurabile ad ogni accadimento riportato alla ribalta dalle cronache o dall’attualità, che si tratti di un’alluvione o della crisi idrica. La siccità non è una situazione contingente, ma una crisi sistemica che esige un ripensamento del modo di concepire la gestione del servizio idrico, ripartendo dall’idea dell’acqua bene comune, incompatibile con le regole del mercato che ci hanno portato al disastro attuale. I dati forniti dai climatologi lasciano pochi dubbi sul fatto che gli sconvolgimenti ambientali causati dall'incremento della temperatura renderanno nel prossimo futuro l'acqua potabile un bene a disponibilità limitata. Ma ciò non può diventare un alibi”.

Le problematiche dell’acquedotto andorese e complessivamente nel levante dell’ATO idrico imperiese, di cui Andora fa parte dal gennaio 2013, non sono da addebitare solamente ai cambiamenti climatici: “Le gravi responsabilità per i mancati interventi di adeguamento della depurazione – va avanti il Comitato - di nuovi allacci di approvvigionamento e di manutenzione degli impianti vanno ricercati anche nelle gestioni precedenti al conferimento del servizio a Rivieracqua, avvenuto solamente più di recente. E’ evidente che in questi anni le gestioni, in primis delle società miste decadute, per un calcolo di profitto, hanno spesso omesso di effettuare investimenti sui servizi idrici rinunciando ad interventi essenziali e necessari. E così dopo la guerra dei rubinetti di qualche mese fa, la vicenda delle bollette salate, iniziata già per il contenzioso sollevato sui costi di intermediazione che AMAT avrebbe applicato agli utenti dei golfi dianesi e andoresi, risuona quasi come un triste presagio alla drammatica condizione attuale di salinità e potabilità di un bene essenziale alla vita”.

“Tutto ciò avveniva, nell’afa agostana mentre veniva deliberata la trasformazione della natura societaria di Rivieracqua, un provvedimento che ha aperto definitivamente al socio privato, mortificando e tradendo la natura civica, sociale e democratica di una scelta che il Referendum del giugno 2011 aveva sancito: l’acqua è un bene comune e come tale deve restare fuori dalle logiche del mercato e del profitto (per continuare a firmare l’appello QUI).Avveniva in un clima di poca trasparenza nella conduzione dell’ATO imperiese, che è continuato nei ritardi a porre rimedio ai tanti scenari di emergenze idriche vissute nei territori, a cominciare da Andora, la situazione certamente più grave tra i Comuni costieri”.

Il CimAP condanna i ritardi e le inadempienze di Rivieracqua, dei Comuni, della Provincia e del Commissario ad Acta per la gestione della crisi idrica territoriale rivendicando l’avvio di un percorso risarcitorio per tutti i cittadini e le cittadine che non hanno ricevuto e continuano a non ricevere un adeguato servizio: “Per parte nostra – terminano - continueremo ad insistere per realizzare la difesa dei beni comuni a partire dall’acqua, per affermare che l'acqua è un diritto umano universale e che solo una reale gestione pubblica e partecipata può garantire questi principi”.

Redazione

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