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Cronaca | 22 maggio 2021, 07:11

Coronavirus: a 15 mesi dall'inizio del Covid siamo entrati alle malattie infettive del 'Giannoni' di Sanremo (Foto e Video)

Il Primario Giovanni Cenderello e la Caposala Federica Ardissone ci spiegano il calvario di questi mesi. L'emozione di chi ha vissuto un'esperienza che qualche tempo fa non poteva immaginare

Coronavirus: a 15 mesi dall'inizio del Covid siamo entrati alle malattie infettive del 'Giannoni' di Sanremo (Foto e Video)

A 15 mesi dall’inizio della ‘guerra’ al Covid, abbiamo fatto visita al padiglione ‘Giannoni’ dell’ospedale di Sanremo. Dopo oltre un anno di difficoltà abbiamo voluto rendere merito a medici e operatori sanitari in genere, facendo il punto della situazione sul virus e su quanto accade nella nostra provincia.

A farci da ‘Ciceroni’ il Primario delle Malattie Infettive, Giovanni Cenderello, e la Caposala del reparto, Federica Ardissone. Noi, fondamentalmente, oggi non abbiamo visto nulla rispetto a quanto medici e infermieri hanno avuto davanti per oltre un anno ma, possiamo garantirvi, è particolarmente emozionante entrare in un luogo che, purtroppo, è stato l’ultimo vissuto da quelle persone che oggi non ci sono più.

Il Primario concorda sul termine ‘guerra’ che abbiamo utilizzato: “Non è esagerato perché abbiamo lavorato, lottato e combattuto per 15 mesi contro un nemico che non conoscevamo e che abbiamo imparato a conoscere strada facendo. Oggi iniziamo a vedere un po’ di sereno e un futuro migliore, con una vita normale ma senza abbassare la guardia. Solo grazie all’impegno di tutti, che io e la Caposala rappresentiamo, abbiamo potuto curare tutte le persone di questa provincia. Abbiamo lavorato sempre nell’etica dei pazienti e oggi abbiamo anche 10 pazienti ‘no Covid’ ricoverati e la situazione comincia a migliorare”.

Quindici mesi fa o poco prima, con le notizie da Cina e Lombardia, pensava di dover trascorrere questo periodo? Lo abbiamo chiesto alla Caposala del reparto, Federica Ardissone: “Certamente no, ma ricordo perfettamente la chiamata del Dottor Cenderello la sera in cui è arrivata la prima paziente. Mi ha detto ‘ci siamo’. Sono scesa in reparto e lo abbiamo dovuto rivoluzionare in una sera. Sembrava un paesaggio diverso da quello costruito, rifacendo protocolli e procedure in una sera… fino ad oggi”.

Che ci siano negazionisti, no vax e a chi sostiene che tutta la questione Covid sia un’invenzione, una pantomima di qualcuno che ha voluto propinarci quasi due anni di dramma sanitario ed economico: “E’ difficilissimo, perché stata un’esperienza umana, prima che medica. E’ stato un dramma vissuto giorno per giorno da tutti noi, fatto di momenti belli, quelli delle dimissioni di pazienti che sembravano per e invece ce l’hanno fatta. Ma anche di quelli drammatici, in cui abbiamo perso pazienti giovani che non sono più con noi. Sono stati 15 mesi segnati da una mortalità altissima, in particolare nei primi giorni. Da una tristezza nel vedere le persone anziane morire, senza la presenza di un familiare. C’è stato anche il momento dell’affetto e dalla vicinanza della popolazione: da chi ci mandava la focaccia a chi i fiori, in modo che chi non ce la faceva ne avesse un mazzo, nell’ultimo viaggio. Sono stati 15 mesi difficilissimi e per noi è difficile pensare che ci siano persone che non credono al dramma vissuto e a una malattia terribile, che non conoscevamo. Una serie di emozioni che ci ha segnato profondamente, un avvicendarsi di emozioni e conoscenze acquisite in tempi rapidissimi. Abbiamo cambiato radicalmente il nostro lavoro, imparando cose che non pensavamo potessero far parte del nostro bagaglio di infettivologi. 15 mesi intensi e di duro lavoro”.

Il Dottor Cenderello è un uomo di scienza, un medico, che però ha fatto trasparire una grande emozione nelle sue parole. Alla Caposala del reparto di Malattie Infettive, abbiamo chiesto qual è stata la più grande emozione vissuta in questi 15 mesi: “E’ stato vedere le mie infermiere piangere appena uscite dalle camere, magari dopo aver assistito qualcuno che sapevano non ce l’avrebbe fatta. Avevano bisogno di sostegno ed ero con loro per non lasciarle sole, non solo sul piano lavorativo ma quello emotivo. E’ stato difficilissimo lavorare per le forti emozioni, perché vedere persone che morivano in continuazione e che non c’erano dall’oggi al domani è stato difficile”.

Dopo le emozioni torniamo ai numeri e lo facciamo con il Dottor Cenderello. Quanti pazienti sono passati da questo reparto? “Sono tra i 1.800 e i 2.000 in questi 15 mesi nelle varie aree Covid dell’ospedale e che hanno ricevuto almeno la prima consulenza infettivologica per essere assegnati a un’area di ricovero, per capire se eleggibili all’antivirale. Buona parte di loro sono stati ricoverati al ‘Giannoni’ oppure assegnati ad altri padiglioni per essere curati secondo le linee guida. Numeri enormi per un organico che all’inizio della pandemia era di 5 persone e ora di 7, anche se stiamo attendendo rinforzi, per affrontare le sfide future che ci attendono”.

La situazione sta migliorando sul piano Covid e, ovviamente si sono viste le prime riaperture perché ovviamente l’economia deve ripartire. I dati sono positivi anche se peggiori dello scorso anno, quando però si arrivava da un duro lockdown. Come vede l’estate che sta per iniziare? “La vedo positivamente e dobbiamo pensare che arriviamo da un periodo con moderate aperture. Abbiamo una buona percentuale di popolazione vaccinata e andiamo verso un periodo climaticamente favorevole, con un distanziamento sociale più semplice e con le persone che non stanno tanto al chiuso. Se continueremo con questo tasso di vaccinazione, credo che qualche minimo problema a inizio inverno e una piccola recrudescenza del Covid. Ma, a quel punto avremo farmaci più efficaci degli attuali che già ci stanno dando una mano. Abbiamo gli anticorpi monoclonali che infondiamo oggi quotidianamente e permettono a pazienti di risolvere in 24/48 ore qualsiasi sintomatologia ed evita la progressione verso la polmonite. A settembre arriverà il primo farmaco orale, specificatamente studiato per il Covid-19 e, a dicembre ne arriverà un secondo. Entro Natale avremo i farmaci che, in cinque giorni trasformerà il Covid in una brutta influenza”.

Passiamo proprio al vaccino. Lo stiamo facendo tutti ma in molti si chiedono se, nel 2022 sarà necessario fare una nuova dose: “E’ possibile che, entro gennaio potrebbe essere necessario un richiamo dell’immunità. Ma è ancora in corso di verifica in base agli studi di siero epidemiologia. Entro un mese e mezzo dovremmo avere dati che ci daranno le indicazioni necessarie”.

Qual è stato, in questi 15 mesi, il rapporto con l’esterno e con la famiglia e gli amici: “All’inizio è stato drammatico perché quasi tutti hanno figli e parenti a casa. La paura era tanta con il rischio di portare a casa l’infezione. Per fortuna i casi nel nostro reparto sono stati pochissimi anche in virtù della nostra esperienza con le malattie infettive. Fortunatamente solo in tre si sono ammalati ed è andata bene”.

Quali sono, per chiudere, le raccomandazioni che vuole fare il Primario delle malattie infettive di Sanremo, Giovanni Cenderello: “La cosa primaria è proprio la vaccinazione e voglio sottolineare di non aver paura di un vaccino piuttosto che un altro, perché sono tutti sicuri. Non c’è un preparato di serie A o B e sono tutti efficaci. Alcuni sono più adatti ad alcuni pazienti ed altri verso altri pazienti. Ogni molecola è pensata per un utilizzo strategico e specifico. Oltre alla vaccinazione serve mantenere le distanze, senza dimenticare quanto imparato finora con l’igiene delle mani e la protezione delle vie aeree, fino a quando non raggiungeremo un target vaccinale adeguato. Non escludo che, per fine giugno potremo togliere le mascherine, ma questo dovrà dircelo il comitato tecnico scientifico nazionale”.

Carlo Alessi

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