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Cronaca | 29 giugno 2022, 12:31

Ventimiglia: in attesa di un centro di accoglienza il fenomeno migranti non si placa, Caritas sempre in prima linea

Oltre alla Caritas ci sono anche altre associazioni che si danno da fare ma gli interventi non bastano mai. I numeri degli ultimi giorni vedono una 'altalena' di arrivi

La distribuzione dei pasti a Roverino

La distribuzione dei pasti a Roverino

Hanno fatto scalpore le foto pubblicate su alcuni social network, che hanno visto sfortunati protagonisti alcuni migranti ‘accampati’ vicino alla Caritas, lunedì scorso. Foto che sono arrivate nel momento in cui si parla molto dell’assenza di un campo di accoglienza per migranti e proprio nel bel mezzo della crisi politica di Ventimiglia.

Intanto è emerso che l’accampamento di lunedì è stato dettato dalla chiusura della Caritas di sabato e domenica per la distribuzione e gli aiuti, in occasione del convegno organizzato proprio nel weekend. Ovviamente la situazione è subito tornata alla normalità, già da lunedì pomeriggio ma il problema vero è che il flusso dei migranti è affidato esclusivamente al terzo settore e al volontariato.

La situazione, come confermatoci da Christian Papini della Caritas, è ovviamente meno grave dell’inizio del fenomeno a giugno 2015 e degli anni immediatamente successivi, ma qualcuno deve metterci mano. “I numeri sono altalenanti – ci ha detto - visti i flussi di arrivo dalle rotte migratorie. La media degli ultimi giorni è di circa 70 arrivi giornalieri ma, ad esempio, la settimana scorsa si è arrivati a picchi di circa 200. E’ un problema che rimane e ci ritroviamo spesso minori non accompagnati, qualche donna e diverse famiglie”.

La bella stagione ha ovviamente portato un aumento di arrivi che, solitamente, vedono un picco al lunedì. A oggi i migranti vengono assistiti prevalentemente dalla Caritas, che si occupa di dar loro del cibo ma anche servizi come l’ambulatorio medico, l’assistenza legale, quella di uno psicologo e anche di vestiario. La sera ricevono anche una cena dalle associazioni di volontari sul piazzale di Roverino.

Nel mese di giugno il picco di arrivi c’è stato lunedì 20 con circa 200 arrivi, scesi a 130/140 nei giorni successi. Numeri ovviamente molto inferiori dei primi anni di allarme, quando la media era di 700/800 al giorno e con picchi da 1.000. Anche se con numeri inferiori rimane fondamentale l’allestimento di un centro di accoglienza: “E’ ovvio, perché era forse meno faticoso all’inizio il fenomeno migranti – prosegue Christian Papini – perché nel 2015/2016 vedevamo persone che arrivavano con la grande speranza di superare il confine italo-francese. Oggi abbiamo tanta gente che gira l’Italia in lungo e in largo nel tentativo di andare oltre frontiera ma che viene rispedita nel nostro paese. Senza dimenticare i problemi che vivono oggi in Libia”.

Ci sono anche molti migranti che, rimanendo sul territorio, iniziano ad abusare di sostanze illecite, girano per la città di confine e sono presa delle organizzazioni criminali. Sia per attività di spaccio e anche come ‘passeur’. “Il campo non risolve il problema – dice Papini – perché fino a quando il confine sarà chiuso, i mercanti rimarranno sempre. Ma sarebbe utile per una maggiore tutela notturna e una informazione più chiara ai profughi”.

Le nazionalità dei migranti che arrivano a Ventimiglia sono quasi sempre le stesse. Arrivando prevalentemente dal Sudan, dall’Etiopia e dall’Eritrea. C’è anche il problema delle donne che, purtroppo, spariscono spesso in quella che è da considerare una vera e propria ‘tratta’ mentre alcune si prostituiscono per poter poi passare il confine. Ultimamente, però, sono poche le donne sole.

Un problema, quello dei migranti, che a Ventimiglia insiste da 7 anni con alti e bassi di presenze, tante manifestazioni di protesta e senza dimenticare i presidi dei cosiddetti ‘No border’ che, per tanto tempo hanno vissuto sulla ormai famosa scogliera di Ponte San Ludovico, occupando piazzale De Gasperi, senza dimenticare quanto era accaduto alla stazione Ferroviaria nelle prime settimane di ‘invasione’. Ventimiglia chiede risposte ma, al momento, queste arrivano solo dalle associazioni del territorio.

Carlo Alessi

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